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Dal mondo

Crescono le digital tax nazionali.
In partenza Francia e Spagna

Diventa operativa la taxe sur les services numériques, mentre il Parlamento spagnolo ha da poco approvato la nuova normativa

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Parte a dicembre la digital tax francese per i giganti del web. Seguirà la Spagna, dove a ottobre il Parlamento ha votato in via definitiva l’Impuesto sobre Determinados Servicios Digitales. La legge, passata nella gazzetta ufficiale nazionale il 16 ottobre, entrerà in vigore a metà gennaio. Dopo il mancato raggiungimento di un accordo in sede Ocse per regole condivise a livello internazionale in materia di tassazione diretta (compreso il mercato digitale) e il rinvio al 2021, nuove legislazioni nazionali sono in partenza e si aggiungono alle discipline già approvate e introdotte in alcuni Paesi, come l’Italia, l’Austria, in cui una digital tax del 5% è in vigore da inizio 2020, e il Regno Unito, che ha attivato la propria Digital Services Tax (DST) dallo scorso 1° aprile.
 
A dicembre sblocco per la riscossione della taxe sur les services numériques
Come annunciato più volte dal ministro dell’Economia Bruno Le Maire, dal 1° dicembre la Francia attiverà la sua taxe sur les services numériques. L’imposta, infatti è già in vigore dall’anno scorso (vedi articolo Francia, ecco la web tax. Nel Regno Unito inizia l’iter), ma di fatto non è mai partita. L’entrata a regime della digital tax francese avrebbe dovuto comportare il versamento da parte degli operatori dei primi acconti relativi al 2019 già ad aprile e a ottobre. Siccome ad essere colpiti dall’imposta sono i colossi del web, tra cui diverse multinazionali di nazionalità statunitense, a fine 2019 gli Stati Uniti avevano reagito annunciando per contro l’applicazione di pesanti dazi commerciali aggiuntivi sull’importazione di una serie di prodotti francesi. Lo stallo si era risolto lo scorso gennaio a Davos, quando i due governi sono giunti all’accordo per cui la Francia avrebbe sospeso la riscossione fino a dicembre - e gli Stati Uniti i dazi commerciali - in vista del raggiungimento di un’intesa a livello Ocse su un modello di tassazione globale comprensivo della digital taxation. Dopo l'annuncio del rinvio dell'accordo, a ottobre il ministro dell’Economia francese ha annunciato il conseguente scongelamento della digital tax a partire da dicembre 2020.
 
Che cosa prevede la digital tax approvata da Parigi
La taxe sur les services numériques è stata approvata in via definitiva dal Senato francese a luglio del 2019 e prevede l’applicazione di un’aliquota del 3% sul fatturato dei big del mercato digitale operativi in Francia, vale a dire i soggetti che producono ricavi da 750 milioni di euro in su, di cui almeno 25 milioni realizzati in Francia. Ad essere colpiti dalla web tax saranno i servizi di targeting pubblicitario svolti tramite l’uso dei dati di navigazione degli utenti, l’intermediazione del commercio online e la vendita dei dati raccolti a fini pubblicitari. 
 
A gennaio la digital tax modello spagnolo
È notizia del 7 ottobre, inoltre, l’approvazione definitiva da parte del Senato spagnolo di due nuove imposte, una sui servizi digitali e l’altra sulle transazioni finanziarie. Entrambe le legislazioni partiranno a gennaio 2021. Per quanto riguarda la digital tax, da cui il Governo spagnolo si aspetta di raccogliere poco meno di un miliardo di euro (968 milioni nell’ultima stima), come quella francese, anche la versione spagnola s’inserisce nel solco tracciato dalla proposta di breve periodo per la tassazione delle attività digitali approvata nel marzo del 2018 dalla Commissione europea (vedi articolo Arriva la web tax made in Ue ma la strada è ancora in salita) e ricalca in certi tratti le analoghe discipline approvate in altre parti d’Europa (tra cui l’Italia). 
L’imposta infatti interesserà le multinazionali che fondano il proprio modello di business sul mercato del web e che forniscono servizi digitali in cui il valore aggiunto per l'impresa derivi dal contributo essenziale degli utenti. Tre, in particolare, le attività sul web incise dalla norma: i servizi di pubblicità, l’intermediazione e la vendita dei dati generati dalle informazioni fornite dall'utente. Sui ricavi generati da queste attività le imprese con un fatturato di superiore a 750 milioni di euro e reddito derivante dai servizi digitali generato in Spagna superiore a 3milioni di euro dovranno autoliquidare e versare ogni tre mesi un’imposta del 3%.  

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