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Dal mondo

Danimarca, chiude lo Skat.
Al suo posto, sette nuove agenzie

Via alla riforma dell’autorità fiscale del Paese, con una struttura ridisegnata su una maggiore specializzazione

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Dal 1° luglio scorso l’organizzazione del fisco danese ha cambiato completamente volto. L’autorità fiscale del Paese, lo Skat (che in danese vuol dire proprio “imposta”), ha infatti cessato tutte le sue funzioni per lasciare posto a sette distinte agenzie fiscali create ex novo. Ogni agenzia, dotata di management, personale e mezzi propri, si occuperà di gestire una delle diverse attività fiscali finora svolte dallo Skat, che comprendono i servizi dichiarativi e le attività di accertamento, ma anche i controlli doganali, le stime del patrimonio immobiliare, la riscossione e le attività legate al possesso di autoveicoli. L’obiettivo del passaggio da uno a sette soggetti è rendere più agile la macchina fiscale statale, dotando ciascun ramo del fisco di autonomia gestionale, ma anche specializzare in maniera più spinta le attività, in modo da promuovere expertise di alto livello in ogni settore.

Le sette sorelle del fisco danese
L’organigramma attuale prevede sette soggetti completamente nuovi. Cinque agenzie si occuperanno delle attività “core” del fisco e avranno rapporti diretti con i contribuenti: si tratta dell’agenzia delle entrate in senso stretto (Skattestyrelsen), che con i suoi 3500 funzionari  gestisce lo svolgimento degli obblighi fiscali e effettua l’attività di controllo e lotta all’evasione; l’agenzia “dei debiti” (Gældsstyrelsen), che gestisce la riscossione; l’agenzia per le valutazioni (Vurderingsstyrelsen), preposta alle stime del patrimonio immobiliare del Paese; l’agenzia delle dogane (Toldstyrelsen); l’agenzia per gli adempimenti connessi alle tasse automobilistiche (Motorstyrelsen).
Altre due agenzie avranno invece un ruolo di supporto: l’agenzia per l’Amministrazione e i servizi (Administrations- og Servicestyrelsen) si occuperà della logistica, dei mezzi e del personale delle varie agenzie, mentre il comitato per lo sviluppo e la semplificazione  (Udviklings- og Forenklingsstyrelsen) gestirà lo sviluppo e l’integrazione di nuovi sistemi IT necessari per rendere più efficiente l’azione del fisco.

Da una a sette autorità fiscali per ristabilire la fiducia nel Fisco
Lo Skat era nato nel 2005 da un approccio in un certo senso opposto rispetto alla tendenza attuale, cioè quello di accentrare in un unico soggetto le attività doganali con quelle interne svolte sia dall’autorità fiscale centrale sia da quelle territoriali. Ogni anno, l’agenzia delle entrate danese riesce ad assicurare alle casse dello Stato 135 miliardi di euro di gettito, con i quali finanzia uno dei welfare statali più eccellenti al mondo. Se all’esterno l’immagine della macchina fiscale danese è associata a efficienza e a una tax compliance di alto livello, in patria, tuttavia, negli ultimi anni la fiducia nel fisco da parte dei contribuenti è stata sorprendentemente appannata sia da un passaggio ai servizi digitali giudicato troppo lento e limitato sia da una serie di critiche all’attività dello stesso Skat. Il momento “shock” è stato il 2015, quando la stessa amministrazione fiscale aveva svelato i contorni di una vera e propria maxi truffa subita dalle casse erariali, quando si scoprì che diversi soggetti esteri, presentando false attestazioni, erano riusciti, tra il 2012 e il 2015, a ottenere indebiti rimborsi fiscali per circa 800 milioni di euro.
Da lì, il bisogno di ricostruire la fiducia del pubblico, in una realtà in cui il carico fiscale è il più alto dei Paesi Ocse (45,9% a fronte del 34,3% di media) e in cui il welfare viene visto come un patrimonio d’eccellenza nazionale. Proprio il primo ministro danese in persona, Lars Løkke Rasmussen, aveva spiegato le ragioni della riforma. “Dobbiamo ristabilire la fiducia dei cittadini danesi nel sistema fiscale – aveva detto nella conferenza stampa del 13 giugno 2017, in cui aveva presentato la riforma a fianco del ministro per la fiscalità Karsten Lauritzen - Quella fiducia è la base del nostro welfare state”.  La nuova organizzazione riflette questa necessità, puntando su strutture più piccole, ma anche più specializzate, su cui, secondo quanto si aspettano i fautori della riforma, sarà più facile intervenire per innovare e migliorare l’azione fiscale. Le sedi centrali delle sette agenzie, inoltre, sono state collocate in diverse città del territorio nazionale, con lo scopo di rafforzare l’idea di una maggiore vicinanza ai cittadini e alle imprese.

Non un restyling, ma un’amministrazione fiscale rafforzata
Il piano che è scattato il 1° luglio (la cui implementazione sarà completata non prima del 2021) ha previsto inoltre un forte investimento in risorse e mezzi: secondo quanto reso noto dal Ministero della fiscalità, 10,5 miliardi di corone (1,4 miliardi di euro) saranno investiti dal qui al 2021 sul rafforzamento dell’attività delle sette agenzie, in particolare puntando sull’innovazione tecnologica e l’informatizzazione dei servizi, ma anche per rinforzare l’organico: sono infatti previste 3.300 nuove assunzioni, che al netto del turnover porterà a un incremento dell’organico di 1.000 unità nel giro di tre anni, ovvero il 16% in più dei 6.200 funzionari attualmente impiegati nel Fisco danese.
 
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