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Dal mondo

Entrate in America latina e Caraibi.
L’effetto Covid frena la crescita

Dal Messico all’Argentina, l’Ocse prende in esame le statistiche sul gettito fiscale di 26 Paesi

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Entrate in calo in America Latina e nei Caraibi. Anche in quest’area del globo l’impatto della pandemia ha avuto conseguenze pesanti sull’andamento dell’economia e delle entrate fiscali, con l’interruzione di una modesta tendenza alla crescita del gettito. È quanto afferma il recente rapporto dell’Ocse Revenue Statistics in Latin America and the Caribbean 2021. Oltre a offrire una lettura dell’impatto che la pandemia del Coronavirus ha avuto per le entrate fiscali degli Stati dell’area nell’ultimo anno, il documento si sofferma sull’andamento del rapporto fra le entrate tributarie e il Prodotto interno lordo nell’area fra 2018 e 2019, con un’analisi che coinvolge 26 Paesi e un breve focus sugli effetti delle recenti riforme fiscali di Nicaragua e Bahamas. 

Terremoto Covid 
Come nel resto del globo, anche nell’America Latina e nei Caraibi l’impatto della pandemia da Covid-19 ha sconvolto le dinamiche fiscali. Come spiega l’Ocse, si è verificato un crollo della domanda interna che ha portato a una rapida flessione delle entrate tributarie nel primo semestre del 2020, con segni di ripresa concentrati nella seconda metà dell’anno. Anche in quest’area i sostegni diretti alle imprese e il rinvio delle scadenze fiscali sono stati gli strumenti scelti per contrastare la crisi economica e sociale generata dalla propagazione del virus. 

Il rapporto fra entrate e Pil nel 2019
Nel 2019 le entrate fiscali erano aumentate a ritmo moderato in America Latina e nei Caraibi. Il rapporto medio fra le entrate e il Pil è arrivato al 22,9%, con un incremento dello 0,3%, concentrato soprattutto nell’area caraibica. Fra le due sottoregioni prese in esame, sono i Caraibi a mostrare una crescita del rapporto (+0,8%) nel periodo considerato per arrivare al 24,9%, mentre l’America Latina mostra una leggera contrazione (-0,1%). Il documento esamina questo dato in 26 paesi e include per la prima volta Antigua e Barbuda. Da questa edizione del rapporto rimane, invece, fuori il Venezuela a causa dell’indisponibilità delle statistiche. Il dato medio del 22,9% è distribuito in maniera tutt’altro che omogenea nella regione, che comprende modelli socio-economici estremamente diversi. Si va quindi dall’economia socialista cubana, in cui il rapporto entrate/Pil raggiunge la soglia del 42% per arrivare al 13,1% del Guatemala, recentemente attraversato da forti tensioni sociali e proteste. Dei 26 paesi presi in esame, Cuba rappresenta l’unico Stato che supera la media Ocse del 33,8%. Il divario tra la media dell’area e quella Ocse si è comunque ridotto negli ultimi 30 anni, passando dal 15,4% nel 1990 al 10,9% nel 2019. I maggiori aumenti del rapporto fra entrate fiscali e Pil tra il 2018 e il 2019 si sono registrati in Nicaragua (un aumento di 2,7 punti percentuali), Belize (2,2%) e Bahamas (2,1%).

I casi Nicaragua e Bahamas 
Nella classifica Ocse il Nicaragua è in cima per la maggiore crescita del rapporto fra entrate fiscali e Pil, con una crescita vicina al 3% fra 2018 e 2019. L’Ocse segnala, in particolare l’aumento del gettito Iva (+0,5%) e delle entrate relative alle imposte sul reddito (+0,9%). Queste ultime sono legate all’introduzione della cosiddetta legge sull’armonizzazione fiscale con l’aumento delle aliquote per i grandi contribuenti e le medie imprese oltre una certa soglia di reddito. L’avvicinarsi del Nicaragua alla media Ocse è quindi il frutto della scelta governativa di modificare il sistema di tassazione nella direzione di una maggiore progressività dell’imposta sui redditi e allo stesso tempo di incrementare anche l’imposta  sui consumi. Anche Bahamas ha conosciuto un simile incremento del rapporto entrate/Pil. In questo caso l’aumento del prelievo fiscale è attribuito a un aumento delle imposte indirette (con l’Iva che cresce dell’1,4%) e della property tax: due riforme fiscali introdotte per ridurre il deficit di bilancio dello stato. 

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