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Dal mondo

India, pronti gli alert del Fisco
per chi commercia in bitcoin

Circa 5mila tra contribuenti e imprese attivi sul mercato delle cripto-valute sotto la lente delle Entrate

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Eppur si muove. Mentre le monete virtuali mettono a segno record su record, 15mila, 16mila, fino a 20mila dollari, per poi tornare a scendere, i Governi iniziano a preoccuparsi e ad approfondire non soltanto il rischio bolla-speculativa ma, soprattutto, la possibilità che una quota preponderante dei flussi finanziari che navigano sull’oceano apparentemente tranquillo delle divise virtuali siano in realtà originati da traffici e da attività illecite. E comunque, nonostante il profilo particolare delle cripto-valute, già emerge in diversi Paesi un nutrito gruppo di nuovi ricchi contribuenti, al medesimo tempo titolari di stock significativi di, per esempio, bitcoin. Nell’attesa che Governo e Banca Centrale forniscano indicazioni chiare, l’Amministrazione finanziaria federale indiana ha deciso di anticipare eventuali mosse, sotto il profilo strettamente fiscale naturalmente.

Gli alert del Fisco reali su ricchezze virtuali
La novità predisposta dall’Agenzia delle Entrate di Nuova Delhi prevede l’invio, cartaceo, di un nutrito elenco di avvisi o comunicazioni dirette a coloro che, ad oggi, risultano essere i maggiori possessori e scambisti di cripto-valute sul mercato indiano. Si tratta, è ovvio, di titolari di quote estremamente vantaggiose che esibiscono vere e proprie plusvalenze, ovvero, guadagni netti potenziali superiori al milione di euro.

Il contenuto delle comunicazioni delle Entrate indiane
In pratica, si tratta di veri e propri controlli fiscali su misura, rapidi, immediati. Infatti, allargando e approfondendo la sua indagine sugli investimenti e sul commercio in particolare di bitcoin, il Fisco indiano ha deciso, di fronte a squilibri reddituali evidenti e in gran parte ingiustificati, di emettere degli avvisi ad hoc indirizzati a quattro o cinque mila persone in tutto il Paese che negoziavano, o che scambiano tuttora, sulle diverse borse di questa valuta virtuale, bitcoin, non regolamentata. In anticipo e in preparazione di questi alert, le Entrate indiane hanno condotto monitoraggi e controlli approfonditi su un certo numero di scambi avvenuti sul mercato virtuale per verificare l’esistenza, questa sì concreta, di eventuali casi di evasione fiscale. Esaminati i risultati, è stato poi concordato di dare il via all’invio degli alert.

Next step
Una volta individuati i soggetti a rischio, responsabili di decine di transazioni, compravendite e persino investimenti sospetti, l’unità investigativa del Fisco indiano che ha supervisionato le operazioni provvederà, anzi, lo sta già facendo, ad inviare le informazioni in suo possesso, riguardanti sia individui sia determinate entità registrate e connesse a questi database virtuali, ad altrettante unità investigative, ben otto, simili e attive in tutto il Paese. Questo, una sorta di effetto domino a cascata, al fine di condurre un'indagine dettagliata, a tutto campo e su vasta scala, non centrata esclusivamente su specifici punti o linee della complessa rete su cui viaggiano le monete virtuali.

Se l’evasione fiscale può assumere forme virtuali
Una volta concluse le indagini, le persone e le entità i cui profili, dati e bilanci sono stati recuperati ed esaminati dal Fisco, saranno sottoposti ad una indagine ampia per evasione fiscale. Se emergeranno ragioni sufficienti, motivate e reali a sostegno dell’accusa, i soggetti interessati saranno obbligati a pagare una tassa sulle plusvalenze sia sugli investimenti realizzati grazie all’acquisto di valute virtuali, sia sugli scambi di bitcoin posti in essere. Naturalmente, i profili fiscal-finanziari delle imprese e dei singoli contribuenti coinvolti saranno sottoposti ad indagini prolungate e approfondite. Al termine, una volta archiviata questa prima fase saranno emesse comunicazioni indicanti le somme e il totale delle imposte da restituire, cui potranno essere aggiunte eventuali sanzioni.

La risposta alle critiche
In molti hanno assunto un’aperta posizione critica rispetto all’iniziativa avviata dal Fisco. Le Entrate hanno risposto in modo piuttosto chiaro. In pratica, l’Amministrazione ha agito in base alle disposizioni normative esistenti, poiché sia bitcoin sia altre valute virtuali sono a tutt’oggi illegali e non regolamentate in India.
In tale contesto, le operazioni di indagine fin qui condotte, ai sensi dell'articolo 133 A della legge sull'imposta sul reddito, sono state intraprese per raccogliere prove e per stabilire l'identità di investitori e operatori commerciali eventualmente coinvolti, le transazioni da loro stessi concluse, l'identità delle controparti e i relativi conti bancari utilizzati. Dunque, s’è trattato d’una azione di indagine ai sensi della legge sulle reti informatiche e sul cyber-crime con controlli a sorpresa e non preventivati come accade nei contesti classici della lotta all’evasione.
 
Il perché dell’azione di contrasto e d’indagine
Le Entrate indiane hanno anche spiegato perché l’intervento sia stato deciso in questi giorni. Innanzitutto, a causa dell'enorme picco registrato nel valore dei bitcoin e di altre valute virtuali, in particolare su taluni mercati e reti indiane. A ciò va poi aggiunto il sospetto che il denaro “sommerso”, “illegale” o frutto di attività comunque criminose convertito in valuta virtuale abbia, dopo la demonetizzazione, riacquistato una sorta di patente legale proprio attraverso l'uso improprio in questo caso di bitcoin. Di recente, infatti, c'è stato un balzo nel valore di un bitcoin. All'inizio dell'anno salì da $ 10.000 a quasi $ 20.000, prima di un forte calo del 20% in poche ore.

I dubbi restano
Nonostante tutto, il bitcoin e in genere le divise virtuali continuano a non essere regolamentati nel Paese e sulla loro circolazione permane un motivo di preoccupazione. La Reserve Bank of India ha anche avvertito gli utenti, i titolari e i commercianti di valute virtuali invitandoli a uscire dal mercato, mentre il Governo ha affermato in modo esplicito di non riconoscere in alcun modo le cripto-valute come moneta a corso legale in India.
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