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Dal mondo

Francia: allo studio minimum tax
per le super-multinazionali

L'anno a cui si guarda per l'introduzione è il 2016 quando si dovrebbe centrare il pareggio di bilancio

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La metà dei grandi gruppi societari francesi d’oltralpe, nonostante vantino, ogni anno, ricavi per decine, centinaia di miliardi, puntualmente chiudono i bilanci esibendo un allettante “zero-tasse” relativo alle somme versate al fisco domestico. La ragione, come sottolineato da Nathalie Kosciusko-Morizet, ex-ministro dell’Ambiente e attuale portavoce del Presidente Sarkozy, è la seguente: “….non è normale…” che le maggiori multinazionali del Paese, essendo capaci di “massimizzare gli sconti fiscali, gli incentivi e le agevolazioni offerte da un codice tributario estremamente complesso….” riescano puntualmente a chiudere l’anno d’imposta sopportando una voce fisco la cui taglia, a conti fatti, spesso, se non ripetutamente, non supera gli “000” euro, cioè zero. La ricetta per invertire questo trend? Semplice, una minimum tax studiata e calibrata per le imprese di grandi dimensioni, all’incirca 100, e comunque in grado di determinare, oltre a un pagamento annuale minimo, evitando così l’effetto zero-tasse, un flusso cospicuo di extra gettito, stimato tra i 2 e i 3miliardi di euro.   Le vie della seta fiscale seguite dalle multinazionali d’Oltralpe – Le strade seguite da questi grandi gruppi imprenditoriali, all’incirca 100, per giungere a questa sorta di pace contabile con il fisco domestico, sono svariate. Secondo l’elenco fornito dallo stesso Presidente Sarkozy, e dal suo portavoce, il primo casello autostradale che, una volta imboccato, consente risparmi fiscali significativi è quello del transfer pricing, le cui norme possono essere manipolate facilmente data la complessità della normativa francese. Una seconda via di fuga dal fisco parigino è rappresentata dalle deduzioni che scattano, in via pressoché automatica, con riferimento alle aziende che contraggono prestiti finalizzati alla realizzazione di investimenti finanziari. Un meccanismo questo, studiato inizialmente per riavviare l’economia in determinati settori ritenuti strategici ma che, a oggi, s’è rivelato piuttosto carente in termini di risultati concreti, a parte le perdite considerevoli inflitte all’erario sul versante delle entrate fiscali. Il medesimo timbro s’applica ai crediti d’imposta, generosi in diversi ambiti, elargiti a pioggia nel settore della ricerca e dello sviluppo ma, al momento, al palo, tranne che sulla corsa del risparmio fiscale per le imprese. E per finire, la norma che regola, anzi, per alcuni osservatori ed esperti, svincola, il sistema delle relazioni fiscal-finanziarie delle società sussidiarie, generalmente ben ripartite e alloggiate in decine di centri finanziari offshore o, comunque, in giurisdizioni a bassa tassazione. Insomma, le ragioni ben esplicitate dal presidente Sarkozy e dal suo entourage segnano un cambiamento radicale di passo su temi come fisco e tasse.   L’obiettivo dei conti pubblici in pareggio – L’anno a cui si guarda illustrando misure come la minimum tax è il 2016, quando i conti della Francia dovrebbero centrare il pareggio di bilancio, mentre il 2013 dovrebbe ricondurre il livello del deficit in quota 3%. Per ottenere questi risultati mancano all’appello 115 miliardi di euro. Di questi, almeno 70 miliardi andranno cercati sul versante delle minori spese, quindi tagliando i flussi in uscita di denaro pubblico, mentre la somma restante, più di 40 miliardi, dovrà materializzarsi sul versante opposto, cioè quello delle maggiori entrate. Per questa ragione Parigi si sta concentrando sui profitti delle grandi imprese, dato che una fonte di nuove entrate ritenuta sufficientemente plausibile dai consiglieri economici dell’attuale Presidente francese coincide con l’accumulo generoso, operato nel triennio passato nonostante la crisi, di capitali ingenti da parte dei grandi gruppi imprenditoriali francesi. Per i quali quindi, sarebbe giunto il momento di restituire, anche soltanto una piccola parte simbolica, ciò che s’è ottenuto in questi anni certamente non copiosi né abbondanti per la stragrande maggioranza dei contribuenti d’oltralpe
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