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Frontalieri: ok a proroga fino al 2014
della franchigia tributaria

Confermata per quest’anno e il prossimo la disciplina fiscale agevolativa e il valore della quota esente

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Anche per l’anno 2013 i lavoratori residenti in Italia nelle zone di frontiera o nei Paesi limitrofi hanno diritto alla franchigia fiscale già prevista per il 2012. Sono “lavoratori dipendenti frontalieri” coloro che operano in Austria, Francia, Svizzera, Slovenia, San Marino, Principato di Monaco o Città Stato del Vaticano.
 
Il riferimento normativo
A stabilirlo il comma 40-bis dell’articolo 3 della Legge di Stabilità per il 2013. Nel modificare il comma 204 dell’articolo 1 della Legge Finanziaria per il 2008, ha prorogato anche per il periodo d’imposta 2013 l’esclusione dalla formazione del reddito imponibile in Italia dei redditi derivanti da lavoro dipendente prestato in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto all’estero in zone di frontiera o in altri Paesi limitrofi per un importo pari a Euro 6.700. Rispetto al 2011, la cui quota esente era pari a Euro 8.000, per il 2013 (e per il 2014) l’importo è, di fatto, pari a 6.700 euro.
 
Come funziona la disciplina agevolativa
In via esemplificativa, si ipotizzi che un lavoratore frontaliero percepisca, nel 2012, un reddito di lavoro dipendente prestato in area di frontiera pari a Euro 28.000. Si consideri poi che il lavoratore abbia un immobile in Italia che produca reddito per 3.000 euro.
Le tasse dovranno essere calcolate sulla somma complessiva del reddito meno la franchigia e cioè su Euro 24.300 (ovvero Euro 28.000 + Euro 3.000 – Euro 6.700).
Ipotizzando, per semplicità espositiva, l’assenza di detrazione a carico del citato lavoratore, l’imposta netta sarà pari a Euro 5.961 (cioè euro 15.000 x 23% = euro 3.450 + Euro 9.300 x 27% = euro 2.511).
 
La ratio della franchigia
Le ragioni dell’agevolazione prevista in favore dei frontalieri possono riassumersi in una triplice esigenza. Intanto, la franchigia risponderebbe all’obiettivo (tecnico-simmetrico) di “bilanciare” il sistema impositivo vista la regola generale disposta dall’articolo 3 del Tuir secondo cui i soggetti residenti in Italia (che prestano lavoro dipendente all’estero) sono tassati su tutti i redditi posseduti, ovunque essi siano generati. Nella considerazione che questo reddito soggiacerà, necessariamente, alla tassazione anche nel Paese straniero il lavoratore residente in Italia potrebbe “imbattersi” in una doppia tassazione, che sarebbe attenuata soltanto parzialmente dal meccanismo del credito di imposta per le imposte pagate all’estero come previsto dall’articolo 165 del Tuir.
La franchigia, inoltre, avrebbe il compito (economico-finanziario) per l’erario italiano di “attrarre” a tassazione in Italia reddito, che di fatto, essendo prodotto oltre confine potrebbe, legittimamente, essere “abbandonato” in favore dello Stato straniero (ad esempio spostando la propria residenza fiscale nel luogo di frontiera, ovvero trasferendosi nel Paese dove è prestata l’attività). In tal caso, lo Stato italiano perderebbe la propria potestà tributaria su tale quota di ricchezza.
Infine, la franchigia ricoprirebbe una finalità (culturale-istruttiva) di assicurare, in senso lato, alla società italiana (e, quindi, allo Stato nel suo complesso) quell’insieme di conoscenze ed esperienze formative che i lavoratori frontalieri una volta apprese nell’ambiente di lavoro estero potrebbero trasmettere ai concittadini.
 
Evoluzione storica della disciplina
Come noto, la disciplina agevolativa in favore dei frontalieri ha avuto una evoluzione legislativa negli ultimi anni.Fino al 2002, infatti, i redditi dei lavoratori in frontiera erano espressamente lasciati fuori dalla base imponibile.
Con l’abrogazione della lettera c) del comma 3 dell’articolo 3 del Tuir, che disponeva l’esclusione dalla formazione dell’Irpef dei redditi che derivavano da lavoro dipendente svolto all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, tale situazione è venuta meno.
La Legge Finanziaria per il 2003, quindi, modificando la precedente disciplina fiscale, aveva disposto che i redditi derivanti da lavoro dipendente prestato, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, all’estero in zona di frontiera e in altri Paesi limitrofi (Austria, Francia, Svizzera, Slovenia, San Marino, Principato di Monaco o Città Stato del Vaticano) da soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano concorrevano a formare il reddito complessivo per l’importo eccedente Euro 8.000.
Con una serie di proroghe tale soglia è rimasta immutata fino al 2011.
Dal 2012, poi, la franchigia è scesa a 6.700 euro; importo, quest’ultimo, confermato, per il 2013, dall’articolo 3, comma 40-bis, della Legge di Stabilità per il 2013.
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