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Dal mondo

L’Iva debutta in Angola.
La misura fiscale in vigore dal 2019

La nuova disposizione si è resa necessaria per assicurare al Paese una fonte di gettito più stabile

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Anche l’Angola avrà la sua Imposta sul Valore Aggiunto. E’ prevista per gennaio 2019 l’introduzione della misura fiscale nel sistema tributario angolano. L’ultima versione della bozza del Codice sull’Iva è praticamente pronta, già condivisa con le associazioni di categoria, ma ancora suscettibile di ulteriori contributi e modifiche: manca ancora il passaggio sulla scrivania del Ministro delle Finanze, prima dell’arrivo al Consiglio dei Ministri, previsto entro il mese di luglio.
La nuova disposizione si è resa necessaria per assicurare al Paese una fonte di gettito più stabile, limitando allo stesso tempo la dipendenza del bilancio statale dagli incassi delle materie prime, di cui lo Stato africano è grande esportatore. Con l’introduzione dell’Iva, infatti, il governo angolano ha accolto il suggerimento del Fondo Monetario Internazionale, che negli ultimi anni lo affianca nella difficile gestione della crisi cominciata nel 2014 con il crollo del prezzo del petrolio.

Esordio graduale in due anni
I primi ad essere interessati dal pagamento dall’imposta saranno i grandi contribuenti, e più in generale le imprese con una contabilità organizzata, archivi aggiornati e un adeguato sistema informativo. Secondo Adilson Sequeira, coordinatore del Comitato tecnico per l’implementazione dell’Iva dell’Amministrazione Generale Tributaria angolana (AGT), le aziende potranno aderire al nuovo sistema entro un periodo di due anni; dopodiché, dal 2021, l’Iva sarà a regime in tutto il Paese.
L’Imposta sul Valore Aggiunto sostituirà quella sul Consumo, che finora ha inciso sui beni con un carico che va dal 5% al 10%, con punte massime del 20% e 30% per i determinati beni di lusso, e che verrà abolita contestualmente. Resta ancora da definire, invece, l’importo da applicare quando l’imposta entrerà in vigore, ma è molto probabile che si stabilizzerà tra il 13% e 16%, un intervallo di valori utilizzato negli Stati membri della Comunità di Sviluppo dei Paesi dell’Africa Australe, con i quali l’Angola – unico partner a non aver ancora introdotto l’Iva - intende stipulare un accordo di libero scambio.

Semplice, locale e moderna
Pur nella complessità della legislazione e della sua attuazione, l’Iva angolana dovrà essere – almeno nelle intenzioni del governo - semplice, locale e moderna. Semplice, perché deve stabilire un'ampia portata fiscale, con un numero limitato di esenzioni e con calcoli fiscali semplificati. Locale, perché tarata sulle realtà del contesto economico, sociale e produttivo dell’Angola, per esempio con l’esclusione di alcuni beni e servizi di prima necessità o con l’introduzione di regimi speciali per piccoli contribuenti o di specifiche regole applicabili alla tassazione del settore petrolifero.  Moderna, nel senso di aperta alle più innovative procedure per la presentazione degli obblighi dichiarativi e di fatturazione, e con l'inclusione delle pratiche internazionali più efficaci nella lotta all'evasione e alla frodi fiscali.

Vantaggi e obiettivi
“Il vantaggio principale dell’Iva è l’allargamento della platea di contribuenti e della base tributaria, ponendo le basi per un sistema fiscale più equo”, ha affermato Sequeira. “L’imposta è uno strumento utile per aumentare le entrate tributarie dello Stato e, di conseguenza, evitare la doppia imposizione ai soggetti passivi nella catena di produzione, distribuzione e vendita, così come accade attualmente con l’Imposta sul Consumo”. “Questa misura, poi – ha aggiunto Sequeira – ha aiutato molti Paesi in via di sviluppo a ridurre le economie informali e ad attrarre un maggior numero di contribuenti nel settore formale dell’economia”.
Da un altro punto di vista si tratta anche, quindi, di un’opportunità di sviluppo per il Paese, attraverso la promozione di una cultura fiscale sempre più ampia, che permetterà di aumentare il numero e la preparazione dei professionisti contabili ed esperti legali, sia nel settore pubblico che in quello privato, e di implementare sistemi ITC efficienti e stabili.

Una misura per ridurre gli effetti della crisi
L’introduzione dell’Iva è solo uno dei provvedimenti strutturali, anche fiscali, che il governo angolano intende mettere in atto per ridurre gli effetti della crisi e gestire un percorso di rientro dal debito pubblico e di diversificazione dell’economia. Dopo 15 anni di rapida crescita, legata per lo più all’aumento del valore di petrolio e gas, dal 2014 il Paese ha vissuto una crisi drammatica, dovuta principalmente al crollo del prezzo del barile, che ha ridotto drasticamente le entrate con pesanti effetti sul bilancio generale dello Stato, costato tagli e gravi riduzioni ai servizi e al welfare. Va considerato, infatti, che il 50% delle entrate fiscali del Paese è dipendente dal petrolio, che, insieme al gas, rappresenta oltre il 90% delle esportazioni. Una situazione complessa, che ha finito per far lievitare il debito pubblico, previsto per il 2018 attorno al 70% del Pil, e sulla quale pesa anche la svalutazione della moneta locale, il kwanza, che solo nell’ultimo anno ha perso più del 40% rispetto all’euro, con un livello di inflazione a due cifre.
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