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Dal mondo

Francia: su politica fiscale e lavoro
per l’Ocse si può fare di più

Pubblicato dalla organizzazione con sede a Parigi l’ultimo rapporto che pone l’accento su quattro elementi di debolezza

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Ridurre la spesa pubblica per alleggerire la pressione fiscale, in particolare sul lavoro. Questa la ricetta prescritta dall’Ocse alla Francia nell’Economic Survey del 2015. Secondo l’Organizzazione con sede a Parigi, infatti, anche se la società francese può vantare uno standard di vita elevato e alta produttività, rimangono ancora delle debolezze strutturali nel mercato del lavoro e nella politica  fiscale.

Luci e ombre dell'economia d'Oltralpe
L’economia francese vanta alti livelli di produttività grazie a una struttura industriale consolidata, a un sistema bancario robusto e a un eccellente sistema scolastico. Ma anche in Francia l’impatto della crisi ha dispiegato i suoi effetti: crescita meno forte, disoccupazione sempre più elevata, debito pubblico in aumento, situazione fiscale debole. Nonostante il prodotto interno lordo, infatti, dovrebbe aumentare dell’1,1% per il 2015 e dell’1,7% nel 2016, non è previsto attualmente un calo della disoccupazione, che, invece, dovrebbe salire quest’anno al 10,1%.

La road map dell'Ocse
Tre le linee guida indicate dall’Ocse: riforma del mercato del lavoro, riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale e rilancio della produttività economica.
Secondo l’Organizzazione con sede a Parigi per incentivare l’occupazione il governo francese deve intervenire urgentemente nel mercato del lavoro. Norme troppo rigide e complesse, infatti, restringono la flessibilità sia nel settore pubblico che in quello privato, creando una dualità tra lavoratori a tempo indeterminato e precari, a svantaggio soprattutto delle giovani generazioni. Inoltre, nonostante la Francia abbia introdotto recentemente un credito d'imposta per la competitività e l'occupazione e il cuneo fiscale e, quindi, il costo del lavoro, rimane ancora molto ad alto.
Il patto di responsabilità e solidarietà, varato agli inizi del 2014, ha comunque previsto una diminuzione progressiva dal 2015 al 2017 delle imposte sul reddito delle società e del contributo sociale di solidarietà, versato dalle aziende per finanziare la previdenza dei lavoratori non dipendenti.
 
La spesa pubblica sul banco degli imputati
L’Ocse punta il dito anche contro l’elevata spesa pubblica, tra le più alte dei Paesi membri e che rappresenta il 57% del Prodotto interno lordo francese, nonostante il governo di Parigi abbia approvato agli inizi del 2014 un piano di riduzione di 50 miliardi di euro.In particolare, la spesa per la sanità, per le pensioni e per gli stipendi dei dipendenti della Pubblica amministrazione è la più elevata dell’area Ocse. Per l’Organizzazione parigina, quindi, è necessario avviare una consistente spending review, rivedere il sistema pensionistico e ridurre il numero degli enti locali. Con il taglio alla spesa pubblica, infatti, evidenzia l’Ocse, il governo francese potrà ridurre la pressione fiscale e garantire maggiori incentivi alla creazione di posti di lavoro, agli investimenti, alla creazione di imprese e al risparmio. Sul fronte fiscale, inoltre, l’Economic survey suggerisce di rivedere il sistema della tassazione ambientale, con l’obiettivo di aumentare le imposte sull’emissione di sostanze più inquinanti.
La complessità degli adempimenti fiscali rappresenta uno degli ostacoli per avviare un’attività imprenditoriale e un freno alla crescita economica. In alcuni settori industriali, inoltre, la scarsa competitività causa prezzi e costi troppo elevati. L’Ocse sottolinea come per rilanciare la competitività il governo di Parigi dovrebbe liberalizzare l’accesso alle professioni, aumentare la concorrenza nei servizi, liberalizzare alcuni settori dei trasporti pubblici. 
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