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Dal mondo

Fmi: il Fiscal monitor fa il punto
sul contrasto alla corruzione

Nel report “Curbing Corruption” il Fondo monetario internazionale illustra anche le nuove sfide economiche globali

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Come possono adattarsi le politiche fiscali alle sfide dei cambiamenti economici globali? Quali sono gli effetti negativi che la corruzione ha sul sistema tributario e quali le strategie da mettere in atto per combattere il fenomeno? A questi due grandi interrogativi cerca di rispondere il Fondo monetario internazionale nell’ultima edizione del Fiscal monitor, intitolata “Curbing Corruption”.

La nuova agenda fiscale
Il Fmi sottolinea come nei decenni passati le politiche fiscali siano state principalmente finalizzate a garantire un’economia stabile piuttosto che a sostenere riforme di crescita a lungo temine. Dopo la crisi globale del biennio 2007-2008 le priorità in agenda però sono necessariamente cambiate. Il debito pubblico è sempre più alto rispetto ai livelli pre-crisi sia in molte economie avanzate, sia in quelle emergenti. La diseguaglianza nella distribuzione dei redditi è cresciuta mentre il reddito medio pro-capite è andato diminuendo, nelle economie avanzate dalla metà degli anni Settanta, e nei mercati emergenti e nei Paesi in via di sviluppo dallo scorso decennio. A questa situazione economica si aggiungono i cambiamenti demografici, l’avvento delle nuove tecnologie e la globalizzazione, tre nuove sfide che anche il Fisco si trova ad affrontare a livello globale.
Gli esperti del Fmi suggeriscono alcune indicazioni da seguire per gestire i cambiamenti in atto. Secondo lo studio, le politiche fiscali si devono adattare ai nuovi trend economici globali attraverso politiche espansive o, nei Paesi in cui non c’è un margine di bilancio, con una riallocazione delle risorse finanziarie. Soprattutto negli Stati con debiti elevati, le riforme fiscali dovrebbe essere indirizzate a tagliare gli sprechi e a combattere la corruzione. Migliorare l’efficienza del sistema fiscale rappresenta una delle altre priorità verso cui dovrebbero essere indirizzate le politiche tributarie, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti. Il Fmi riporta il caso degli Stati dell’Africa sub-sahariana, dove un incremento dell’efficienza del sistema fiscale comporterebbe per i prossimi cinque anni un aumento medio delle entrate tributarie tra il 3 e il 5% del Pil.

L’importanza della cooperazione internazionale
Il Fondo monetario internazionale ribadisce la necessità di una cooperazione internazionale soprattutto per quanto riguarda la tassazione delle imprese e il cambiamento climatico. Uno sforzo congiunto a livello globale è fondamentale per imporre una tassazione efficiente dei profitti delle multinazionali, soprattutto nel settore digitale, e per mitigare la competizione tra Stati per quanto riguarda le imposte sui redditi societari. Politiche fiscali coordinate, inoltre, potrebbero aiutare a combattere l’inquinamento, attraverso l’applicazione su scala internazionale della carbon tax.

Contrasto alla corruzione: le best practice da seguire
La seconda parte dello studio è dedicata all’analisi su scala mondiale del fenomeno della corruzione, di cui vengono analizzate, in particolare, le conseguenze in ambito fiscale. Il report mette in evidenza come la corruzione può portare a una perdita consistente di entrate tributarie che nel lungo periodo mina la capacità degli Stati di promuovere una crescita economia inclusiva e sostenibile. Tra Paesi con lo stesso livello di reddito, infatti, quelli meno corrotti incassano maggiori entrate tributarie, pari al 4% del Pil, rispetto a quelli con un livello di corruzione più elevato.
Il documento, inoltre, si sofferma sul ruolo che le istituzioni fiscali possono giocare nel ridurre il fenomeno della corruzione, illustrando i casi di alcuni Paesi (come Estonia, Georgia, Liberia e Ruanda) che hanno compiuto significativi progressi su questo fronte. La Georgia, ad esempio, fino al 2003 era considerata uno dei Paesi più corrotti al mondo. A partire da quell’anno il Governo georgiano ha introdotto importanti riforme che hanno limitato la corruzione dei funzionari pubblici, semplificato il Codice tributario nazionale, ridotto il numero di tasse e reso più efficienti e facili da utilizzare le procedure amministrative per i contribuenti. Le modifiche introdotte hanno determinato un aumento delle entrate tributarie che sono passate dal 12% del Pil nel 2003 al 25% nel 2008.
Dall’analisi dei casi di studio, il Fondo monetario trae delle indicazioni di carattere generale per contrastare la corruzione in ambito fiscale: rendere i funzionari pubblici meno vulnerabili al rischio corruzione, attraverso controlli interni più stringenti e codici di condotta più rigidi; investire nella digitalizzazione delle procedure; garantire la trasparenza della macchina amministrativa fiscale e semplificare la normativa tributaria. In ogni caso, il Fiscal monitor sottolinea che se tutti i Paesi riducessero la corruzione così come hanno fatto gli Stati dove il fenomeno si è ridotto negli ultimi due decenni, le entrate fiscali globali potrebbero aumentare di un trilione di dollari.

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