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Dal mondo

Giappone: per la Corporate Tax
un taglio in varie “puntate”

Nei piani della “Abenomics” anche l’introduzione di zone speciali per attrarre investimenti produttivi

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Il taglio dell’imposta sulle società, fino a portarne l’aliquota al di sotto del 30%, rimane uno dei principali obiettivi di politica fiscale ed economica del Governo giapponese.  Lo ha ribadito recentemente il premier nipponico, Shinzo  Abe, primo ministro dal dicembre 2012. Per l’esecutivo del Sol Levante la riduzione dell'imposta sulle società, attualmente applicata con un’aliquota che sfiora il 36% in alcune aziende, è infatti una delle principali misure di politica economica con le quali la “Abenomics”  punta a rilanciare l’economia.  Allo stesso tempo, la tenuta dei conti pubblici del Giappone è garantita da provvedimenti come l’aumento dell’imposta sui consumi di questa primavera.
 
Il taglio della Corporation Tax – L’imposta sulle società sarà tagliata in più fasi, seguendo le tappe di un percorso pluriennale la cui partenza è programmata per il 2015. All’annunciata riduzione sul fronte dell’imposta delle società,  si affianca dall’aprile di quest’anno l’aumento dell’imposta sui consumi dal 5 all’8%. Il quadro d’insieme è quindi quello di uno spostamento del carico fiscale dalle imposte dirette alle imposte indirette sui consumi. Quali i primi segnali di reazione dall’economia nipponica? Le ultime rilevazioni statistiche ufficiali registrano dati almeno apparentemente contradditori. A un tasso di disoccupazione che scende al 3,5% (la percentuale più bassa dal 1997) e al prodotto interno lordo che cresce dell’1,6% nel primo trimestre dell’anno (dati Ocse), si affianca infatti una flessione dei consumi delle famiglie.

Aumenta l’Iva? In Giappone scendono i consumi, ma sale la fiducia – L’aumento dell’Iva dal 5 all’8 per cento introdotto dello scorso aprile ha causato una flessione più che proporzionale dei consumi delle famiglie, che a maggio (dati del Ministero degli Interni di Tokyo) sono crollati dell’8%. Questo calo degli acquisti, secondo le interpretazioni più diffuse,  sarebbe dovuto a una sorta di corsa all’accaparramento di scorte nei negozi nelle settimane che hanno preceduto l’aumento dell’imposta sui consumi, annunciato da tempo. All’incremento dell’Iva è anche corrisposto un aumento dell’inflazione dello 0,4% nel mese di maggio: la più rapida impennata dei prezzi dall’estate del 1982. L’ aumento dell’imposta sui consumi introdotto lo scorso aprile  è fra l’altro solo il primo dei due step programmati per il 2014.  A partire dall’ottobre di quest’anno, è infatti in programma un ulteriore aumento di due punti dell’imposta sui consumi, per arrivare al massimo storico del 10%. D’altra parte, nonostante il doppio aumento dell’imposta sui consumi, il popolo giapponese non dimostra pessimismo. A giugno la fiducia dei consumatori è salita a 41,1 punti contro il 39.3 di maggio, mese in cui l’indice era tornato a salire dopo aver registrato il peggior risultato degli ultimi anni ad aprile.
 
Zone economiche speciali in cantiere – L’intento di ridurre la Corporate Tax si affianca a un altro progetto del premier Abe. Il governo nipponico, forse ispirato allo sperimentato modello del vicino cinese, ha messo in cantiere l’idea di creare nel paese una serie di zone economiche speciali, in grado di attrarre investimenti o di incentivare particolari comparti produttivi: per esempio la tecnologia medica nel Kansai (la zona centrale di Honshu, l'isola principale del Giappone) e il settore turistico nelle isole di Okinawa.
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