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Dal mondo

FMI: sui pagamenti elettronici
la via da seguire è tracciata

La nuova dinamica della dematerializzazione sta trovando uno spazio di ascolto anche tra le istituzioni finanziarie

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È tempo di dematerializzare il flusso della “liquidità”, cioè del contante, in moneta o in formato cartaceo tradizionale, per sostituirla con pagamenti e versamenti elettronici. Il Fondo monetario internazionale riconosce questa nuova dinamica, che si diffonde oramai in diversi Paesi, e ne fissa le linee generali, una sorta di guida iniziale che dovrebbe accompagnare le Amministrazioni fiscali e i Governi nell’adozione d’un paradigma economico innovativo e con riflessi immediati sul fisco.
 
Meno contante, maggior gettito – La premessa iniziale posta dall’Fmi è che la sostituzione del contante con i pagamenti elettronici dovrebbe tendenzialmente migliorare la raccolta delle entrate, riducendo quindi l'evasione fiscale. In Svezia, ad esempio, con il de-cashing il Governo ha beneficiato d’un gettito più cospicuo e più efficiente, e questo perché le transazioni elettroniche segnano in modo ben tracciabile il passaggio di ricchezza tra singoli e imprese. Al contrario, in Paesi dove il denaro è ancora fortemente utilizzato, l'evasione fiscale resta un grosso problema. L’Fmi sottolinea che la visibilità dei pagamenti tramite trasferimenti elettronici, generalmente gestiti dalle banche, può servire da deterrente non soltanto riguardo l’inadempimento fiscale ma anche con riferimento a strategie evasive ed elusive più complesse.
 
Il de-cashing ha un costo - I Paesi più sviluppati e un buon numero di Stati in via di sviluppo hanno già implementato politiche sui pagamenti fiscali elettronici utilizzandoli come strumento di controllo fiscale, non solo come strumento efficace di raccolta delle imposte. Tuttavia, poiché queste politiche richiedono ai contribuenti di acquisire e installare sistemi di pagamento elettronici, i costi di conformità sono inevitabili. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato che i pagamenti elettronici potrebbero persino portare a nuove forme di evasione fiscale e incentivare piattaforme e canali, facilitati da una migliore tecnologia, capaci di ostacolare la raccolta fiscale. Insomma, i pagamenti elettronici costituiscono per l’Fmi una nuova frontiera ancora da scoprire, in buona parte.
 
Le promesse fiscali del de-cashing - I possibili miglioramenti nella raccolta fiscale grazie ai pagamenti elettronici sono difficili da stimare. Data la scala dell'evasione fiscale in “denaro”, modesta, si deve assumere un impatto significativo ma non di taglia “sbalorditiva”. Al riguardo, l’Fmi  analizza il caso dell'evasione fiscale negli Stati Uniti, stimata dall'IRS a 458 miliardi di dollari in media nel 2008-2010. Negli Usa, le principali componenti del tax gap sono: l'imposta sul reddito individuale, 264 miliardi di dollari non versati, e le trattenute sugli stipendi dei lavoratori, il cui rosso è pari a 84 miliardi di dollari. Se gli States introducessero i pagamenti elettronici in via generalizzata e diffusa, si potrebbe presupporre una riduzione del 10% del tax gap, da cui ne deriverebbero 35 mld di dollari l'anno di extra gettito. Cambiando scenario e passando all'Unione europea, dove l'evasione fiscale è stimata a 1 trilione di euro all'anno, il Fondo monetario stima che il contributo originato dall’introduzione dei pagamenti elettronici contribuirebbe a recuperare 100 mld di euro di imposte evase. Per i Paesi in via di sviluppo, i redditi imponibili sono difficili da stimare e ciò impedisce, anche ai tecnici dell’Fmi di elaborare una stima affidabile.
 
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