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Dal mondo

Per il Fisco britannico focus su tax gap
e contrasto alla criminalità economica

Lo scorso anno, il tax gap Iva è stato pari a 9 miliardi di sterline, il 28% del totale

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Un’estate di bilanci per l’Agenzia delle Entrate e delle Dogane britannica, che rende pubblici due report sulle proprie attività: Measuring tax gaps 2021 edition. Tax gap estimates for 2020 to 2021 e il Rapporto di valutazione annuale sulla supervisione della criminalità economica.

I dati sul tax gap
Come ogni anno, l’HM Revenue and Customs pubblica i dati sul tax gap, cioè la differenza tra quanto dovuto e quanto effettivamente versato dai contribuenti, che per l’anno fiscale 2020-2021 è pari al 5,1% sul totale delle imposte obbligatorie nel Regno Unito, cioè circa 32 miliardi di sterline. È questo uno dei dati chiave forniti nel report Measuring tax gaps 2021 edition. Tax gap estimates for 2020 to 2021.
Analizzando più nel dettaglio la composizione del tax gap, vediamo che la fetta più consistente, circa il 39,5% del totale, è costituita dall’imposta sul reddito, dal contributo nazionale assicurativo e dall’imposta sui capital gains, per un importo di circa 12,7 miliardi di sterline. A seguire l’Iva, che con 9 miliardi di imposta evasa raggiunge il 28% del totale del tax gap. Chi è che evade di più le imposte? Gli strumenti messi in campo dal Fisco britannico sono riusciti a delineare varie tipologie di contribuenti, mettendo nero su bianco nel report chi sottrae maggiori risorse all’erario. Ed ecco che nel periodo di riferimento sembrerebbero le piccole imprese a non versare in quantità maggiore le imposte dovute, per una cifra stimata di 15,6 miliardi di sterline, seguite dalle organizzazioni criminali con 5,2 miliardi e dalle medie imprese con 3,9 miliardi, mentre le grandi aziende presentano un tax gap di 3, 6 miliardi.

Il ruolo chiave dell’antiriciclaggio
La stesura e la pubblicazione del Rapporto di valutazione annuale sulla supervisione della criminalità economica: dal 1° aprile 2021 al 31 marzo 2022 rappresenta uno degli impegni assunti dall’Agenzia delle entrate britannica in base alla normativa nazionale sull’antiriciclaggio introdotta nel 2017. Il Governo britannico, infatti, nell’ambito del Piano sul crimine economico dal 2019 al 2022 ha individuato l’Agenzia  come uno degli organi a cui spetta ufficialmente il contrasto ai crimini finanziari che, è stato calcolato, costano all’economia del Regno Unito circa 37 miliardi di sterline all’anno.
Con il rapporto, giunto alla sua seconda edizione, l’Hrmc mette nero su bianco le attività svolte e che riguardano, in particolare, la vigilanza su 29mila imprese, operanti nei seguenti settori: fornitori di servizi monetari, contabili, fiduciari o societari, agenzie immobiliari e di locazione, partecipanti al mercato dell'arte, commercianti di beni di alto valore, fornitori di servizi di pagamento delle fatture e di pagamento digitali. L’Agenzia delle entrate del Regno Unito si occupa, infatti, di verificare che le aziende rispettino le norme antiriciclaggio e utilizzino strumenti di protezione adeguati.
Dal 2020 in poi, inoltre, l’Amministrazione fiscale britannica ha gestito il differimento del pagamento delle imposte stabilito dal Governo a beneficio delle imprese a causa dell’emergenza Covid-19, vigilando sul fatto che tali operazioni si svolgessero in modo trasparente e rispettoso della normativa antiriciclaggio. Durante l’ultimo anno, inoltre, ha condotto più di 3.700 interventi di controllo, oltre 2.500 rispetto al periodo precedente. La road map per il futuro prevede, infine, il perfezionamento degli strumenti di vigilanza e dell’analisi del rischio e l’aumento del numero di interventi e del personale dedicato a queste attività.

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