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Dal mondo

Lotta alle disuguaglianze nel mondo.
Per Oxfam la strada è anche fiscale

Per l’organizzazione internazionale, troppo bassa la tassazione per i ricchi “over the top” e per le società multimilionarie

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La disuguaglianza nel mondo tra chi è ricco e chi è povero continua a crescere, la tassazione è un modo per fermarla e contrastarla. È questo il messaggio di fondo espresso da Oxfam nel suo ultimo report, Public good or private wealth? (tradotto in versione ridotta nel report Bene Pubblico o Ricchezza Privata?), presentato alla vigilia del Forum economico mondiale che si è svolto a  Davos, in Svizzera a fine gennaio. Come in altri casi, anche questa volta l’organizzazione internazionale unisce un’attenta analisi di alcuni parametri sulla ricchezza mondiale alla formulazione di raccomandazioni ai governi per ovviare alle criticità riscontrate. Il quadro di partenza è quello di un mondo in cui la forbice tra i pochi, pochissimi soggetti più ricchi a livello globale e la moltitudine delle persone che vivono sotto la soglia di povertà non smette di accrescersi. I sintomi traspaiono nei dati presentati nel report: dalla crisi economica del 2008 a oggi, per esempio, i patrimoni di appena 2mila individui, gli “over the top” della ricchezza, sono cresciuti di 900 miliardi di dollari solo nell’ultimo anno (2,5 miliardi al giorno), mentre all’incirca metà della popolazione mondiale, 3,4 miliardi di persone, vive oggi con meno di 5,50 dollari al giorno. Inoltre, tra il 1980 e il 2016, alla metà più povera dell’umanità sono andati solo 12 centesimi per ogni dollaro di reddito globalmente prodotto, contro i 27 centesimi a dollaro andati a solo un 1% di popolazione, quella più ricca.

Come sta la ricchezza nel mondo e come viene tassata
Specificamente dal punto di vista fiscale, le scelte prevalenti non sembrano contrastare questo divario, ma finiscono in molti casi per assecondarlo. Per le sue rielaborazioni, Oxfam mette insieme alcuni dati tratti da diverse fonti istituzionali su scala globale, come Banca Mondiale, Ocse, Fondo Monetario. Se il quadro socio-economico che ne emerge è che negli anni la disuguaglianza nella distribuzione del reddito tra la popolazione mondiale è sempre più alta, alla descrizione dei dati Oxfam innesta una riflessione di carattere fiscale, sottolineando una generale tendenza, da parte di molti governi, a intervenire per ridurre il carico delle imposte soprattutto a chi è più ricco. Prima di tutto, osserva Oxfam, la tassazione sui grandi patrimoni è in generale molto bassa. Per esempio si calcola che per ogni dollaro di imposte raccolto globalmente, solo 4 centesimi provengono dalla tassazione dei grandi patrimoni.
Inoltre, si riduce diffusamente la progressività dei sistemi impositivi. In molte realtà scendono infatti sia le aliquote massime delle imposte sui redditi delle persone fisiche, sia quelle dell’imposta sulle società. Così hanno fatto gli Stati Uniti, che sono passati da un’aliquota massima del 70% del 1980 al 37% di oggi, quasi un dimezzamento, ma anche in generale nei Paesi più ricchi l’aliquota più alta è passata mediamente dal 62% del 1970 al 38% del 2013, mentre nei paesi in via di sviluppo è oggi pari al 28% per quanto riguarda le persone fisiche e 25% per le società. La considerazione sottesa a questi dati è che dall’inizio della crisi finanziaria del 2008 a oggi il carico fiscale si è generalmente spostato dalle società alle famiglie.
Infine, rispetto al passato cresce il peso di contributi e imposte sui consumi, ovvero quelle tipologie di tassazione che non seguono una logica di progressività, ma possono avere effetti persino regressivi, dal momento che a parità di aliquota sull’acquisto di un bene, chi è più povero ovviamente devolve in tasse una quota maggiore del proprio reddito: in alcuni Paesi come Regno Unito e Brasile, considerando l’imposizione diretta e quella indiretta, il 10% più ricco della popolazione finisce per pagare in proporzione meno tasse del 10% più povero, arrivando al paradosso di un’imposizione che accresce le disuguaglianze anziché aiutare a diminuirle. A supporto di queste conclusioni, Oxfam cita i dati Ocse sulle entrate tributarie mondiali, per cui emerge che dal 2007 al 2015 solo le entrate dell’imposta sul reddito delle società sono diminuite rispetto al Pil (-0.5% entrate su Pil), mentre tutte le altre imposte, che gravano anche sulle persone fisiche, sono aumentate.

Come le politiche fiscali finiscono per essere anche politiche di genere
Le politiche fiscali possono avere un impatto diverso tra uomini e donne, a causa della disparità di condizioni tra i generi per quanto riguarda la ricchezza, la partecipazione alle decisioni politiche, al collocamento e ai ruoli di donne e uomini nella società. A livello globale le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini, ma questi ultimi possiedono il 50% in più della ricchezza delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Per queste ragioni, secondo l’organizzazione, i tagli alle imposte sulla ricchezza e ai redditi più alti favoriscono soprattutto gli uomini mentre le imposte sui consumi colpiscono maggiormente le donne, che sono spesso titolari dei redditi più bassi e per le quali il lavoro domestico, ancora loro esclusiva prerogativa in molte parti del mondo, non viene valorizzato né tantomeno remunerato in qualche forma.

Contrastare la fuga dei capitali dal Fisco per ridurre le disuguaglianze
Altro punto di natura fiscale del ragionamento condotto nel report è il danno sociale che comportano i fenomeni elusivi ed evasivi. Riportando i dati relativi all’elusione fiscale contenuti in uno studio dell’economista Gabriel Zucman, Oxfam stima in almeno 7.600 miliardi di dollari il patrimonio occultato al Fisco da parte dei soggetti a più alto reddito, corrispondenti a una perdita, per le casse erariali dei Paesi di provenienza dei capitali, a circa 200 miliardi di dollari di introiti. Si calcola, in particolare, che il 30% della ricchezza privata in Africa sia stata trasferita in paradisi offshore, privando i governi legittimi di 15 miliardi di dollari. Più in generale, il costo dell’elusione fiscale per i Paesi in via di sviluppo è pari a 100 miliardi di dollari di imposte sul reddito delle società, tutte risorse che vengono sottratte allo sviluppo dei territori e alla spesa per salute, istruzione e gli altri servizi essenziali per il benessere delle popolazioni.

Le raccomandazioni fiscali di Oxfam
La tassazione è senza dubbio uno strumento a disposizione dei governi, conclude Oxfam, per ridurre l’eccessivo disequilibrio nella distribuzione della ricchezza. A partire dallo sviluppo di tutte le iniziative internazionali per contrastare con la trasparenza la fuga dei capitali da un’equa tassazione, ma anche tramite il ritorno a una maggiore progressività dei sistemi impositivi e a un’inversione di tendenza per quanto riguarda la tassazione dei patrimoni più alti.

 

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