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Dal mondo

Il Fmi lancia la road map “Ideas”.
Una guida per le politiche fiscali

Le indicazioni del Fondo monetario internazionale sono contenute nella seconda parte del Fiscal monitor, uscito con una prima parte ad aprile

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Il Fondo monetario internazionale mantiene accesi i riflettori sulle politiche economiche per affrontare l’emergenza Covid-19 con la pubblicazione del capitolo secondo del Fiscal monitorIDEAS to Respond to Weaker Growth. 
Nel primo capitolo, pubblicato ad aprile, l’Fmi aveva analizzato le tendenze macroeconomiche in atto e aveva passato in rassegna le misure adottate dai vari Paesi per affrontare la pandemia. In questa seconda parte, invece, il Fondo offre una serie di indicazioni operative per fronteggiare anche nel lungo periodo gli effetti negativi che l’emergenza sanitaria ha sull’economia mondiale: Ideas, questo l’acronimo che racchiude la ricetta anticrisi. “I” come Investment for Growth (Investimenti per la crescita), “D” come Discretionary Measures (Misure discrezionali), “E”, “A” e “S” come Enhancing Automatic Stabilizers, Migliorare gli stabilizzatori automatici, ovvero gli strumenti che possano sostenere redditi e consumi,come una tassazione molto progressiva e forme di assistenza ai disoccupati.

Investimenti, misure ad hoc e stabilizzatori automatici 
Gli Stati devono prima di tutto tornare a investire, in particolare per sviluppare nuove infrastrutture. Sistema sanitario, trasporti, piattaforme per telecomunicazioni e digitale, tecnologie non inquinanti, istruzione e ricerca, questi i settori chiave per aumentare la produttività. Gli investimenti globali, stima il Fmi, dovrebbero ammontare a oltre 20mila miliardi di dollari.
Secondo il Fiscal monitor, i Governi dovrebbero adottare anche delle misure discrezionali, come, ad esempio, tagli temporanei all’Iva o interventi indirizzati a categorie di contribuenti specifici, come le famiglie a basso reddito.
Terzo elemento anticrisi: l’uso degli stabilizzatori automatici, i meccanismi che i Governi possono gestire per ridurre l’impatto dei cambiamenti economici.  In questo momento di crisi, evidenzia il Fiscal monitor, questi strumenti si rivelano essenziali, sia sul versante delle imposte, sia su quello della spesa pubblica, per ridurre gli impatti della recessione provocata dalla pandemia. Numerosi studi, infatti, suggeriscono che gli stabilizzatori automatici possono assorbire un terzo degli shock di reddito e il 40% di quelli relativi alla disoccupazione nelle economie avanzate più importanti. 
Due sono, secondo il Fondo, gli stabilizzatori che risultano più efficaci: gli strumenti a sostegno del reddito e della domanda aggregata e gli ammortizzatori sociali. In particolare, sul versante della spesa pubblica, gli stabilizzatori più efficaci sono quelli a sostegno dei disoccupati. 

Il Fisco: le imposte sul reddito le più efficaci
Agli stabilizzatori fiscali il Fiscal monitor dedica ampio spazio. Secondo il report, un sistema fiscale progressivo, in cui le aliquote sugli scaglioni di reddito più alti sono molto più elevate rispetto a quelle sui più bassi, stabilizza l’economia perché i lavoratori pagano imposte più basse durante una recessione e così i loro consumi e investimenti e, quindi, la domanda aggregata, fluttuano meno. Tra le varie imposte, quelle progressive sui redditi si dimostrano le più efficaci in termini di stabilizzazione: nei Paesi membri dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) le imposte sul reddito possono automaticamente stabilizzare tra il 20% e il 50% degli shock del reddito.
Per le imprese, ad esempio, durante i periodi di recessione l’introduzione di un bonus sugli ammortamenti permette di dedurre automaticamente parte dei nuovi investimenti dai profitti sottoposti a tassazione. I crediti d’imposta sugli investimenti, invece, riducono il costo del capitale e stimolano la produttività.

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