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Dal mondo

Fmi, nel World Economic Outlook
ricette per imprese e innovazione

Per gli esperti del fondo in caso di aumento dei dazi sono a rischio occupazione e produttività, con ricadute rilevanti sull’economia globale

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Si sono svolti il mese scorso a Washington, i consueti spring meetings del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e della Banca mondiale, che richiamano i rappresentanti dei 189 Paesi membri, in prevalenza ministri delle finanze e governatori di banche centrali. Ad apertura dei lavori, lo scorso 9 aprile, è stato presentato il World Economic Outlook, il rapporto che fa il punto sullo stato di salute dell’economia globale. Nelle tabelle del report la crescita del Pil mondiale nel 2019 è stata tagliata di uno 0,2% rispetto al dato fornito dal Fmi appena a gennaio, portata quindi al 3,3% (3,6% nel 2018). Si tratta di un rallentamento generalizzato poiché riguarda sia le economie avanzate che quelle in via di sviluppo ed emergenti. Il rapporto descrive comunque un quadro peggiore delle attese, in parte a causa della presenza di alcune tensioni commerciali internazionali. Dal punto di vista delle proposte, l’Outlook fornisce una lista di consigli per migliorare il tessuto imprenditoriale e descrive i rischi da evitare per non compromettere l’economia globale.

Quali strumenti per un’eguaglianza tra le imprese
Per evitare l’elusione fiscale e favorire l’eguaglianza fra le imprese, soprattutto nel caso di multinazionali, il Fondo Monetario Internazionale propone di tassare le società nei Paesi dove si genera il fatturato, ossia dove viene consumato il bene, piuttosto che là dove vengono definiti i profitti. In un capitolo del World Economic Outlook, diffuso in occasione degli ultimi incontri primaverili, il Fondo prende posizione per una riforma della tassazione delle imprese che incida sulle “rendite economiche”.
Una ipotesi, si spiega nel report, potrebbe essere una imposta sul cash flow, mentre l’innovazione potrebbe essere incoraggiata in modo efficiente attraverso incentivi, come i crediti fiscali per la ricerca e lo sviluppo. Dal Fondo arriva un invito ai governanti a continuare a promuovere un commercio libero ed equo annullando le tariffe doganali recentemente introdotte e intensificando gli sforzi per ridurre gli ostacoli al mercato.
Il Fmi ricorda anche che la liberalizzazione del commercio, come il  progresso tecnologico, può imporre aggiustamenti costosi per alcuni gruppi di lavoratori e comunità. Di qui il suggerimento a mettere in atto politiche prevedano programmi di riqualificazione e di ricerca del lavoro, adeguate reti di sicurezza sociale e sistemi di sussidi fiscali redistributivi per garantire che i benefici del commercio siano più ampiamente condivisi e che gli individui o i gruppi rimasti indietro risultino adeguatamente protetti.

La crescita dei dazi danneggia l’economia globale
Secondo il Fondo ci sono forti argomenti per abbassare le tariffe doganali, così “da far crescere il commercio, permettendo un aggiustamento nella ripartizione del lavoro” fra i Paesi coinvolti e di conseguenza  di aumentare utili, occupazione e produttività lungo tutta la catena lavorativa. Nei capitoli del World Economic Outlook si sottolinea come un drastico aumento dei dazi avrebbe ricadute significative e danneggerebbe l’economia globale, mentre, viceversa, con delle riduzioni multilaterali di tariffe e di altre barriere trarrebbe beneficio il commercio e, nel lungo termine, lo scenario macroeconomico generale.
Secondo l’istituto di Washington, inoltre, dazi e tariffe hanno effetti importanti su produttività, output e occupazione nel lungo termine e una loro diminuzione non può che favorire la concorrenza e l’accesso nel mercato di nuovi input, migliorando di conseguenza i livelli di redditività. Dazi più alti avrebbero, peraltro, un impatto negativo con ricadute anche su Paesi terzi vista la maggiore ripartizione internazionale del lavoro. Tuttavia, sebbene ridurre le barriere commerciali sia un fattore positivo per l’economia globale, è importante mettere in atto politiche specifiche per garantire che i guadagni siano ampiamente condivisi e che chi resta più indietro sia adeguatamente tutelato, anche attraverso aggiustamenti strutturali e miglioramenti delle reti di sicurezza sociale nelle economie coinvolte.
Per il Fmi è necessaria quindi una maggiore cooperazione multilaterale per risolvere conflitti commerciali, e per migliorare l’efficacia della fiscalità internazionale. Le politiche per aiutare coloro che sono danneggiati dovrebbero includere, ad esempio, moderni programmi di sostegno al reddito e di assistenza alla disoccupazione, azioni per riqualificare e reintegrare i disoccupati nel mercato del lavoro e modifiche alla tassazione al fine di ridistribuire i guadagni derivanti dal commercio in modo più equo.

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