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Dal mondo

Gli ispettori fiscali senza frontiere
raccolgono mezzo miliardo di dollari

È l’incasso realizzato dai Paesi in via di sviluppo nell’ambito del progetto di Tax Inspectors without borders di Ocse e Nazioni Unite

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Maggiori entrate fiscali per 532 milioni di dollari. È il risultato del supporto fornito ai Paesi in via di sviluppo nell’arco dei sette anni di attività del progetto Tax Inspectors without borders, promosso dall’Ocse e dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp). Dentro questa cornice, vengono attivate ogni anno varie partnership bilaterali per cui gli ispettori fiscali di uno Stato già consolidato all’interno della rete della trasparenza Ocse si affiancano ai colleghi di un Paese in via di sviluppo e danno loro supporto “gomito a gomito” nello svolgimento pratico dei controlli fiscali, condividendo esperienze, metodologie e competenze. Lo scopo di questo programma, che ha avuto inizio nel 2012, è quello di trasmettere alle amministrazioni fiscali dei Paesi di più recente adesione Ocse il know-how necessario per produrre nel minor tempo possibile i risultati concreti di un più efficace contrasto all’economia sommersa, soprattutto grazie allo sfruttamento della tecnologia e della cooperazione fiscale in ambito internazionale.

Una panoramica lunga sette anni
L’Ocse ha raccontato gli ultimi risultati del progetto nel report Tax Co-operation for Development, che passa in rassegna le diverse attività realizzate tra il 2012 e il 2019 per fornire consulenza e sostegno nel campo dell’amministrazione del fisco ai Paesi in via di sviluppo. Il report fa una panoramica di tutti i programmi specifici messi in campo dall’Organizzazione di Parigi nell’implementazione delle policies e degli strumenti contro evasione fiscale e pianificazione fiscale aggressiva. Il supporto è passato attraverso progetti diversi e complementari. Prima di tutto, lavorando per spingere sempre più Paesi a unirsi alla rete della cooperazione e della trasparenza ai fini fiscali dell’Inclusive Framework e a portare avanti le 15 azioni del progetto Beps, ma anche fornendo l’assistenza pratica necessaria per introdurre le giuste normative e per utilizzare al meglio gli strumenti della cooperazione. In questo filone si inseriscono i progetti bilaterali del Tax inspectors without borders.

Quanto paga il tutoraggio internazionale
Dentro il più ampio cappello della cooperazione internazionale, lo scopo di Tax inspectors without borders è quello di dare un sopporto pratico e immediato ai Paesi in via di sviluppo nella realizzazione concreta delle diverse azioni previste dal progetto Beps e dalla cooperazione stessa. Le varie partnership realizzate in sette anni hanno portato a maggiori incassi di 532 milioni di dollari, di cui 334,2 milioni realizzati in Paesi africani, 138,9 nell’area dell’America latina e dei Caraibi, 57,4 milioni in Asia e 1,5 milioni dell’Europa dell’Est. Tuttavia, il vantaggio non è solamente legato alle maggiori entrate fiscali, ma anche ai progressi che un Paese può acquisire nel rafforzamento di un buon sistema fiscale, di una rete di servizi verso l’utenza in un’ottica di miglioramento e incentivazione della tax compliance con i propri cittadini, con risultati più duraturi, ma sicuramente visibili solo a medio-lungo termine.

I numeri delle collaborazioni senza frontiere
Il Tiwb ha avuto un’accelerata nel 2016, quando sono stati programmati 100 nuovi progetti di partnership da avviare entro il 2020. Di questi, a fine 2019 ne erano già stati iniziati e completati 28 (che sono diventati 33 al 30 aprile 2020), mentre altri 67 erano in corso o in via di lancio, per un totale di 95 progetti su 100. Normalmente un programma dura dai 18 ai 24 mesi, nel corso dei quali gli ispettori fiscali del Paese partner si spostano periodicamente nel Paese ospitante per affiancare i colleghi nelle attività di controllo.  Dall’inizio dell’emergenza Covid-19 le visite si sono ovviamente fermate e le collaborazioni stanno andando avanti da remoto. Col tempo, si sono anche ampliati gli ambiti del progetto fino a comprendere un affiancamento anche per l’uso efficace dei dati ottenuti tramite lo scambio automatico di informazioni (AEOI), i controlli congiunti e i trattati fiscali e per le indagini investigative. Su quest’ultimo fronte, sono già stati lanciati progetti mirati in Armenia, Colombia, Kenya, Pakistan e Uganda.

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