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Dal mondo

Giappone: la riforma fiscale
trova il via libera della Dieta

Crediti di imposta del 15% per le imprese che alzano i salari. Il ministro Aso conferma l'aumento dell'Iva nel 2019

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La riforma fiscale giapponese è legge. Il testo, convertito in norme dalla Dieta nipponica, rispetta nelle sue linee generali la bozza presentata dai partiti di governo del Sol Levante nello scorso autunno. In un Paese in cui l'indice di fiducia dei consumatori rimane stabile, il tasso di disoccupazione è fermo al 2,5 per cento e il prodotto interno lordo continua a crescere a ritmo lento, la riforma tributaria punta a consolidare la domanda interna con robusti crediti di imposta per le imprese che aumentano i salari. Fa parte del pacchetto approvato anche la Sayonara Tax, progettata per finanziare l'economia turistica del Sol Levante.
 
Crediti di imposta per rilanciare i salari e la formazione
Come anticipato nella bozza della riforma, un’impresa può fruire di un credito di imposta del 15% -a partire da aprile 2018 - in caso di aumento medio dei salari aziendali di almeno il 3% nell'anno fiscale precedente (per accedere al beneficio è, inoltre, richiesto un livello minimo di investimenti ammortizzabili). Il provvedimento premia quindi quelle aziende che, se non altro, scelgono di salvaguardare il potere di acquisto dei salari. Attualmente, il tasso medio di inflazione in Giappone è fermo all'1,3%, ma potrebbe salire nel 2019 con l'aumento dell''imposta sui consumi dall'8 al 10%. Il credito di imposta si fa generoso, e arriva al 20%, per quelle imprese che aumentano di almeno il 20% i costi medi per la formazione del personale nei due anni fiscali precedenti.
 
Stretta fiscale su ricerca e sviluppo
Al potenziamento delle agevolazioni fiscali per rilanciare i salari e la formazione aziendale corrisponde, d'altra parte, la scelta di rendere più difficile l'accesso delle aziende al credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo. La riforma fiscale esclude dal credito di imposta R&S  quelle aziende che, a fronte di una crescita economica, non premiano i lavoratori con buste paga più pesanti e non puntano sugli investimenti. In particolare, sono “punite” e escluse da questo specifico incentivo fiscale quelle imprese il cui reddito imponibile corrente supera quello dell'anno precedente, che erogano salari uguali o inferiori rispetto all’anno passato ed effettuano investimenti  piuttosto limitati in attività ammortizzabili.
 
Sayonara Tax, un tributo per chi parte
Il pacchetto fiscale approvato dalle istituzioni parlamentari nipponiche introduce anche la prima nuova tassa nel Paese da oltre 25 anni, la cosiddetta Sayonara Tax, in vigore dal gennaio 2019. Il nuovo tributo di 1000 yen (7,54 euro) si applica a tutti i viaggiatori che lasciano il Giappone: ai cittadini stranieri come ai nipponici. È però prevista l'esenzione  dal versamento per i bambini sotto i due anni e per i viaggiatori in transito in Giappone. Dalla Sayonara Tax il Governo attende nuove entrate per circa 310 milioni di euro, versati da oltre 40 milioni di viaggiatori all'anno, da impiegare nella promozione dell'immagine del Paese nel mondo e nello sviluppo del turismo locale.
 
Via libero all’aumento dell'Iva per l’ottobre 2019. Entrate fiscali a 59mila miliardi di yen
Nell'illustrare la politica fiscale del Governo alla Dieta, il Ministro delle Finanze nipponico, Taro Aso, conferma la decisione – più volte rinviata in passato – di portare l’imposta sui consumi dall'8 al 10% nell'ottobre del 2019: i nuovi introiti – si legge nel discorso ufficiale – saranno utilizzati per lo “sviluppo delle risorse umane”. Complessivamente, precisa l’esponente dell’esecutivo Abe, per l'anno fiscale 2018 le entrate fiscali sono stimate dal Ministero in circa 59.080 miliardi di yen, equivalenti approssimativamente a 454 miliardi di euro.
 
 
 
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