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Dal mondo

India, sull'onda della tonnage tax
per le navi è record di stazza

I dati diffusi dal governo confermano la crescita della flotta commerciale che supera i 10 milioni di tonnellate

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Il contributo alla crescita fornito dalle misure fiscali di sostegno attuate dal governo a partire dall'esercizio finanziario 2004-2005 ha prodotti i suoi effetti.  Dal 1° aprile 2004, anno di introduzione delle tonnage tax, al 1° settembre 2010, la consistenza della flotta commerciale indiana è passata da 6,94 milioni di tonnellate di stazza lorda a oltre 10 milioni. I dati sono stati diffusi in questi giorni dal governo e confermano un risultato da record.

I dati aggiornati al 2010
Al primo settembre 2010 il tonnellaggio di stazza lorda delle 1.029 navi che battono bandiera indiana è di 10,1 milioni di tonnellate, di cui 693 fanno riferimento a navi impiegate in traffici di cabotaggio e 336 a navi operative in traffici internazionali. Al 31 dicembre 2009, sempre secondo dati diffusi dal Dipartimento indiano della navigazione, la flotta era costituita da 966 navi per un totale di 9,41 milioni di tonnellate di stazza lorda. Shipping Corporation of India (80 navi per 30,8 milioni di tsl), Great Eastern Shipping Co (65 navi per 16,3 milioni di tsl), Varun Shipping (16 navi per 4,1 milioni di tsl), Mercator Line (16 navi per 6,9 milioni di tsl), Essar Shipping & Logistics (29 navi per 4,4 milioni di tsl), questa la classifica delle compagnie armatoriali con la più consistente flotta di bandiera nazionale aggiornata al 31 ottobre 2009.
 

La tonnage tax in India
L'impresa di navigazione può scegliere di mantenere un regime di imposta che fa riferimento ai profitti di contabilità oppure corrispondere un importo fisso calcolato con riferimento al tonnellaggio da trasporto. Sotto il profilo della composizione degli equipaggi, almeno il 15% deve essere composto da personale di lingua nazionale. Sono alcune delle condizioni che devono essere rispettate per poter aderire al regime opzionale della tonnage tax. In caso contrario scattano le sanzioni con multe salate e perdita dei benefici garantiti dal sistema (il calcolo delle imposte passa dal 5 al 30% e le multe possono arrivare sino a 30mila euro per nave).
 

Dalla tonnage tax alla navigazione di cabotaggio
Il regime delle tonnage tax è stato introdotto nel 2004 e trapiantato in India sull'esempio di quanto già fatto da altre marinerie mercantili europee. Anzi l'India è stato il primo tra gli Stati extraeuropei ad aver inserito nel proprio ordinamento un sistema di tassazione forfetaria simile a quello adottato dalla Gran Bretagna. E non soltanto. Risale al 1998 l'approvazione da parte del governo di un pacchetto di misure che consente la navigazione di cabotaggio soltanto alle navi possedute per almeno il 51 per cento da interessi indiani e proibisce i collegamenti costieri svolti da navi possedute per il 51% da interessi stranieri.
 

Il sistema portuale indiano
L'India può contare su 11 porti principali di cui cinque sulla costa orientale e sei su quella occidentale a cui si aggiungono circa 140 porti minori. Spetta al Port Trust of India la gestione degli 11 porti principali mentre quella dei minori è affidata ai governi statali. L'ultimo porto realizzato in ordine cronologico è quello di Nahava Sheva vicino Mumbay, di recente costruzione, dotato di tecnologie moderne in grado di gestire navi portacontainer fino ad 80mila dwt (dead weight tonnage).
 

Gli obiettivi della tonnage tax
Rilanciare l'industria marittima nazionale che negli ultimi anni ha subito i contraccolpi dell'agguerrita concorrenza dei Paesi terzi. Questo l'obiettivo che il governo si proponeva di raggiungere con l'introduzione del sistema della tonnage tax. Una leva competitiva, come sostenuto in più occasioni dalla Commissione europea, per sostenere il trasporto marittimo, garantire la prevenzione dell'inquinamento marino e favorire una politica di semplificazione fiscale. Altrettanto deleteria si è rivelata la diffusione sul territorio del flagging out, un fenomeno che ha colpito anche l'Europa e caratterizzato dal passaggio delle navi da una bandiera nazionale ad alto costo ai registri open, più competitivi sul piano dell'attività amatoriale e meno vincolati alle procedure che disciplinano nei registri tradizionali gli aspetti fiscali e societari, gli standard di sicurezza e la scelta degli equipaggi delle imprese di navigazione. 


Outcome budget 2010-2011 (Fonte: Dipartimento della Navigazione)
 

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