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Dal mondo

Income Tax: nel Vecchio Continente
va ancora di moda la progressività

Uno studio sui Paesi europei pubblicato da una fondazione Usa confronta le aliquote più alte nella tassazione dei redditi

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La progressività è il filo conduttore che unisce i sistemi fiscali della maggior parte dei Paesi d’Europa. È il risultato più significativo di una recente analisi sui Top Rate dell’imposta sui redditi pubblicata da Tax Foundation. Nel Vecchio Continente, l’applicazione di modelli ad aliquota unica rimane infatti piuttosto limitato, la maggioranza degli stati applica, invece, aliquote crescenti all’aumentare del reddito del contribuente. Fra gli Stati con più marcato grado di progressività troviamo Belgio, Francia e Portogallo. Fra i Paesi che applicano un criterio di tassazione tendenzialmente proporzionale al reddito troviamo l'Ungheria e la Lettonia.
 
Filosofie fiscali a confronto
Il fatto che il criterio della tassazione progressiva sia ancora molto diffuso in Europa (e che amministrazioni autonome come quella scozzese abbiano compiuto passi decisi verso una Income Tax più progressiva) sembra confermare la solidità di quanto affermato all’articolo 53 della Costituzione italiana: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragiona della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Si tratta di un criterio – si legge nei verbali dell’Assemblea Costituente – che, rispetto alla semplice proporzionalità della tassazione, è “più democratico, più aderente alla coscienza della solidarietà sociale e più conforme alla evoluzione delle legislazioni più progredite”. La filosofia fiscale della Tax Foundation tende, invece, a considerare la marcata progressività del sistema fiscale come una zavorra per il sistema economico. “Elevate aliquote marginali possono rendere il lavoro aggiuntivo più costoso – si legge, infatti, nell’analisi della Fondazione – e portare le persone a decidere di rimanere in posizioni meno produttive o scegliere di non lavorare. Quando le aliquote fiscali elevate aumentano il costo del lavoro, ciò ha l'effetto di ridurre le ore lavorate, il che riduce la quantità di produzione nell'economia”.
 
La "battaglia" delle aliquote
La classifica dei Top Rate della Income Tax non conferma in modo davvero convincente la tesi sostenuta dal Think Tank. A una prima analisi, i Paesi che optano per aliquote marginali dell’imposta sui redditi particolarmente basse non sembrano beneficiare di particolari picchi della produttività. Ad esempio, in Ungheria è stata approvata, ad aliquota unica vigente e dopo un acceso dibattito, una norma che aumenta le ore di lavoro settimanale con l’introduzione di straordinari obbligatori fino a 400 ore all’anno. Ma veniamo ai numeri. Secondo lo studio della Fondazione, nel continente europeo i Paesi con le aliquote fiscali massime più basse sono l'Estonia (21,3%), la Lettonia (21,4%) e la Repubblica Ceca (31,3%). Gli Stati con le aliquote più elevate - applicate ovviamente alle soglie di reddito più alte - sono invece la Slovenia (61,1%), il Portogallo (61%) e il Belgio (60,2%). Se, poi, spostiamo la nostra attenzione sulla fascia di reddito alla quale si applica l'aliquota più elevata, la ricerca della Fondazione di Washington D.C. mette in evidenza due tendenze distinte. Da un lato l'Ungheria, che - si legge nell'analisi - "applica un'imposta fissa del 33,5% su tutti i redditi guadagnati" - e la Lettonia (aliquota massima applicata ai redditi annuali superiori a 804 euro) e dall'altro la Francia, il Portogallo e l'Austria, che sono i Paesi che hanno le soglie di reddito più alte (rispettivamente 562.377, 361.936 e 280.900 euro) per le aliquote fiscali più elevate.
 
Che cos’è la Tax Foundation?
Lo studio “Top Income Tax Rates in Europe” è stato elaborato dalla Tax Foundation, un think tank statunitense fondato nel 1937. Nato per pubblicare studi e ricerche sulla politica fiscale negli Usa, ha da tempo esteso la sua azione di monitoraggio e analisi su scala globale.
 

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