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Dal mondo

Danimarca: luci e ombre nell’ultimo
Rapporto Ocse sull’economia

Pubblicato l’Economic Survey 2016 che offre un quadro globale dello stato di salute del sistema nazionale

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Il modello nordico, che presenta bassa disoccupazione, alta qualità della vita, servizi pubblici efficienti e forte coesione sociale, continua a funzionare molto bene. Queste le conclusioni sulla Danimarca contenute nell’Economic Survey 2016 dell’Ocse. Il report dell’Organizzazione con sede a Parigi evidenzia però anche alcune zone d’ombra dell’economia dello Stato scandinavo, che risente ancora degli strascichi della recente crisi. 
 
La carta del Fisco
Secondo il report, la leva fiscale potrebbe giocare un ruolo di primo piano per la ripresa economica, dopo il periodo di recessione che anche la Danimarca ha attraversato di recente.
La legge Finanziaria per il 2016 ha mantenuto una politica di bilancio espansiva, con l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio entro il 2020. Il Governo ha ridotto l’imposta fondiaria, quella sull’acquisto di autoveicoli e ha indirizzato la spesa pubblica verso la tutela della salute, soprattutto delle fasce anziane della popolazione, e verso la sicurezza nazionale. Il debito governativo si attesta al 40% del Pil (Prodotto interno lordo), tra i più bassi d’Europa e dell’area Ocse, e le finanze pubbliche sembrano solide, anche secondo proiezioni a lungo termine. A riguardo, lo studio evidenzia come la sostenibilità delle finanze pubbliche sia stata migliorata grazie a numerose riforme, tra cui quella sull’innalzamento dell’età pensionabile. Nonostante tutto, però, la spesa statale rimane molto alta. 
Anche la pressione fiscale si mantiene elevata. Secondo le statistiche fiscali più recenti pubblicate dall’Ocse, nel 2014 è aumentata del 3,3%, passando dal 47,6% nel 2013 al 50,9%. La Danimarca si attesta, inoltre, in prima posizione tra i Paesi membri per il rapporto tra gettito fiscale e Pil, pari al 46,7%. Un valore nettamente superiore alla media Ocse, che si ferma al 34,2%. La fetta più consistente delle entrate tributarie proviene dalle imposte sul reddito e sui capital gains con il 63% (la percentuale più alta tra i Paesi Ocse), il 32% proviene dalle tasse su beni e servizi, solo il 4% dalle imposte sugli immobili.
 
I punti deboli
Agli studiosi Ocse non sfuggono i pochi punti di inefficienza e distorsione del sistema socio-economico danese. Anche il Paese più felice del mondo, così come è risultato secondo la classifica stilata dall’organismo dell’Onu Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), non sfugge dunque alle raccomandazioni dell’Organizzazione con sede a Parigi.
Il report evidenza gli interventi del Governo danese a sostegno dell’economia nazionale. Nel 2012 un Piano di crescita ha introdotto diverse misure per il rilancio della produttività, tra cui l’abbassamento dell’imposta sui redditi societari, la semplificazione delle procedure per avviare nuove attività imprenditoriali e l’apertura alla concorrenza di alcuni settori. Nel 2015, inoltre, il Governo ha lanciato il Growth and Development Across Denmark, un pacchetto legislativo contenente oltre cento misure per favorire lo sviluppo economico.
Nonostante questi interventi, il Pil pro capite cresce ancora debolmente, con un livello lontano da quello esistente prima della crisi.
Secondo l’Economic Survey, quindi, la Danimarca dovrebbe intervenire maggiormente per rilanciare la produttività e migliorare il mercato del lavoro, ponendo le basi per una crescita economica maggiormente inclusiva. Per questo motivo, sottolinea il report, dovrebbero essere rimossi gli ostacoli all’ingresso e al reinserimento nel mercato del lavoro per alcune categorie di non occupati.
Il mercato immobiliare rappresenta un altro punto debole dell’economia danese. Su questo fronte, il Governo ha promesso di intervenire, attraverso una riforma catastale che per il 2018 introdurrà un nuovo sistema di valutazione delle rendite immobiliari.
 
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