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Dal mondo

Un mercato senza dazi per l’Africa.
L’accordo di libero scambio è realtà

Anno di svolta per il continente africano con l’entrata in vigore dell’AfCfta. L’intesa gode dell’appoggio di Onu e Banca Mondiale

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“Non solo un accordo commerciale, ma la speranza di fare uscire l’Africa dalla povertà”. Con queste parole Wamkele Mene, segretario generale dell’AfCfta, ha commentato l’avvio del trattato africano di libero commercio. Dall’inizio del 2021 il continente costituisce infatti un mercato unico di 1,3 miliardi di persone. Il lancio del progetto incontra qualche ostacolo, ma gli operatori commerciali non devono preoccuparsi: i Paesi aderenti all’accordo hanno stabilito che le tariffe doganali ridotte saranno applicate - se necessario col riconoscimento di “crediti” ad hoc - anche in caso di ritardo di qualche Stato nell’applicazione delle nuove regole doganali. 

Che cosa cambia per l’Africa? 
Sono 36 gli Stati africani che hanno ratificato l’accordo e 54 quelli che lo hanno sottoscritto. Solo uno, l’Eritrea, rimane ancora fuori dall’intesa. A partire dal 1° gennaio 2021 il commercio nel continente africano ha cominciato quindi a svolgersi secondo nuove norme: le regole del libero scambio condivise dai capi di Stato e di governo dell’Unione Africana attraverso un percorso istituzionale di intese successive (vedi articolo “Africa verso un mercato senza dazi. Dal luglio 2020 via agli scambi Acfta”). Si traccia un accordo di portata storica che punta a costruire nel corso dei prossimi decenni “un’Africa integrata, prospera e felice” attraverso la creazione di un singolo mercato per i beni e per i servizi e la facilitazione del movimento delle persone nel continente. Decisiva, a questi fini, è “l’eliminazione progressiva delle barriere tariffarie e non tariffarie”, prevista dall’articolo 4 dell’accordo.  In particolare, è prevista la riduzione del 90% delle barriere tariffarie che ostacolano il commercio fra i Paesi africani.
 
Avanti tutta, con pazienza e determinazione 
Il segretario generale dell’AfCfta, Wamkele Mene, ha illustrato i passi compiuti dopo una prima fase di effettiva applicazione dell’accordo in una conferenza stampa in streaming. I diversi Stati membri dell’accordo – ha spiegato – stanno celebrando l’avvio dell’intesa con l’organizzazione di eventi-simbolo, come quello promosso il 4 gennaio in Ghana con la prima consegna di beni sotto il nuovo modello di scambi.  È chiaro che la strada sulla piena e concreta realizzazione dell’AfCfta non è priva di ostacoli, che però possono essere rimossi con determinazione e pazienza nei confronti dei Paesi in ritardo nell’applicazione integrale dell’intesa.  Secondo quando stabilito da una recente conferenza dei Paesi membri, gli operatori economici saranno comunque messi in grado di fruire dei benefici previsti – barriere tariffarie ridotte – per le transazioni compiute a partire dal 1° gennaio di quest’anno. “Ci sono Paesi aderenti che hanno già predisposto tutte le infrastrutture doganali necessarie e altri no – ha precisato Wamkele Mene nel corso dell’incontro con i giornalisti – ma gli operatori commerciali non hanno nulla da temere perché in relazione alle transazioni avvenute nel 2021 sarà riconosciuto loro il trattamento AfCfta, magari sotto forma di dazio ridotto. Spetta interamente agli Stati membri stabilire come riconoscere agli operatori il ‘credito’ maturato, nel caso in cui non siano ancora pronti con le nuove procedure doganali. Ora l’Africa commercia sotto nuove regole. So che alcuni osservatori ci hanno accusato di aver affrettato le cose, ma accordi di questo tipo comportano sempre dei ritardi”.  Ma non ci sono solo gli osservatori critici. Le Nazioni Unite e la Banca Mondiale sono fra i principali sostenitori dell’intesa.

Onu e Banca Mondiale scommettono sull’AfCfta 
Secondo la Conferenza sul Commercio e lo sviluppo delle Nazioni Unite (Unctad) il pieno dispiegarsi della liberalizzazione tariffaria prevista dall’ AfCfta potrebbe comportare un balzo del 33% dei commerci interni al continente e consentirebbe di ridisegnare gli equilibri geoeconomici mondiali a favore dell’Africa.  “La zona di libero scambio per il continente africano – ha commentato Mukhisa Kituyi, segretario generale dell’Unctad – è la rinnovata opportunità per l’Africa di fare sì che le proprie relazioni economiche non siano determinate da “donatori esterni” e da creditori esterni e di spezzare l’eccessiva dipendenza dalle materie prime, inaugurando invece una nuova era economica e politica incentrata sulla cooperazione, l’autosufficienza e l’integrazione più profonda del commercio dei Paesi africani”. Anche per la Banca Mondiale il successo dell’area di libero scambio potrebbe aprire una nuova fase per il continente, con la fuoriuscita dalla povertà estrema di 30 milioni di persone e una crescita dei redditi per altri 68 milioni di cittadini africani.

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