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Dal mondo

Kenya: taxi con il servizio Uber
molte chiamate, ma poche tax

La concorrenza con altri operatori locali evidenzia la necessità di regolare il settore sotto il profilo tributario

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Il servizio Uber che consente di prenotare un veicolo con conducente grazie all’app da installare sul proprio smartphone o tablet è sbarcata anche in Kenya l’anno scorso creando non pochi problemi. L’utilizzo della app è possibile inserendo l’account che deve essere creato tramite il web nell’apposita pagina del sito Uber e nella quale sono richieste le informazioni di base che permettono le comunicazioni, il pagamento e la fatturazione del servizio, compresi ovviamente gli estremi della carta di credito di riferimento. Il nuovo servizio ha ricevuto critiche dagli operatori dei taxi locali del Paese che hanno protestato poiché, secondo loro, non pagherebbe le imposte dovute e previste per legge con evidenti problemi a livello fiscale. L’azienda statunitense di trasporto privato Uber ha in progetto di espandersi quest’anno anche in Tanzania, Ghana e Uganda.
 
Come funziona Uber
Il servizio Uber non prevede pagamenti in contanti ed i conducenti Uber non ricevono mance. Ogni pagamento viene gestito attraverso la app e la carta di credito legata all’account, compreso quello dei taxi a cui si può “preimpostare” una mancia all’interno del proprio profilo personale sul sito Uber. Il costo effettivo di un tragitto è naturalmente variabile in funzione di tre fattori: la distanza percorsa, il tempo impiegato ed il tipo di servizio prescelto. Il Segretario dei Trasporti del Kenya ha dichiarato che c’è bisogno di rivedere le politiche del settore fiscale per regolare le innovazioni poiché c’è un buco normativo per questo tipo di servizi.
Uber utilizza conducenti privati di auto che scaricano l’app e pagano all’azienda una royalty del 20% sui profitti ottenuti con le corse, ma il denaro contante non viene tassato: questo perché l’azienda si descrive come tecnologica e quindi non legata a regolamenti previsti per i fornitori di servizi pubblici.
I servizi di taxi locali in Kenya sono effettuati da operatori privati o associazioni che sono regolamente dai governi e dall’Autorità nazionale per la Sicurezza e i Trasporti. Gli operatori di questi servizi devono pagare 60 scellini kenioti al mese per la portata dei passeggeri o 2400 scellini come tassa prima che un veicolo di servizio pubblico sia registrato.
 
La questione aperta del Fisco
Il modello di business Uber è replicabile in tutti i Paesi in cui opera ed è diventato motivo di frizioni tra l’azienda e gli operatori locali. La questione della tassazione è al centro di una diatriba internazionale poiché ha messo in evidenza lacune fiscali che permettono all’azienda di evitare di pagare le tasse grazie ad un complesso sistema di società sussidiarie (sembra siano almeno 135 in tutto il mondo). Un sistema rischioso, viste le sempre più frequenti richieste di trasparenza e gli attacchi ad altri big che usano sistemi simili.
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