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Dal mondo

A febbraio cresce il gettito Ue
Solo la Francia si scopre in calo

Online sul sito del Mef il bollettino sulle entrate fiscali internazionali. Focus su gap Iva e fatturazione elettronica

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I primi due mesi dell’anno fanno registrare un andamento complessivamente positivo per le imposte raccolte dai sette Paesi europei (Spagna, Regno Unito, Portogallo, Francia, Italia, Irlanda, Germania) oggetto della periodica indagine del Dipartimento delle Finanze. Unica eccezione la Francia, il cui gettito segna una flessione del 2,4%, che vale 1,2 miliardi di euro.

Portogallo in pole position e Francia in coda
Nel bimestre gennaio-febbraio 2018 il Portogallo ha superato il tasso di crescita medio dell’ultimo semestre 2017 facendo registrare un aumento delle entrate tributarie dell’8,1%. Un dato che trova la sua conferma nell’andamento, tra le altre, dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (+4%)  e dell’imposta sui redditi delle società e dall’Iva (+5,5%). Al secondo posto la Germania, che continua a mostrare un trend favorevole con un + 5,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e l’Irlanda che conquista un +4,1%, frutto anche dell’andamento positivo del gettito derivante dalle imposte sui redditi delle persone fisiche (+6,7%). L’Italia segue a stretto giro con un incremento del 3,6% che racconta in sintesi le maggiori entrate da imposte dirette (+3,6%) e da imposte indirette (+3,6%), tra queste, in particolare, sono cresciute l’imposta sulle persone fisiche (+2,9%), l’imposta sulle società (+25,9%) e il gettito dell’Iva (+3,9%). La Spagna non manca all’appuntamento con il bollettino e fa registrare un +2,5%, frutto di un equilibrio tra numerosi dati, tra cui spiccano quelli relativi all’imposta sulle persone fisiche (+5,5%) e quello, in netta flessione, che riguarda l’imposta sulle società (-20,5%). Poco sopra lo zero, invece, la Gran Bretagna che, con il suo +0,3%, mostra un rallentamento rispetto al 2017: se le imposte indirette, infatti, sono in salita (+3,3%) è, invece, negativo il risultato delle imposte dirette (-0,3%).
Un’analisi a parte merita la Francia, unico Paese che nel periodo gennaio-febbraio 2018 ha conseguito un risultato negativo sul fronte delle entrate tributarie. Parigi fa registrare, infatti, un calo del gettito pari a -2,4%, che, tradotto in moneta, equivale a minori entrate nelle casse dello Stato francese per 1,2 miliardi di euro. Tra i dati più significativi che spiegano il fenomeno il calo drastico (-61,1%  rispetto al dato osservato nel mese di gennaio 2017) del gettito dell’accisa sui consumi dei prodotti energetici, che vale da solo 900 milioni di euro. Un segno meno, quindi, registrato nonostante l’andamento positivo delle principali imposte quali l’imposta sui redditi da lavoro, che segna un +2%, le imposte sulle società al +7,1%  e l’Iva che cresce del 4,2%.
 
Focus sul gap Iva e sulla fatturazione elettronica nell’Unione europea
Il bollettino dedica un approfondimento al gap Iva registrato per il 2015, sulla base dell’ultimo rapporto pubblicato a settembre scorso dalla Commissione Europea dal titolo Study and Reports on the VAT Gap in the EU-28 Member States: 2017 Final Report. Il Vat gap esprime la differenza tra l’ammontare delle entrate Iva effettivamente riscosse e le entrate teoriche che ciascun Paese potrebbe riscuotere sulla base  di diversi fattori come la dinamica congiunturale, la struttura impositiva, la legislazione di riferimento. Nel 2015 il vat gap nei 28 Paesi UE si è attestato complessivamente a 151,5 miliardi di euro in valore assoluto, in diminuzione rispetto al biennio precedente in cui era rispettivamente pari a 160,2 miliardi nel 2014 e 162 miliardi nel 2013. L’andamento, spiegano i tecnici del Dipartimento finanze nel bollettino, può essere spiegato dall’incremento più che proporzionale delle entrate Iva rispetto al totale dell’Iva teorica. Mentre, infatti, le entrate Iva sono cresciute rispettivamente del 3,8% nel 2014 e del 4,4% nel 2015, attestandosi a 1.187 miliardi di euro, l’Iva teorica ha registrato una crescita maggiore, del 4,6% nel 2014 e del 5,9% nel 2015, attestandosi a 1.037 miliardi di euro nel 2015.
Sul fronte della fatturazione elettronica, invece, il bollettino analizza nel dettaglio lo stato dell’arte dell’introduzione delle disposizioni previste in materia a livello Ue, dedicando un approfondimento a Francia, Italia, Portogallo e Spagna che hanno già attuato le misure previste dalla Direttiva 2014/55/EU.
 
 
 
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