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In Lussemburgo sullo sgravio decide il giudice

Il caso su cui si è pronunziata la Corte amministrativa fa riferimento a imposte pagate all’estero su interessi passivi di fonte spagnola

La Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra la Spagna e il Lussemburgo prevede che il Granducato sia tenuto a concedere un credito a fronte della ritenuta in uscita subìta. Per prassi consolidata si ritiene che possa essere concesso soltanto a fronte della componente statale dell’imposta e non anche di quella municipale. Ma per la Corte amministrativa lussemburghese l’imposta municipale sugli affari è da considerare  analoga a quella comunale sul commercio esistente alla data di firma della Convenzione.
L'11 luglio la Corte amministrativa lussemburghese ha deciso su un caso di sgravio delle imposte pagate all’estero su un flusso di interessi passivi a fronte dell’imposta municipale sugli affari (municipal business tax).
L’oggetto della controversia
Il caso riguarda un soggetto lussemburghese che ha percepito interessi di fonte spagnola. Il soggetto pagante ha applicato una ritenuta in uscita. La Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra la Spagna e il Lussemburgo prevede che il Granducato sia tenuto a concedere un credito a fronte della ritenuta in uscita subìta. Una prassi ormai consolidata, tuttavia, ritiene che il credito possa essere concesso solo a fronte della componente statale dell’imposta e non anche a fronte di quella municipale. Il contribuente, tuttavia, era dell’avviso che il credito potesse essere scomputato anche dall’imposta municipale.
Il sistema di tassazione del Lussemburgo
L’aliquota dell’imposta sui redditi societari attualmente applicabile è fissata al 30,38 per cento e rappresenta il risultato di tre distinte componenti: l’aliquota base statale; l‘aliquota statale contributiva per la disoccupazione; l’imposta municipale sugli affari. Peraltro si coglie anche l’occasione per ricordare che la città di Lussemburgo, a partire dal 2006, ridurrà l’imposta locale in modo da far scendere il prelievo complessivo al di sotto del 30 per cento e precisamente al 29,63.
La disciplina convenzionale
Le disposizioni convenzionali, in linea con il modello elaborato dall’Ocse, prevedono che il Trattato trovi applicazione alle imposte che sono identiche o sostanzialmente similari a quelle già esistenti alla data di firma del Trattato. Soltanto se l’imposta sugli affari municipali soddisfa questo requisito, il contribuente lussemburghese potrà legittimamente scomputare la ritenuta subìta da tale prelievo.
La decisione della Corte
La prassi amministrativa vigente in Lussemburgo era oramai consolidata nel senso di negare tale scomputo. La Corte amministrativa, tuttavia, ha mutato il proprio orientamento sostenendo che l’imposta municipale sugli affari era sostanzialmente analoga all’imposta comunale sul commercio che era in vigore e che esisteva alla data della firma della convenzione. L’articolo 3 della Convenzione tra la Spagna e il Lussemburgo, entrata in vigore il 1° gennaio 1988, infatti, stabilisce letteralmente che "The existing taxes to which the Convention shall apply are in particular: …the individual income tax (l'impôt sur le revenu des personnes physiques); the company income tax (l'impôt sur le revenu des collectivités); the special tax on directors' fees (l'impôt spécial sur les tantièmes); the capital tax (l'impôt sur la fortune); the municipal trade tax on profits and working capital (l'impôt commercial communal d'après les bénéfice et capital d'exploitation); the tax on payroll (l'impôt communal sur le total des salaires)".
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