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Israele: migliorare la gestione
delle entrate si può con le riforme

A indicare una accelerazione del processo di trasformazione è il Fondo monetario internazionale nel nuovo Report

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Il Fondo monetario internazionale ha recentemente pubblicato un Report sulla situazione economica e finanziaria di Israele. Secondo il Fondo, il Paese sta vivendo una crescita economica solida con un basso tasso di disoccupazione e questo è un momento particolarmente favorevole per intraprendere riforme che contribuiscano a sostenere una crescita forte e inclusiva. La politica monetaria dovrebbe continuare a sostenere il ritorno dell'inflazione alla fascia prestabilita. 

Il report aggiunge anche che Israele può ottenere notevoli guadagni di produttività attraverso riforme ben progettate, tra cui misure per garantire che la regolamentazione consenta di conseguire i suoi obiettivi di politica pubblica a costi inferiori. Le prospettive economiche del Paese a breve termine sono positive, ma le sfide aumenteranno nel corso del tempo. Si prevede una crescita moderata della domanda interna,  ma una stabilità delle esportazioni contribuirà a mantenere la crescita reale del Pil a circa il 3% nel 2017. L'inflazione dovrebbe aumentare gradualmente, ma ci sono incertezze intorno alla tempistica di questo aumento.
 
La politica fiscale del Paese
Nel 2016 Israele ha esteso il suo record di riduzione del debito pubblico. Il deficit del governo centrale si attesta al 2,1% del Pil, ben al di sotto dell'obiettivo del 2,9%, mentre la spesa è stata mantenuta nel rispetto del budget e dei ricavi e ha superato le proiezioni, in parte a causa di vendite eccezionalmente elevate di veicoli e automobili. Il debito pubblico è diminuito di quasi 2 punti percentuali, arrivando al 62 % del Pil, grazie al basso deficit e ad una forte crescita del Pil nominale. Tuttavia, nonostante solide prospettive economiche, il bilancio del biennio 2017-18 consente ancora alti deficit e un debito gradualmente crescente.

Gli obiettivi centrali del disavanzo pubblico sia per il 2017 e il 2018 sono stati elevati al 2,9% del PIL, dal 2½ e 2¼ per cento rispettivamente. Alcune delle nuove misure di spesa contenute nel bilancio sono positive, gli investimenti invece crescono poco. La politica di bilancio dovrebbe sostenere di più il potenziale di crescita di Israele. Le riforme di istruzione e formazione professionale, sostenute da risorse aggiuntive, potrebbero ridurre l'ampio divario registrato nei risultati educativi, rafforzare le competenze di quelli già in opera, e aiutare le donne arabe e gli uomini ad entrare nel mondo del lavoro.
 
Entrate fiscali
Secondo il report, le entrate fiscali del Paese possono essere significativamente migliorate grazie ad una riorganizzazione dei benefici fiscali (per un totale pari al 5% del Pil), in sostituzione della completa esenzione Iva e attraverso misure mirate per migliorare la gestione delle entrate. Complessivamente, la politica fiscale dovrebbe mirare a mantenere il deficit di circa il 2% del Pil in media nell'arco del ciclo. Un deficit del governo centrale su questa scala (pari al 3% del Pil per le amministrazioni pubbliche sulla base delle statistiche sulla finanza pubblica) genererebbe un graduale declino del debito in tempi normali, ricostruendo lo  spazio fiscale dopo le recessioni che si traducono in deficit e  debito.

Un Paese ad alto tasso di innovazione tecnologica
Israele, inoltre, è tra i maggiori poli mondiali dell’innovazione e della ricerca. Infatti, vanta attualmente il più alto numero di aziende high tech per abitante: quasi cinquemila per otto milioni di persone. Una ogni milleseicento. Questi, alcuni dei dati emersi durante il Festival dell’Innovazione digitale tenutosi a Tel Aviv lo scorso settembre. Le strategie adottate dal governo hanno collocato Israele al primo posto tra i Paesi che investono di più in ricerca e sviluppo, superando Stati come Svezia, Finlandia e Giappone, con incentivi alla ricerca e sviluppo che rappresentano il 4,1% del Pil.

L'ecosistema in cui operano le start-up locali, facilita, inoltre, le possibilità di fundraising da parte di venture capital locali ed esteri. Israele è considerato, infatti, leader mondiale per quanto concerne investimenti venture capital per capita; negli ultimi anni un numero sempre maggiore di investitori internazionali ha maturato la convinzione che lo stato dell’economia israeliana possa essere valutato indipendentemente dalle preoccupazioni sulla stabilità geopolitica regionale.
 
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