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Dal mondo

India: qualificazione e tassazione
dei compensi per servizi tecnici (2)

A fronte delle convenzioni con Germania e Olanda, di recente due casi sono stati esaminati dai tribunali nazionali

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L’India è solita negoziare nell’articolo dedicato ai canoni (altrimenti detti royalty) delle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni l’inserimento di una apposita clausola dedicata ai corrispettivi per servizi tecnici.
 
Le due convenzioni fiscali con Germania e Olanda
Nella convenzione bilaterale India-Germania e nella convenzione India-Paesi Bassi, all’articolo 12 è stabilito che i canoni e i corrispettivi per servizi tecnici provenienti da uno Stato contraente e pagati a un residente di un altro Stato contraente possono essere tassati in questo altro Stato.
Il successivo paragrafo 2 stabilisce che i canoni e i corrispettivi per servizi tecnici possono essere altresì tassati nello Stato contraente da cui provengono, in conformità alla legislazione di questo Stato, ma se il percettore è il beneficiario effettivo dei canoni o corrispettivi per servizi tecnici, l'imposta applicata non potrà essere superiore a una percentuale dell'ammontare lordo dei canoni o dei corrispettivi per servizi tecnici rispettivamente: del 20% nella convenzione India-Paesi Bassi e del 10% nella convenzione India-Germania.
Due recenti casi, riguardanti proprio la qualificazione e la tassazione dei corrispettivi per servizi tecnici, hanno suscitato maggiori perplessità e dibattiti in dottrina.
 
I servizi di certificazione ISO
La società  TUV Management Service GmbH di diritto tedesco fornisce attraverso una stabile organizzazione in India servizi di certificazione ISO 9000 (International Organization for Standardization) ivi inclusi i controlli preventivi e successivi (surveillance audit) condotti per assicurarsi che la società rispetti gli standard previsti.
I corrispettivi ricevuti a fronte dei servizi resi sono stati considerati dal contribuente come  ricavi della stabile organizzazione, tassabili in India come componente del reddito d’impresa della stabile organizzazione medesima, secondo quanto indicato nel primo paragrafo dell’articolo 7 della convenzione India-Germania.
I verificatori hanno ritenuto che i servizi di certificazione fossero qualificabili in particolare come servizi tecnici e pertanto soggetti alle norme domestiche specifiche in materia (Section 44D del Income Tax Act). Queste ultime prevedono che una impresa non residente, per la determinazione del reddito d’impresa della propria stabile organizzazione, debba computare le royalty o i corrispettivi per servizi tecnici percepiti da una impresa indiana al lordo delle spese sostenute relative. Viene infatti ammessa esclusivamente una deduzione forfetaria non superiore al 20% dell’ammontare lordo percepito. Nella fattispecie, i verificatori hanno deciso di non ammettere alcuna deduzione.
Il Mumbai Bench of the Income-tax Appellate Tribunal ha deciso a favore del contribuente  stabilendo che i corrispettivi percepiti per i servizi di certificazione ISO non dovessero essere considerati corrispettivi per servizi di natura organizzativa o tecnica, ma servizi “professionali”, poiché la natura sostanziale di essi è riconducibile alla attività di revisione (audit).
 
Il rimborso di costi contro i servizi tecnici
Nel caso  di specie, una società di diritto olandese, impegnata in attività di dragaggio, bonifica e altre attività portuali connesse, si era  aggiudicata un contratto di dragaggio in India. Il contribuente olandese ha affidato i lavori alla propria società controllata indiana a cui forniva servizi di supporto, coordinamento,  interfaccia e di intermediazione con altri fornitori di servizi. La società controllante olandese a fronte dei servizi resi ha ricevuto dei pagamenti dalla sua controllata indiana che, sulla base di un cost allocation agreement, sono stati considerati dal contribuente un mero rimborso di spese. I verificatori hanno invece considerato tali servizi come corrispettivi per servizi tecnici che, ai sensi dal trattato India-Paesi Bassi, dovevano essere  assoggettati ad applicazione di ritenuta alla fonte in base alla norma interna. È stato proprio il cost allocation agreement che ha indotto i verificatori a considerare i pagamenti come corrispettivi per servizi tecnici in quanto in esso era esplicitamente indicato che la società indiana non aveva la competenza tecnica e le risorse materiali necessarie per eseguire il contratto di dragaggio e che la controllante olandese dovesse fornire il know-how ed i servizi necessari.
Il  Chennai Bench of the Income-tax Appellate Tribunal  ha dato ragione al fisco indiano aderendo alle conclusioni dei verificatori per i quali andava considerato l’elevato livello di know-how tecnico necessario a svolgere i servizi forniti dal contribuente a supporto delle attività della filiale indiana. Infine, a sostegno della loro posizione, sebbene la questione  non sia stata affrontata in verifica, i giudici hanno evidenziato che il valore di libera concorrenza dei servizi resi dovesse probabilmente includere anche un elemento di profitto (mark up) e non soltanto consistere in un mero rimborso di costi.

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