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Dal mondo

Giappone: riforme e fiscalità
le priorità indicate per il 2017

Il programma annunciato dal responsabile del dicastero Finanze corrisponde al piano di dicembre 2016

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Imprimere un nuovo slancio alle politiche fiscali, con una particolare attenzione alle riforme strutturali e alle dinamiche dell'economia nipponica. Sono queste le priorità indicate dal ministro delle Finanze giapponese, Taro Aso, nel discorso tenuto recentemente alla Dieta del Sol Levante. Secondo l’esponente dell’esecutivo i primi anni di Abenomics hanno ottenuto segnali di positivi sul fronte del reddito e dell’occupazione. I buoni dati sulla disoccupazione registrati a gennaio (3%, il tasso minimo degli ultimi 20 anni) confermano questa valutazione. Ora occorre accelerare sulla strada già intrapresa. L’idea di fondo è quella di promuovere un’idea di società che in cui tutti i cittadini siano tutti inclusi nel processo di creazione della ricchezza. A quattro anni dal suo avvio, la politica economica di Abe mostra però un bilancio controverso, ai buoni risultati in materia di occupazione corrispondono un debito pubblico da record mondiale (10.557 miliardi di dollari per il Fondo monetario internazionale) e una crescita dell'economia ancora abbastanza lenta (2,2% nel 2016).

Abbiamo un piano! – Punto di riferimento programmatico del governo giapponese è il “Piano per il progresso economico e la rivitalizzazione del fisco” del 2016, una vera e propria roadmap con la prospettiva di raggiungere il surplus nei conti pubblici a partire dal 2020. Obiettivo che l'esecutivo giapponese considera raggiungibile, considerate la crescita delle entrate registrata con la applicazione della Abenomics e la diminuzione della spesa in sussidi di disoccupazione. Il concetto che sottolineano ripetutamente i documenti elaborati dal governo giapponese è solo apparentemente banale: senza il rilancio dell'economia non può essere raggiunto il consolidamento fiscale. Per raggiungere l'equilibrio di bilancio nel 2020, stima il governo, il prodotto interno lordo del Giappone deve raggiungere la quota di 600mila miliardi di yen all'anno.
 
2017, le entrate e la riforma fiscale – Per quanto riguarda l'anno in corso, il ministro Aso stima, approssimativamente, le entrate del Giappone in circa 63mila miliardi di yen (di cui 58 miliardi di entrate fiscali). Dal punto di vista dell'attuazione della riforma fiscale, sono previste modifiche alle detrazioni per il coniuge in modo da consentire una migliore organizzazione dell'orario di lavoro. Priorità anche all'espansione del settore della ricerca e sviluppo, con l'introduzione di un credito di imposta progettato per favorire la crescita dei salari degli addetti del settore e quindi la crescita dell'economia nel suo complesso. In programma buste paga più pesanti anche per i lavoratori dell’infanzia, importantissimi per favorire l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Sono in vista, fra l’altro, novità anche per la tassazione degli alcolici, con la redistribuzione del carico fiscale fra i diversi liquori. Fuori dall'agenda fiscale 2017 l'aumento dell'Iva dall'8 al 10%, che lo scorso anno è stato rimandato al 2019, nonostante le ramanzine del Fondo monetario internazionale.
 
La maggioranza di governo – Il programma presentato alla Dieta giapponese dal Ministro Aso corrisponde, quasi punto per punto, alla riforma fiscale presentata lo scorso dicembre alla stampa dalle due formazioni che reggono la maggioranza: i liberaldemocratici e il partito di ispirazione neobuddista Komeito. L'esperienza di Governo del premier Shinzo Abe è ormai una delle più lunghe dell'intera storia del Giappone democratico e potrebbe diventare la più duratura in assoluto se arrivasse sino al 2020, anno delle Olimpiadi a Tokyo.
 
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