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Dal mondo

L’analisi del Facti panel Onu.
Contrasto ai flussi finanziari illeciti.

Il report presentato della task force dell’Onu contiene indicazioni per contrastare a livello globale i flussi finanziari illeciti

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Un accordo globale per l’integrità finanziaria necessaria per garantire uno sviluppo sostenibile per tutti i Paesi, questo è quanto chiede nel report presentato a fine febbraio il Facti panel (High-level panel on International financial accountability, transparency and integrity for achieving the 2030 Agenda). La task force, istituita un anno fa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), ha presentato i risultati di un anno di lavoro, proponendo 14 raccomandazioni per combattere i flussi finanziari illeciti dovuti a corruzione, elusione ed evasione fiscale, riciclaggio di denaro e proventi di attività criminali.

I dati del fenomeno 
“I flussi finanziari illeciti rappresentano un problema sistemico che richiede una soluzione sistemica”, con questo approccio il paper dei 15 esperti del panel, intitolato Financial integrity for sustainable development, affronta l’argomento, elaborando anche una serie di soluzioni.  
Il report parte da una quantificazione del fenomeno evidenziando come il 10% del Pil globale sia detenuto in conti e assetti finanziari off-shore e circa 7mila miliardi di dollari della ricchezza privata mondiale sia nascosta in giurisdizioni segrete e paradisi fiscali. Inoltre, le perdite globali per i governi causate dallo spostamento dei profitti delle multinazionali vanno da 550 a 600 miliardi di dollari all’anno. I dati sottolineano come il fenomeno dei flussi illeciti di denaro rappresenti per gli Stati una vera e propria sottrazione di risorse economiche che, se portate allo scoperto, potrebbero ridurre le diseguaglianze e, nel caso dei Paesi in via di sviluppo, garantire i servizi sociali di base (acqua, sanità, elettricità, abitazioni). 

Le raccomandazioni per un fisco più equo 
Alcune raccomandazioni contenute nel report hanno una forte valenza fiscale. Sul fronte della trasparenza, secondo gli esperti dell’Onu tutte le imprese multinazionali dovrebbero rendere pubbliche le proprie informazioni finanziarie (tra cui profitti, base imponibile, tasse pagate, perdite, numero di dipendenti) suddividendole per ciascun Paese dove operano e generano valore economico. I dati dovrebbero essere accessibili a tutti. Questo livello di trasparenza, sottolinea il report, potrebbe essere raggiunto velocemente tramite l’Inclusive framework on Beps e, in modo ancora più ampio, attraverso l’adozione di una Convezione fiscale Onu valida a livello globale come strumento di cooperazione internazionale. La stessa Convenzione dovrebbe prevedere anche un meccanismo universale di risoluzione delle controversie fiscali. 
Ampio spazio è dedicato anche al tema della giusta tassazione e dell’equità fiscale. Secondo il report, le norme fiscali internazionali non sono particolarmente adeguate alla situazione e alle esigenze dei Paesi in via di sviluppo. L’evasione fiscale provocata dallo spostamento dei profitti delle multinazionali nei regimi a fiscalità privilegiata e non in quelli dove operano, inoltre, comporta delle perdite di gettito soprattutto per i Paesi con reddito pro capite più basso. La creazione di un’imposta sul reddito societario minima globale applicata su una base imponibile comune ridurrebbe di molto l’impatto della concorrenza fiscale dannosa. L’imposta dovrebbe essere congegnata in modo da permettere agli Stati di incentivare lo sviluppo sostenibile mantenendo un alto livello di tassazione per garantirsi le risorse economiche necessarie. 
Infine, secondo gli esperti Onu, sono necessarie nuove regole sulla tassazione dell’economia digitale: quelle elaborate dall’Ocse sino a ora sono ancora eccessivamente complesse e non adatte alle necessità dei Paesi in via di sviluppo. 
 

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