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Multinazionali con basi offshore, dagli Usa stop agli incentivi

La nuova proposta di legge è stata presentata in questi giorni al Congresso ed è in attesa d'esser discussa

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S'è fatta spazio tra gli scranni del Congresso transitando di mano in mano tra i Rappresentanti fino a raggiungere l'archivio mobile dove si stoccano le nuove proposte di legge presentate in questi giorni e destinate a chiudere la stagione che vede prevalere il fisco tra i temi al centro delle discussioni, dei dibattiti e degli scontri che hanno luogo quotidianamente a Washington. E' la norma che intende in parte riscrivere il quadro della competitività fiscale internazionale nel quale si muovono quasi 6 milioni di imprese statunitensi.

In Congresso nuova proposta anti-offshore
Le coordinate in codice della nuova proposta di legge sono HR 5328, quanto basta per togliere il sonno a migliaia di Executives e di timonieri di grandi aziende che operano avendo sempre come direttrice guida il mercato internazionale, piuttosto che quello interno. Oltre ai tradizionali riferimenti alla necessità di potenziare la competitività della corporate america, infatti, la norma ripropone una variante altrettanto restrittiva d'un simile disegno di legge, bocciato in passato dal Senato, che introduceva un taglio netto agli incentivi fiscali a beneficio degli operatori economici con sedi in Paradisi Fiscali. La nuova norma, HR 5328, prevede in realtà il medesimo trattamento restrittivo con una variante innovativa: gli incentivi fiscali da ritirare a danno delle multinazionali con basi offshore sono elencati in via specifica, non indicati in senso generale. Una differenza sostanziale che potrebbe indurre i Rappresentanti a dare il via libera alla norma.

Gli incentivi a rischio
L'elenco delle agevolazioni e degli sconti fiscali cui le multinazionali statunitense con sedi offshore potrebbero vedersi costrette a rinunciare è significativo. Innanzitutto, la nuova proposta di legge restringe, anzi, annulla la possibilità per le grandi aziende, il cui personale è in stragrande maggioranza composto da cittadini americani, di poter spostare la propria sede all'estero. A seguire, eventuali ricavi ed entrate derivanti dalla vendita o dalla gestione di marchi, brevetti e, in generale, dai patrimoni intellettuali e intangibile delle multinazionali, qualora realizzati attraverso controllate in Paradisi fiscali saranno bloccati e non potranno automaticamente ricongiungersi ai bilanci dell'impresa. Un taglio netto, invece, subiranno i benefici fiscali che si applicano ai ricavi operativi e a quelli originati dall'attività di business della società i quali, quindi, saranno equiparati ai guadagni legati a rendite o investimenti passivi.

Congelati anche gli sconti sui dividendi
Brusco stop, infine, qualora la proposta presentata al Congresso dovesse ricevere l'ok dell'aula, anche per gli sconti che interessano i dividendi delle imprese. Una stretta questa in linea con le scelte annunciate nelle settimane scorse dallo stesso Presidente Obama ma ancora non formalizzate.
 

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