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Dal mondo

Germania, il salvadanaioè vuoto e il fisco langue

Il gettito di imposte e tasse sembra destinato a un ridimensionamento dopo il buon risultato conseguito nel 2008

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La crisi bussa alle porte di Berlino e non risparmia la locomotiva europea. Quest'anno il pil segnerà, infatti, uno stop da primato, consegnando ai responsabili dell'economia una brusca inversione di tendenza con i fiocchi che, secondo le ultime stime ufficiali, dovrebbe lasciare sul campo ben 6 punti percentuali. Dunque, con una temperatura economica vicina all'era della glaciazione finanziaria, cioè - 6, nel 2009 Berlino dovrà fare i conti con il ripiegarsi dell'export su se stesso, già evidente sui bilanci delle grandi aziende che informano il marchio made in Germany e con le necessità legate al declinare della domanda interna originato dal crollo dei consumi. I primi effetti di questa debacle si possono già contabilizzare osservando il mutare imbarazzato e quasi convulso sia delle entrate fiscali sia dei volumi di spesa.

Le entrate fiscali non rispondono e il debito s'estende
Partiamo dal gettito di imposte e tasse che, dopo la buona performance messa a segno nel 2008, quest'anno sembra decisamente destinato a subire un precoce e rapido ridimensionamento. Lo dimostra il fatto che mentre a novembre le stime relative alle entrate fiscali ne fissavano il tetto a circa 572miliardi di euro, ora le indicazioni numeriche che sembrano circolare porrebbero l'asticella del gettito derivante da imposte e tasse non oltre i 530 miliardi di euro. Il risultato è che, mentre sul versante delle spese le urgenze corrono e i costi s'allargano in parallelo con il perdurare della crisi, su quello opposto delle entrate le risorse mancano e latitano, tanto che il rosso sui conti pubblici minaccia oramai di raggiungere soglie anch'esse vicine al primato.

Il dilagare del rosso sui conti pubblici
Lo stesso ministro delle Finanze, Peer Steinbrueck, ha prima indicato la crescita del deficit atteso in 35miliardi di euro, per poi, recentemente, giungere a stimare in almeno 80 miliardi di euro il maggior debito da aggiungere al passivo già contabilizzato. Una corsa continua, quindi, che negli ultimi cinque mesi ha oramai assunto le dimensioni d'una vera e propria voragine sui conti pubblici.

Il velox del debito tedesco: 4mila euro al secondo
Se anche alla misura e alla speditezza del debito pubblico si applicasse un semplice Velox, quello puntato e centrato sulla rincorsa del passivo di Berlino segnalerebbe una velocità raggiunta, e forse superata, pari a c 4mila euro di rosso al secondo. Il risultato è che mentre il debito pubblico sembra oramai diretto sull'obiettivo dei 1.500 miliardi di euro, le proiezioni sul deficit annuale sono elastiche e flessibili, soggette a crescita e rimodulazione continue.

E i soldi dove si trovano? Più tasse sui ricchi e sul nucleare
Con le casse pubbliche vuote, con gli stimoli economici, finanziari e fiscali esauriti, l'unica soluzione al momento elaborata dai responsabili dell'economia di Berlino sembra puntare all'innalzamento delle imposte e delle tasse, soprattutto nei riguardi dei contribuenti con redditi alti. A questa tipologia di cittadino, infatti, l'attuale Ministro delle Finanze, Peer Steinbrueck, vorrebbe riservare un inasprimento dell'aliquota massima e, al contempo, un abbassamento della soglia di reddito che ne vedrebbe l'applicazione. In aggiunta a queste misure, è allo studio un intervento destinato ad aumentare le tasse sui gestori privati degli impianti nucleari. Si evoca, per esempio, una sovrattassa pari ad un centesimo per kilowatt. Una mossa questa che, a conti fatti, dovrebbe garantire all'erario 1,6 miliardi di maggiori entrate. Risorse da destinare, subito, alle spese necessarie per garantire lo smaltimento dei rifiuti radioattivi generati dalle centrali atomiche. Operazioni queste alle quali i gestori partecipano versando somme irrisorie, pari a diverse decine di milioni di euro. In pratica, nulla. Infatti, la storia del nucleare tedesco, ora in via di smobilitazione, è segnata da spese che, annualmente, i contribuenti devono sostenere e che, nel corso degli anni recenti, hanno raggiunto i 15-20 miliardi di euro, a seconda delle stime.

Ma le stime non sono entrate effettive
Naturalmente, i responsabili delle finanze tedesche controbattono alle critiche che montano affermando, non senza ragione, che le stime di cui si tratta, riguardo il calo delle entrate fiscali e la rincorsa del debito, costituiscono una rappresentazione di possibili, potenziali scenari statistici. Di conseguenza ancora distanti dal mondo reale dei numeri che ne segnano il divenire al momento dell'incasso effettivo, per esempio, di miliardi di euro di entrate tributarie.
 

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