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Manovre elusive offshore,offensiva di Obama a tutto campo

Annunciati provvedimenti per contrastare alcune operazioni tributarie realizzate con investimenti esteri

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Il 2009 sarà ricordato anche per essere stato l'anno della lotta ai paradisi fiscali, almeno nelle intenzioni. Complice la recessione che non ha risparmiato neanche le più grandi economie mondiali, i governi sono corsi ai ripari per recuperare le risorse che prendono il volo per i paradisi fiscali. Ed ecco allora rispuntare scudi fiscali, inasprimenti delle legislazioni contro le cfc, nuove liste di Paesi non collaborativi e manifesti di messa al bando dei Paesi non in regola.

Lottare contro le manovre offshore
Il 4 maggio scorso, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato diverse misure per contrastare l'elusione e l'evasione realizzate per il tramite di investimenti all'estero. Tra le proposte, si segnalano una limitazione della possibilità da parte delle imprese di sospendere la tassazione americana sui redditi conseguiti all'estero, una riduzione degli abusi compiuti con il meccanismo del credito per le imposte pagate all'estero e dei regimi opzionali (check the box rules) che a tutt'oggi consentono alle multinazionali di far "scomparire" i redditi prodotti dalle loro controllate, e un giro di vite sul segreto bancario dei paradisi fiscali. Il proposito di lottare soprattutto contro le manovre offshore nasce dalla constatazione che esiste una forte iniquità tra la maggior parte dei cittadini americani che non possono realizzare risparmi fiscali e le imprese che invece possono avvantaggiarsene spesso in modo abusivo. Ma vediamo di comprendere, nel dettaglio, come funzionano le misure.

L'abuso del cd. tax deferral
Ad esempio, diverse società abusano delle regole di tassazione dei proventi realizzati all'estero attraverso schemi che consentono di ritardare o eliminare completamente la tassazione da parte del fisco americano. L'abuso del cd. tax deferral può così trasformarsi in una vera e propria evasione. Più frequentemente le manovre realizzate configurano elusione fiscale che dovrebbe essere considerata illecita nei limiti in cui le operazioni sono costruite con transazioni prive di sostanza economica che consentono di far emergere redditi prodotti all'estero anziché proventi domestici, con la possibilità di ritardarne la tassazione. Per le persone fisiche il gioco è più facile in quanto è sufficiente trasferire i redditi in Paesi che attuano il segreto bancario.

Le misure in dettaglio
Tuttavia, calibrare bene le misure di contrasto non è cosa facile in quanto bisogna considerare, d'altra parte, gli incentivi per gli investimenti all'estero e garantire la libertà di fare affari oltre confine. Per il fisco americano il cittadino è tassato sui redditi ovunque prodotti ma ha diritto ad un credito di imposta per le imposte pagate all'estero per evitare la doppia imposizione. Parimenti, anche le società che si avvalgono del tax deferral hanno diritto al credito di imposta quando reimpatriano i proventi ottenuti all'estero. Vediamo più da vicino le misure che stanno per essere varate.

Limitazione del tax deferral
La proposta del Governo Obama è quella di differire la deducibilità delle spese relative ai redditi prodotti all'estero nei limiti in cui viene differita la tassazione americana sui redditi medesimi. Consentire l'immediata deduzione, come attualmente avviene, equivale a concedere un sussidio fiscale per architettare operazioni offshore. La proposta prevede la limitazione del differimento della deducibilità alle spese diverse da quelle di ricerca e sviluppo, ma, paradossalmente, le imprese di tecnologia e farmaceutiche sono le maggiori imputate dei peggiori abusi.

Eliminazione dei buchi nel sistema del foreign tax credit
Come è noto, il credito d'imposta per le imposte pagate all'estero ha lo scopo di evitare la doppia imposizione. Tuttavia se una società paga imposte all'estero su attività che negli Usa non sarebbero soggette a tassazione, il credito gli spetta comunque. Tale credito, anziché eliminare la doppia imposizione, riduce il livello di tassazione americana. Obama vorrebbe eliminare questo buco.

Riforma dei regimi "check-the-box"
La possibilità di differire l'imposizione statunitense sui redditi esteri si prestava ad agevoli abusi senza la previsione di un limite che il Congresso aveva introdotto molti anni fa. Ma tale correttivo è stato frustrato a partire dagli anni '90 dalla possibilità di adottare le check the box rules, ossia, in buona sostanza di scegliere il regime fiscale indipendentemente dalla forma giuridica dell'impresa. Tali rules si sono però rivelate fallimentari nel contrasto alle operazioni offshore.
L'Amministrazione di Obama ha chiarito il problema con il seguente esempio. Una società possiede alle Isole Cayman una società che controlla in Germania una casa costruttrice di automobili, e un'altra società che effettua prestiti all'impresa tedesca senza che ve ne sia necessità (il prestito non ha una reale sostanza economica). La società tedesca paga interessi (normalmente deducibili) alla finanziatrice paradisiaca permettendole di incassare un reddito esente da imposte. La società americana però paga imposte in quanto sia la società tedesca che quella paradisiaca sono ad essa riconducibili. La società americana non potrebbe neanche differire l'imposizione in quanto ciò non è ammesso per gli interessi ricevuti. Grazie alle regole "check-the-box" la società delle Cayman appare una società non distinta dalla casa tedesca per cui gli interessi ricevuti non possono costituire reddito. Nondimeno, per il fisco tedesco la società delle Cayman è una società distinta così gli interessi pagati diventano deducibili con l'effetto di eliminare l'imposizione in Germania. Per eliminare questo tipo di schema elusivo Obama vuole stabilire che determinate controllate estere devono essere trattate come distinte legal entity agli effetti fiscali.

Condividere le informazioni detenute
Prima della riforma del sistema della ritenuta d'imposta sui taluni redditi percepiti da non residenti, come i dividendi, a meno che lo Stato del percettore non avesse un trattato con il Paese pagatore, la società distributrice effettuava una ritenuta del 30% e la versava all'Irs insieme alle informazioni sul percipiente. L'Irs provvedeva poi ad informare il Paese del percettore del reddito. Da qualche anno, per evitare il malcontento degli investitori stranieri derivante dal fatto che le loro informazioni erano comunicate alla propria amministrazione fiscale, gli enti finanziari sono diventati intermediari qualificati sui quali grava la responsabilità del versamento delle ritenute senza obbligo di rivelare l'identità di ciascun contribuente.
Questo sistema ha tuttavia evidenziato delle criticità nei limiti in cui gli intermediari qualificati possono avvalersi di società affiliate che non intermediari qualificati e che spesso favoriscono pratiche abusive. Infatti, un cittadino americano dichiarando falsamente di avere una diversa nazionalità ad un intermediario non qualificato localizzato in un paradiso fiscale, può ricevere sotto forma di pagamento i redditi sul suo conto lì aperto senza la ritenuta che non si applica agli stranieri su certi tipi di reddito. Finché l'intermediario non ha l'obbligo di comunicare al fisco Usa che i suoi clienti americani ricevono redditi da altri Stati, difficilmente l'Irs sarà in grado di saperlo.
Il governo Obama propone pertanto di applicare la ritenuta su tutti i pagamenti fatti da enti finanziari a intermediari esteri non qualificati, a meno che gli investitori rivelino la propria identità e dimostrino che l'operazione è conforme alla legge. Propone inoltre di non consentire che gli intermediari qualificati si avvalgano di affiliate non qualificate, di prevedere l'obbligo per le banche di presentare una dichiarazione per ogni cliente statunitense, di prevedere la presunzione che il conto detenuto da un americano presso un intermediario non qualificato abbia fondi sufficienti per essere assoggettato all'obbligo di compilazione del Report delle banche estere (Fbar) in modo tale da consentire all'Irs di conoscere più facilmente quali transazioni ha fatto un correntista.

Fonti informative:
sito ufficiale della Casa Bianca: www.whitehouse.gov
sito ufficiale dell'Internal Revenue Service: www.irs.gov
sito ufficiale del New York Times: www.nytimes.com
 

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