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Dal mondo

Covid-19: agevolazioni, rinvii, rimborsi.
Panoramica delle misure fiscali più diffuse

I governi cercano di sostenere cittadini e imprese anche attraverso norme tributarie più morbide. Più tempo per versare, niente sanzioni e interessi per i ritardi

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Quali misure fiscali stanno mettendo in atto gli Stati per affrontare l’emergenza economica senza precedenti causata dalla diffusione del nuovo Coronavirus? Praticamente tutti i Paesi del mondo stanno approvando e aggiornando pacchetti di agevolazioni di carattere economico-finanziario per contrastare le gravissime conseguenze della pandemia sulle condizioni di vita di imprese e cittadini, un mix che varia da Paese a Paese e che comprende forme di sussidi, coperture dei costi per il personale, garanzie per prestiti e finanziamenti agevolati,ma anche provvedimenti di natura più strettamente tributaria. Per fare ordine e capire quali sono gli strumenti di carattere fiscale più usati il Forum on tax administration Ocse – in collaborazione con Iota (Intra-european organisation of tax administrations) e Ciat (Inter-American center of tax administrations), ha pubblicato recentemente un report, in continuo aggiornamento, che fa una panoramica su queste misure. Inoltre, in un database consultabile online, vengono inserite le nuove disposizioni via via approvate dai Paesi, classificate in base alla natura e, ovviamente, secondo la provenienza. Si va da misure dedicate al business, che puntano a sostenere il più possibile la liquidità delle aziende, ad altre più generali che consentono ai cittadini di mettere temporaneamente da parte il pensiero sui propri obblighi fiscali procrastinando le scadenze di versamenti e adempimenti.

Quattro tipi di misure fiscali per agevolare i contribuenti
Le misure fiscali finora attivate dai Paesi sono riconducibili bene o male a quattro macro-categorie, pur con differenze anche consistenti da Paese a Paese: la proroga delle scadenze ordinarie per pagamenti e presentazione delle dichiarazioni dei redditi e Iva, sblocchi straordinari dei rimborsi fiscali, allentamento dei controlli e più servizi digitali.
La misura che ha l’effetto più immediato è ovviamente il differimento delle scadenze per versamenti e dichiarazioni, che è stato attuato da moltissimi Paesi anche se con regole molto diversificate per quanto riguarda la tempistica, le tipologie di tributi coinvolti e la platea di contribuenti beneficiari. Alcuni governi hanno rinviato le scadenze in via indiscriminata e automatica: la maggior parte ha scelto rinvii di medio raggio, da uno a quattro mesi (come il Belgio, che ha rimodulato diverse scadenze tra cui dal 16 marzo al 30 aprile per le dichiarazioni sui redditi delle società, Israele, due mesi in generale, o gli Stati Uniti, dal 15 aprile al 15 luglio per la presentazione delle dichiarazioni). Altri hanno concesso periodi più ampi, come, ad esempio, l’Austria, che ha rinviato la scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi e quella Iva al 31 agosto e ha esteso i termini per i versamenti fino al 30 settembre. Alcuni Stati hanno invece accordato la possibilità per il singolo contribuente di richiedere la proroga dei propri adempimenti, come in Finlandia, dove gli imprenditori possono ottenere il rinvio degli obblighi sulle imposte sui redditi, ma solo su richiesta e specificando la ragione del rinvio (per esempio, per aver contratto la malattia).
Quasi tutti i Paesi, inoltre, hanno spostato in avanti i termini per i versamenti delle imposte, soprattutto per le ritenute dei datori di lavoro sui redditi dei dipendenti e in generale per le imposte legate al business. In Francia i pagamenti per le imprese sono rinviati in via generale di tre mesi, in Australia di sei. In Giappone è stata semplificata la procedura per richiedere il differimento delle proprie scadenze fino a un anno, già prevista in caso di disastri naturali.

Per dare ossigeno ai contribuenti no a sanzioni e interessi per i ritardi, sì a rimborsi fiscali celeri
In abbinamento al differimento delle scadenze, c’è la sospensione di sanzioni e interessi per la presentazione tardiva delle dichiarazioni e per i pagamenti versati in ritardo. Parallelamente, inoltre, per agevolare la liquidità dalle imprese e diminuire il peso fiscale sui bilanci delle famiglie, sono stati previsti sia l’accesso a piani di rateazione straordinari, sia, in alcuni casi, la sospensione delle azioni di riscossione coatta dei debiti fiscali. Un altro canale di natura tributaria per venire incontro ai cittadini sono i rimborsi, che norme straordinarie adottate ad hoc hanno reso più veloci un po’ in tutti e cinque i continenti. Vie preferenziali per chi è colpito direttamente dalle conseguenze della pandemia sono previste, per esempio, a Singapore o in Australia, mentre in Francia, in via straordinaria se una società ritiene di avere diritto a un credito per il 2020 può chiederlo senza dover attendere la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Si possono fare controlli fiscali durante una pandemia?
La risposta è variegata e dipende dalle condizioni del singolo Paese, quanto l’infezione si sia diffusa, quante categorie economiche siano state colpite e siano in sofferenza. La necessaria attenzione al contesto viene suggerita anche dalla varietà di risposte che in questo campo delicatissimo sono state date dai diversi Paesi.
Alcuni hanno deciso di non avviare nuovi controlli e di sospendere quelli già in atto, se non per casi particolarmente gravi come le frodi. In Australia, per esempio, in via generale non si aprono nuovi casi, mentre per le verifiche in corso si deciderà caso per caso. Stop in via generale in molti Paesi europei, in Canada, negli Stati Uniti (fino al 15 luglio). Altri hanno scelto di bloccare le sole verifiche in azienda, com’è il caso della Cina, in cui continuano i controlli da desk e quelli basati sull’analisi dei big data. In Finlandia i controlli fiscali vengono portati avanti normalmente, ma si tiene conto caso per caso dell’impatto del Covid-19 sull’attività e il contribuente ha la possibilità di richiedere un rinvio del controllo.

Aliquote fiscali più leggere
Oltre ai provvedimenti sulle procedure e sugli adempimenti gestiti dalle amministrazioni fiscali – così come descritti nel report di Ocse, Iota e Ciat – occorre aggiungere le disposizioni che intervengono direttamente – seppur in via temporanea – su basi imponibili e aliquote fiscali. Per quanto riguarda queste ultime, sono diversi i Paesi che hanno previsto agevolazioni per le attività economiche o delle aree territoriali maggiormente colpite dalle conseguenze economiche della pandemia. In Corea del Sud, per esempio, dal 17 marzo per le zone più colpite dal virus, le aree di Gyeongsan, Bonghwa, Cheongdo e Taegu nel Gyeongsan settentrionale, i tagli alle imposte per le piccole e medie imprese già varati sono stati raddoppiati, portando a una riduzione dell’imposta sui redditi del 60% per le piccole imprese e del 30% per quelle medie. Sul fronte Iva, fin dal 1° marzo e fino al 31 maggio la Cina ha varato il taglio dell’Iva per le piccole imprese nella provincia di Hubei e una riduzione dal 3% all’1% per le piccole imprese nelle altre province.
Lo scorso 3 aprile, la Commissione europea ha dato il via libera agli Stati membri alla sospensione di Iva e dazi doganali sulle impostazioni di presidi medici e materiale sanitario da Paesi terzi.
In Grecia, già dal 20 marzo l’Iva sui presidi sanitari individuali – come mascherine e guanti - è stata abbassata dal 24% al 6%, mentre la Polonia su questa tipologia di prodotti l’ha temporaneamente azzerata. Altri Paesi hanno scelto un taglio dell’Iva più generalizzato, come la Norvegia, che ha varato una riduzione dell’Iva fino al 31 ottobre dal 12% all’8% su alcune attività culturali e turistiche.

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