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Dal mondo

Il J5 compie 1 anno.
È già tempo di bilanci

Riuniti a Washington i Direttori delle Entrate dei 5 Paesi partner, Usa, Uk, Canada, Australia e Olanda

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Direttori, Commissari e responsabili delle cinque Amministrazioni finanziarie che un anno fa inaugurarono il Joint Chiefs of Global Tax Enforcement, o J5, si sono incontrati di recente a Washington per celebrare il primo anniversario della sua costituzione e fare il punto sui risultati raggiunti. In particolare, le cinque autorità fiscali interessate, in rappresentanza degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Canada, dell'Australia e dei Paesi Bassi, in questa occasione hanno scelto di approfondire e di condividere le rispettive conoscenze concentrandosi sì su aree di ambito transnazionale, ma in special modo sulla rilevanza crescente del cybercrime e dell’uso delle criptovalute in materia di evasione fiscale ed elusione. Naturalmente, l’obiettivo resta sempre quello di condividere informazioni e dati in tempo oramai quasi-reale.

Questione di risultati
Ad oggi, il J5 è impegnato in oltre 50 indagini condotte tutte nell’ambito dell’evasione internazionale di taglia prominente. In particolare, una di queste investigazioni si concentra su entità finanziarie globali i cui intermediari facilitano o assistono i contribuenti/utenti/clienti nel sottrarre i rispettivi  redditi al fisco. Questi “facilitatori” e/o consulenti dell’evasione a grandi cifre si riteneva, in precedenza, che non fossero cittadini dei Paesi membri del J5. Ad ogni modo, le autorità fiscali coinvolte – Australian Criminal Intelligence Commission (ACIC) e Australian Taxation Office (ATO), Canadian Revenue Agency (CRA), l'olandese Fiscal Intelligence and Investigation Service (FIOD), la britannica Her Majesty's Revenue & Customs (HMRC) e la statunitense Internal Revenue Service Criminal Investigation (IRS-CI) - cooperano anche su questioni riguardanti i reati di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite, il contrabbando illegale di merci, oltreché frodi e casi di evasione fiscale concernenti singoli individui, quindi non soltanto multinazionali. Inoltre, ci sono già stati centinaia di scambi di dati tra le Amministrazioni-partner del J5, tant’è che il volume dell’interscambio registrato nell'ultimo anno supera quello cumulativo riferito ai 10 anni precedenti. Del resto, furono proprio le cinque amministrazioni fiscali che nel 2018 decisero la creazione di un gruppo di controllo e di vigilanza internazionale finalizzato al contrasto del crimine finanziario e all’accelerazione delle procedure necessarie per attivare lo scambio di dati in casi di grande rilievo.

La strategia investigativa modello J5
Ogni Paese, tra quelli membri del J5, ha fin qui sfruttato diverse funzionalità per migliorare l'efficacia e il successo delle rispettive indagini fiscali. In sostanza, lavorando sulla base dei trattati e delle leggi esistenti in materia di cooperazione fiscale, le cinque Amministrazioni hanno condiviso volumi crescenti di informazioni e sono stati in grado di aprire nuovi filoni di indagine e, al contempo, di approfondire con maggior speditezza casi già esistenti. In sintesi, più efficienza e celerità nella gestione. Come affermato da Will Day, vice commissario delle Entrate australiane, ATO, "L'intelligenza collettiva disponibile attraverso il J5 è strumentale nel consentirci di affrontare minacce di crimine finanziario gravi e organizzate che si trovano sia in Australia che al di fuori dei confini nazionali”. Ecco il punto innovativo, la costituzione di “un’intelligenza” nuova, collettiva, condivisa, come strumento che il fisco, ancora nazionale, può comunque mettere in campo per frenare e per combattere i reati fiscali che, in un mondo sempre più globale, continuano ad evolversi in termini di sofisticazione e complessità.
Simon York, Direttore dell’HMRC Fraud Investigation Service, è stato il più netto nel definire i risultati del J5. Questa la sua dichiarazione: "In soli 12 mesi, questa rete si è rafforzata con oltre 50 indagini in corso, il che significa che ora alcuni dei fattori più dannosi o più prolifici del crimine fiscale sono nel nostro mirino. Un lavoro che ha visto l’HMRC garantire oltre 2,9 miliardi di sterline da evasori fiscali offshore dal 2010. Il nostro messaggio rimane chiaro - non importa quanto tu pensi di essere sicuro, il J5 si sta avvicinando".

Nel mirino degli investigatori anche il ricorso alle piattaforme telematiche
Oltre al lavoro sul cybercrime e sulle valute virtuali, il J5 si è concentrato anche su piattaforme che consentono a ciascun Paese di condividere le informazioni in modo più rapido e organizzato. FCInet è una di queste piattaforme. Si tratta di una rete di computer virtuale decentralizzata che consente alle agenzie di confrontare, analizzare e scambiare dati in modo anonimo. Aiuta gli utenti, cioè le autorità fiscali competenti, a ottenere le informazioni giuste in tempo reale e consente alle Amministrazioni finanziarie di diverse giurisdizioni di lavorare insieme rispettando la reciproca autonomia nella gestione e nell’indagine di casi condivisi. Tutti i partner interessati possono congiuntamente collegare e condividere le informazioni. In sostanza, FCInet non raccoglie dati, ma ne collega volumi istantaneamente per fornire soluzioni rapide, immediate. FCInet, infatti, è un sistema decentralizzato non commerciale, in quanto sviluppato da un’istituzione pubblica, che consente ai FCIS - Financial Criminal Investigation Services - di diverse giurisdizioni e Paesi di lavorare insieme. Grazie al FCInet, i FCIS, cioè le diverse autorità fiscali coinvolte, possono congiuntamente collegare le informazioni, senza la necessità di consegnare dati o controllo a un database o autorità centrale e senza intrusione illegale sulla privacy.

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