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Dal mondo

Giappone: la riforma fiscale
alla prova del calo dei consumi

In flessione il prodotto interno lordo e le spese da parte delle famiglie in coincidenza con l’aumento dell’Iva

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L’aumento dell’Iva rallenta l’economia di Tokyo. Nel secondo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo del Giappone registra un calo del 6,8%. A luglio la spesa delle famiglie cala del 5,9%. Segni meno che gli osservatori di settore ritengono correlati all’aumento dell’imposta dei consumi dal 5 all’8% introdotta dal Governo Abe a partire dal primo aprile 2014.
                     
Frana del Pil nel secondo trimestre –  I dati negativi sul prodotto interno lordo del trimestre aprile-giugno si affiancano ad altri dati per andare a comporre un quadro fatto di luci e di ombre.  Se infatti il pil frena e ad agosto le vendita di autoveicoli nuovi cala del 5%, le esportazioni sono in ripresa (+3,9% a luglio). A un anno e mezzo dall’avvio, quindi, anche la Abenomics comincia ad ogni modo a incontrare i primi ostacoli.
 
Il pericolo inflazione – Sconfitto il nemico storico e pluridecennale della deflazione, il Governo nipponico si vede quindi costretto a fronteggiare il pericolo dell’inflazione.  Pericolo che nei mesi centrali della torrida estate giapponese è stato per ora tenuto sotto controllo. Secondo i dati forniti a fine agosto dal Ministero dell’Economia del Sol Levante, a luglio il  tasso di inflazione nazionale è sceso infatti dal 3,4 per cento al 3,6 per cento di giugno (-0,2 per cento).
 
Borsa della spesa più leggera – L’impatto dell’aumento dell’imposta dei consumi e della ripresa dell’inflazione hanno però  delle conseguenze immediate nella vita quotidiana del popolo giapponese. Nel mese di luglio  la  spesa delle famiglie  cala in termini reali del 5,9% per cento.  Nello stesso mese scendono anche i consumi reali (-0,2 per cento) e le vendite al dettaglio (-0,5 per cento).
 
Bilancio dell’Abenomics, in forse l’aumento Iva dell’ottobre 2015 – In attesa dei dati sul Pil nipponico del trimestre luglio-settembre, il secondo step nell’aumento progressivo dell’imposta dei consumi dall’8 al 10 per cento - programmato per l’ottobre del 2015 -  comincia quindi a essere messo in discussione. Un tale passo indietro potrebbe però portare a un ripensamento di alcuni obiettivi del profilo fiscale della Abenomics.  Gli aumenti dell’imposta sui consumi hanno infatti l’obiettivo di finanziare il taglio delle imposte sul reddito (in particolare sul reddito delle società giapponesi) e a  ridurre l’ammontare del debito pubblico più grande del mondo, attualmente al 240% del Prodotto interno lordo, anche se detenuto per oltre il 90% all'interno dello stato giapponese.
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