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Il Giappone punta sul bonus salari
per rilanciare consumi ed economia

A fine dicembre, presentato dal nuovo governo Kishida un pacchetto di riforme fiscali

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La terza decade di dicembre è per tradizione un momento chiave per il fisco giapponese. I partiti di governo chiudono infatti l’anno con la presentazione del pacchetto di riforme fiscali, destinato poi ad essere approvato con pochissime modifiche da solide maggioranze parlamentari. Nonostante il doppio cambio al vertice dopo le elezioni d’autunno - Fumio Kishida nuovo primo ministro al posto di Yoshihide Suga e Shunichi Suzuki in sostituzione di Taro Aso alla guida del Ministero dell’Economia - la manovra 2021 si pone in continuità del percorso ormai quasi decennale della Abenomics, a partire dall’allargamento percentuale del credito di imposta concesso alle imprese che aumentano i salari e investono nella formazione e nell’addestramento dei lavoratori stabili. Il tutto in uno scenario che vede il Pil giapponese stimato in calo nel 2021 di oltre il 3%.

“Bonus salari” fino al 40% per le imprese, premiati formazione e lavoro stabile
La crescita delle buste paga (e auspicabilmente della domanda interna da consumi) rimane uno degli obiettivi principali della politica fiscale dell’esecutivo del Sol Levante. Il credito di imposta del 15% concesso alle imprese che aumentano i salari ai lavoratori stabili può arrivare fino al 30% nel caso delle grandi imprese o anche al 40% se si tratta di aziende medie e piccole. I soggetti di grandi dimensioni possono portare il credito di imposta al 25% se l’aumento dei salari supera il 4% (la soglia per il credito di imposta “base” del 15% è fissata al 3% di aumento salariale). Un ulteriore 5% di “bonus salari” – per arrivare complessivamente al 30% – può essere ottenuto se l’azienda big aumenta gli investimenti in formazione e training di più del 20%. 
Alle imprese di piccole e medie dimensioni è riservato un trattamento percentualmente ancora più favorevole da parte del Governo nipponico. Per questo tipo di soggetti il credito di imposta balza, infatti, dal 15% al 30% nel caso di aumenti in busta paga superiori al 2,5% (in questo caso la soglia per il bonus minimo del 15% è fissata all’1,5% di incremento salariale). Nel caso in cui gli investimenti in addestramento e formazione delle aziende piccole e medie superino il 20%, il credito di imposta aumenta di un ulteriore 10% (e quindi complessivamente è possibile raggiungere il 40% di credito di imposta). Questi crediti di imposta sono calcolati in relazione all’ammontare degli incrementi salariali e degli investimenti in formazione e training. Le imprese, piccole, grandi o medie, possono fruire di questi robusti incentivi fiscali solo se la crescita salariale e l’investimento in formazione e training riguardano i lavoratori stabili, che per l’esecutivo di Tokyo sono quelli che hanno ricevuto lo stipendio tutti i mesi nel 2020 e nel 2021.  Il pacchetto di misure prevede, inoltre, il rinnovo e l’adeguamento delle agevolazioni fiscali per favorire l’innovazione tecnologica, gli investimenti nel settore 5G e i mutui bancari per l’acquisto di case eco-compatibili.

L'economia nipponica durante la pandemia
Diversamente da quanto avvenuto nel 2021 in altre maggiori economie capitalistiche, in Giappone il cosiddetto “rimbalzo” del prodotto interno lordo non è arrivato neppure in misura contenuta. Il calo dei consumi interni (-1,3%) e degli investimenti (-2,3%) ha portato a un Pil 2021 in diminuzione del 3,6% secondo le ultime stime diffuse dal Governo. A completare questo quadro si aggiunge il dato sulla produzione industriale, stimato a dicembre in decremento del 4,1% su base annua, e la domanda estera che non cresce.  Date le frontiere nipponiche completamente chiuse al turismo, nemmeno l’anno olimpico ha potuto contribuire all’atteso rilancio della produzione, così come si è sostanzialmente azzerato l’effetto di iniziative come la cosiddetta Sayonara Tax o il pacchetto di incentivi per il turismo Go To Travel.

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