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Nel fisco europeo del XXI secolo
un codice unico per le imprese

Nel piano per la tassazione presentato recentemente dalla Commissione, diverse proposte nel breve e lungo periodo

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Un codice unico europeo per la tassazione delle imprese, un insieme di regole comuni per semplificare la vita degli operatori nel mercato unico e dove collocare la nuova legislazione sulla corporate tax che scaturirà dall’accordo globale con gli altri Paesi dell’Ocse e del G20. È uno dei punti principali del “Piano per il fisco del XXI secolo”, presentato lo scorso 18 maggio dalla Commissione europea. Una roadmap per le proposte legislative in tema di fiscalità, e in particolare di fiscalità per le imprese, che la Commissione intende mettere in campo nel breve, medio e lungo termine. 

Sullo sfondo c’è la trasposizione in norme europee dell’accordo a livello internazionale sulla tassazione delle grandi imprese multinazionali, che proprio in queste settimane sembra avviato a una sintesi definitiva, anche grazie all’impulso dato recentemente dagli Stati Uniti per la convergenza su una minimum tax globale, proposta al 15%. Una volta raggiunta l’intesa a livello internazionale, la Commissione europea dovrà mettere a punto le direttive con cui tradurre i principi concordati a livello internazionale in norme di diritto comunitario, in modo da renderli vincolanti e operativi all’interno dell’Ue. Queste norme troveranno posto, in ultimo, proprio nel codice unico europeo per la tassazione delle imprese, a cui si aggiungeranno anche altre norme, sempre in tema di tassazione delle imprese, utili ad assicurare la libera concorrenza del mercato e una semplificazione degli adempimenti in capo agli operatori.
Nell’orizzonte più prossimo, invece, le iniziative per sostenere la ripartenza del mercato unico con l'attenuazione dell'emergenza Covid. Nel carnet di proposte s’inserisce, per esempio, la possibilità per le aziende di compensare le imposte dovute sugli anni precedenti con le perdite registrate nel 2020 e nel 2021. Altro punto, il contrasto all’elusione fiscale, con una stretta sulle società di comodo e la proposta di pubblicazione, da parte maggiori società multinazionali presenti sul mercato europeo, dell’aliquota effettiva della corporate tax pagata annualmente. 

Il codice unico europeo per la tassazione delle imprese
Il nome c’è già, si chiamerà Befit, l’acronimo di Business in Europe: Framework for Income Taxation (Impresa in Europa: cornice per la tassazione sul reddito) e la prospettiva è quella di una sua messa a terra al massimo entro il 2023. In sostanza, sarà un regolamento sull'imposta sulle società per l'Ue, dove prima di tutto troverà posto la normativa definitiva sulla determinazione della base imponibile della corporate tax, in conseguenza dell’intesa che si sta chiudendo in queste settimane a livello Ocse e G20 e che potrebbe raggiungere la quadra definitiva a luglio. A quel punto, la proposta della Commissione Ue sulla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB) sarà definitivamente ritirata e sostituita dal Befit. 
Concretamente, l’intesa internazionale sulla tassazione delle imprese multinazionali avrà la forma di una convenzione multilaterale, che conterrà un accordo su entrambi i pilastri su cui si fonda la riforma della corporate tax per le imprese multinazionali elaborata dall’Inclusive framework di Ocse/G20. In sintesi, il primo pilastro (Pillar one) andrà a riformare come si distribuisce la “competenza impositiva” tra le diverse giurisdizioni sul cui territorio è presente l’attività di un’impresa multinazionale, superando il mero criterio della presenza fisica ormai inadatto in un’economia globale che si muove in gran parte sul mercato digitale. Il secondo pilastro (Pillar two) riguarda l’intesa su un livello minimo di tassazione effettiva per le basi imponibili (global minimum tax). La Commissione, si legge nel piano del 18 maggio, trasporrà il contenuto della convenzione in due direttive ad hoc (una per ciascun pilastro) in modo da renderne obbligatoria l’applicazione anche nei Paesi dell’Unione che non partecipano come Stati nazionali ai consessi internazionali. La direttiva sul Pillar two si occuperà anche dell’armonizzazione delle nuove regole con attuali discipline Ue su cui avranno un impatto, ad esempio quella relativa alle CFC (Controlled foreign companies).

Le proposte per il breve e medio termine
A breve termine, invece, il piano definisce una serie di iniziative più mirate alla ripresa delle attività dopo lo stop forzato causato dalla pandemia. Tra queste, la prima in assoluto, adottata il 18 maggio stessa, la raccomandazione che invita gli Stati membri a consentire il riporto delle perdite almeno fino all'anno fiscale precedente, e che punta a dare ossigeno per la ripartenza a quei soggetti che erano in utile fino all’avvento della pandemia e che a causa di questa hanno subito un arresto alla crescita. L’indicazione è quella di consentire alle aziende di compensare le imposte dovute sugli anni precedenti con le perdite registrate nel 2020 e nel 2021. 
La Commissione si occuperà anche del trattamento fiscale dei finanziamenti di capitale proprio e di debito delle società, e di una serie di norme che possono inserirsi nella generale azione europea di contrasto alle pratiche elusive, in un contesto in cui, secondo gli ultimi conti, ogni anno le casse erariali del Paesi Ue perdono tra 35 e 70 miliardi di corporate tax a causa della messa in pratica di meccanismi elusivi, che si sommano alla perdita di annua di 50 miliardi di euro di gettito per le frodi iva transfrontaliere e 46 miliardi evaporati in evasione fiscale internazionale da parte dei singoli individui.
Su questo capitolo, per la fine di quest’anno è prevista una nuova stretta sulle società di comodo, su cui la Commissione intende presentare una proposta per nuovi requisiti di monitoraggio e comunicazione delle informazioni. Inoltre si pensa al l’obbligo da parte delle grandi multinazionali operative sul territorio europeo di rendere pubblica annualmente l’aliquota fiscale effettiva subita sui profitti generati in Ue, con la stessa logica di trasparenza, quindi, su cui è impostata la direttiva sul country by country reporting pubblico per le grandi multinazionali, su cui il Consiglio europeo ha da poco reso noto che è stata raggiunta un’intesa che nelle prossime settimane dovrà essere approvata in via definitiva dal Consiglio stesso e dal Parlamento Ue. 
Nel futuro prossimo, infine, anche novità sulla legislazione fiscale in campo energetico e ambientale. A margine della presentazione del Piano, la Commissione ha annunciato infatti il riesame della direttiva sulla tassazione dell'energia e del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism, CBAM), nel contesto del pacchetto "FitFor55" e del Green Deal europeo.

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