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Dal mondo

Frodi, affitti in nero, new economy:
i risultati del Fisco spagnolo nel 2018

Lo scorso anno, l’Agencia tributaria ha creato una nuova unità di coordinamento, l’Unidad Central de Coordinación del Control de Patrimonios Relevantes, all’interno dell’ufficio antifrode

Bandiera Spagna

L’Agenzia delle entrate spagnola ha recuperato oltre 15 miliardi di euro nel 2018 grazie alle attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale. Rispetto all’anno precedente, quando erano stati raccolti 14,79 miliardi, l’Amministrazione finanziaria ha incrementato le entrate recuperate del 2%. Tra i settori su cui si è maggiormente concentrata l’azione degli ispettori del Fisco ci sono le frodi (con una nuova unità speciale ad hoc), gli affitti in nero, l’economia digitale e il lavoro sommerso. Più di 27mila le azioni di controllo effettuate sulle grandi aziende e sui beni delle persone fisiche, per far emergere abusi e irregolarità e contrastare, in particolar modo, l’economia non dichiarata.

I grandi contribuenti sotto la lente del Fisco
Nel 2018 l’Amministrazione fiscale spagnola ha creato una nuova unità di coordinamento, l’Unidad Central de Coordinación del Control de Patrimonios Relevantes all’interno dell’ufficio antifrode per il controllo delle attività rilevanti. Questo nuovo gruppo di lavoro effettua ricerche, analizza informazioni e implementa nuovi strumenti informatici, anche con l’utilizzo dei big data, per selezionare quei contribuenti associati ad un profilo di rischio fiscale elevato. Nel giro di pochi mesi dalla sua costituzione, le attività del gruppo hanno portato ad importanti progressi, specialmente nel far emergere beni e attività nascoste al Fisco o redditi non dichiarati. Come spiega una nota dell’Agencia tributaria, dall’inizio delle attività, la nuova task force ha passato al setaccio circa 170mila contribuenti. L’obiettivo è quello di aumentare sempre più il numero di contribuenti analizzati e di accrescere di conseguenza la base imponibile, sia attraverso controlli mirati, sia stimolando l’assolvimento volontario degli obblighi tributari.
Buone notizie anche sul fronte dell’economia digitale: il Fisco ha infatti regolarizzato – attraverso ispezioni e accordi - oltre 1,5 miliardi di euro di basi imponibili, facendole emergere e mettendole a sistema, in modo che possano generare maggiori entrate fiscali nei prossimi anni.

Stop agli affitti in nero
Particolare attenzione è stata prestata al far emergere i contribuenti che affittavano gli appartamenti in nero, risalendovi – per esempio – tramite il controllo degli annunci pubblicati nelle più famose piattaforme di locazione su internet. Se per il periodo di imposta 2016 gli alert inviati erano stati 136mila, nel 2017 il numero di messaggi è salito fino a sfiorare quota 700mila. Gli effetti di questa operazione hanno portato ad un incremento del numero dei dichiaranti nell’ultimo triennio di 122mila unità (il 30% in più di quelli che dichiaravano redditi immobiliari), con un ampliamento della base imponibile di oltre 1,3 miliardi di euro.

Gli Acuerdos previos de valoración (APA)
In crescita anche gli accordi Apa, gli Accordi di valutazione preliminare con cui i contribuenti chiedono all’Amministrazione fiscale una valutazione vincolante sul trattamento fiscale ad essi riservato. Con questi accordi si cerca di ridurre le controversie, avere la certezza a priori del trattamento fiscale applicato alle basi imponibili e garantire il pieno rispetto degli obblighi tributari, evitando quindi l’avvio di accertamenti fiscali e l’aumento dei costi legati alle controversie. Nel corso del 2018, gli uffici dell’Agencia tributaria hanno registrato 180 accordi Apa, il 30% in più rispetto all’anno precedente. I 20 accordi già approvati e avviati nel 2018 garantiranno una maggiore base imponibile di quasi 3 miliardi di euro.

Le proposte per i prossimi anni
Il ministro delle finanze, María Jesús Montero, ha dichiarato che non appena il Governo sarà pienamente operativo verrà rafforzato il personale dell’Agencia tributaria e verrà ripresa la proposta di legge che introdurrà importanti novità a livello fiscale: il limite all’utilizzo del contante - che dovrebbe essere pari a mille euro – è una di queste, a cui si aggiunge il divieto di approvare leggi che danno il via libera a condoni.

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