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Dal mondo

Irlanda, la crisi è al capolinea.
Parola di Ocse

Il Fisco guida la ripresa dopo una lunga fase di recessione e incertezza dei mercati. La crisi morde meno e molla la presa

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Irlanda in uscita dal tunnel della crisi? La risposta ufficiale dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, lascia pensare positivo. L'ultimo rapporto sull'economia del Paese verde dipinge un quadro incoraggiante: i segni della crisi, acuiti da una profonda recessione e dall'incertezza dei mercati finanziari, sono ancora tutti sul campo, ma le prospettive di lungo termine appaiono migliori rispetto a quelle di altri Stati europei ancora sotto schiaffo, come la Grecia e, seppure in misura minore, il Portogallo. A fare la differenza sono, in particolare, la competitività e le esportazioni, che grazie alle buone performance trascinano una ripresa modesta, ma sufficiente a garantire una crescita dell'1,2 per cento nel 2011. Una previsione confortante rispetto al desolante tasso dello zero per cento stimato dalla stessa Ocse nell'Economic Outlook di maggio.

Fisco protagonista della ripresa - A dominare la scena della ripresa irlandese, secondo la recente analisi pubblicata dall'organizzazione internazionale, è un protagonista di peso: il Fisco. Il rigoroso piano di consolidamento fiscale tracciato quasi un anno fa sotto la regia comune dell'Unione europea e del Fondo monetario internazionale nell'ambito del programma di stabilizzazione sta sortendo effetti positivi e va sostenuto fino al raggiungimento dell'obiettivo d'oro: riportare il disavanzo pubblico sotto la soglia del 3 per cento del Pil entro il 2015. Un traguardo ambizioso, se si considera che per il 2011 le stime Ocse assegnano all'Irlanda un deficit del 10 per cento. Le aspettative però sono positive. Questo parametro dovrebbe imboccare, a partire dai prossimi anni, una traiettoria discendente.

Gli spazi di manovra per uscire dalla crisi - Nel dettaglio, per garantire gli obiettivi di consolidamento fiscale, l'Ocse raccomanda che i tagli alla spesa si concentrino sull'efficienza del settore pubblico, sulla riforma dello Stato sociale e sulla riduzione dei progetti infrastrutturali. Ancora, la base imponibile dovrebbe essere ampliata attraverso una riduzione delle agevolazioni e delle esenzioni, le cosiddette "tax expenditures", e l'introduzione, già programmata, di forme di tassazione della proprietà.
Il rapporto Ocse dedica un capitolo anche alla necessità di avviare urgenti riforme che riportino in salute il settore bancario, dal miglioramento del processo di rinegoziazione dei debiti delle famiglie alla riduzione degli schemi di garanzia per le banche. La supervisione dovrebbe concentrarsi su un numero limitato di indicatori, come il livello di indebitamento e di credito e una capitalizzazione commisurata alla dimensione della banca.
Un'attenzione speciale è dedicata anche al mondo del lavoro. L'Irlanda, secondo lo studio Ocse, dovrebbe puntare a ridurre il suo tasso di disoccupazione, attualmente fermo al 14,2 per cento, e aiutare i disoccupati di lunga data a rientrare in attività, principalmente promuovendo politiche che favoriscano l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e mettendo in cantiere una rigorosa riforma del welfare.
Sul fronte della competitività, l'Ocse auspica un'ulteriore riduzione del costo del lavoro, il potenziamento della concorrenza nel settore chiave dell'energia e il miglioramento della qualità del sistema scolastico.
In questo contesto, tutto lascia prevedere che le nubi nere della crisi si stiano allontanando dall'orizzonte irlandese. "Se l'economia continua a crescere - ha dichiarato Robert Ford, direttore aggiunto della Country Studies division dell'Ocse - l'Irlanda dovrebbe cercare di ridurre il deficit prima di quanto richiesto dal programma, in modo da guadagnare credibilità sui mercati finanziari".
 

Cosa c'è dietro le spalle - La stretta della crisi, si legge nel Rapporto economico sull'Irlanda, ha iniziato a soffocare l'economia del Paese nel 2008, dopo oltre un decennio di crescita stellare che aveva fatto schizzare il Pil pro capite sino al quarto più alto nell'area Ocse. Un boom inizialmente sostenuto da solidi aumenti di produttività, ma successivamente naufragato nella bolla speculativa alimentata da un'eccessiva espansione del credito e nella morsa della crisi economica e finanziaria globale. Le iniezioni di denaro pubblico per salvare le banche hanno allargato a dismisura la macchia del debito statale ed è proprio per arginare questa emorragia che l'Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno lanciato un programma straordinario di interventi, attualmente in corso, che prevede aiuti per 85 miliardi di euro in tre anni. È in questo contesto che l'Ocse riconosce i progressi dell'economia irlandese e, nello specifico, gli sforzi messi in campo per tagliare il deficit, anche se la strada del risanamento e del riequilibrio finanziario è ancora lunga e non priva di incognite.


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