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Dal mondo

Giappone: più o meno tasse?
No, più debiti

Quasi 100 miliardi in titoli di Stato pronti per essere emessi sul mercato per sanare le ferite del dopo-sisma

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Accelera il piano di ricostruzione messo a punto dal Governo, nonostante l’empasse fiscale derivante dall’interrogativo “Più tasse o meno incentivi?”. La risposta è giunta con il varo, da parte del Parlamento, della seconda tranche di fondi destinati al risanamento delle ferite lasciate dal dopo-sisma. Si tratta d’un pacchetto di misure, 25,6 miliardi di dollari, il cui obiettivo è duplice: costituire la piattaforma solida con cui affrontare le ultime emergenze, soprattutto in termini di infrastrutture di base e, al contempo, gettare le fondamenta per l’iniezione successiva di capitali, la terza, quella finale secondo il piano governativo, che dovrebbe ricondurre l’intera area colpita dal terremoto a uno stadio antecedente il sisma. Insomma, il secondo bilancio emergenziale ha acquisito un valore altamente strategico, decisamente superiore all’importanza attribuita prima dell’ingresso del testo nelle aule parlamentari.    Come alzare l’Iva senza perdere consensi? – Semplice, abbandonando l’idea di innalzarla. Questa almeno la soluzione prospettata dall’Esecutivo giapponese. Il dibattito, infatti, sino al definitivo via libera del Parlamento al nuovo provvedimento, era rimasto fermo su di un solo unico punto: il Fisco. In particolare, una parte minoritaria di membri del Governo, e della Dieta, cioè lo stesso Parlamento, suggeriva di aumentare le aliquote, quindi un maggior carico fiscale sui contribuenti. Al centro di questo progetto posizione di primo piano era riservata all’imposta sul valore aggiunto, notoriamente considerata come eccessivamente modesta, non soltanto da tecnici ed economisti ma oramai da molti analisti e persino politici. Naturalmente, la consapevolezza che, in questo momento, un ritocco all’insù dell’aliquota avrebbe generato una consequenziale perdita di voti aveva avuto l’effetto di aprire una discussione a tratti accesa, quasi irrituale rispetto al political-style nipponico. Risultato, l’intero sistema ingessato sul tema dell’Iva. Ora però, con il licenziamento del secondo bilancio per l’emergenza ricostruzione, la leva fiscale è stata definitivamente risposta nel cassetto.   Niente tasse, ma 100 miliardi di nuovi debiti – La ricetta fiscal-finanziaria elaborata da Governo e Parlamento ha deciso di finanziare il terzo bilancio emergenziale, atteso entro l’estate, ricorrendo a una emissione straordinaria di titoli pubblici da immettere sul mercato internazionale. In questo modo, una quota sostanziale dei 125miliardi di dollari che ancora mancano per completare il piano di ricostruzione, saranno in massima parte, all’incirca 100 miliardi di dollari, raccolti non aumentando le tasse, e nemmeno tagliando agevolazioni e benefici fiscali, ma emettendo nuovi titoli di Stato. Risultato, la forbice del debito pubblico vedrà crescere il suo passivo nei prossimi mesi, ampliando per effetto domino i pagamenti che il Paese dovrà pagare agli investitori stranieri in termini di interessi sul debito. Ragione che già solleva, nelle stanze del Fondo monetario internazionale e persino alla Banca mondiale, un’onda lunga di perplessità, soprattutto ora che anche i conti Usa sembrano mettere in forse la loro affidabilità agli occhi delle società di rating, e degli investitori istituzionali.
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