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Dal mondo

Norme antiriciclaggio Ue.
Per il 2021 un piano a sei punti

Presentato dalla Commissione un nuovo pacchetto di misure che mira a maggior coordinamento tra Paesi e ad uniformità delle regole

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La Commissione Europea ha presentato un piano d’azione per rafforzare la lotta Ue contro il riciclaggio di denaro sporco e il finanziamento del terrorismo. Il nuovo approccio della Commissione si fonda su sei pilastri e il piano con le misure sarà disponibile in consultazione pubblica fino al 29 luglio. La Commissione intende proporre un’autorità di vigilanza antiriciclaggio centralizzata a livello europeo e garantire così un’applicazione uniforme delle regole del settore, colmare le eventuali lacune rimanenti e rimuovere i possibili punti deboli nella strategia europea contro il riciclaggio. 

I sei pilastri del piano 
Il primo pilastro sul quale si fonda il piano della Commissione è l’applicazione efficace delle norme Ue, per cui la Commissione Europea proseguirà nell’attività di monitoraggio dell’attuazione delle norme in tema di antiriciclaggio e di contrasto del finanziamento del terrorismo da parte degli Stati membri. Il secondo pilastro è l’istituzione di un unico corpus normativo Ue col fine di evitare interpretazioni divergenti delle norme di contrasto del riciclaggio e per questo la Commissione proporrà un insieme più armonizzato di norme nel primo trimestre del 2021. Il terzo pilastro è quello che concerne la vigilanza delle norme per cui la Commissione Europea nel primo trimestre del 2021 proporrà di istituire un'autorità di vigilanza antiriciclaggio a livello dell’Unione europea, mentre al momento l’attività di vigilanza è affidata ai singoli Stati membri. Il quarto pilastro fa riferimento all’istituzione di un meccanismo di sostegno e cooperazione per le unità di informazione finanziaria (Uif), prevista nei primi mesi del 2021. Le Uif sono le autorità incaricate di esaminare i flussi finanziari, di acquisire informazioni e ricevere segnalazioni di operazioni sospette trasmesse da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori.
Il penultimo pilastro riguarda l’attuazione delle disposizioni di diritto penale e lo scambio di informazioni a livello di Unione: la Commissione Europea pubblicherà orientamenti sul ruolo dei partenariati pubblico-privato al fine di chiarire e migliorare la condivisione dei dati. L’ultimo pilastro si riferisce, infine, al ruolo della Ue a livello mondiale, dunque al rafforzamento della dimensione internazionale dell’Unione Europea in materia di antiriciclaggio e contrasto del finanziamento del terrorismo, in particolare nei rapporti con i Paesi terzi che evidenziano carenze nei rispettivi regimi di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo tali da mettere a repentaglio il mercato unico. 

Una metodologia perfezionata per individuare i Paesi terzi a rischio riciclaggio
La Commissione Europea ha pubblicato anche una nuova metodologia insieme al piano d’azione con lo scopo di individuare i paesi terzi ad alto rischio, quelli cioè in cui si ritiene che venga fatto abbastanza nella lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, con carenze strategiche valutate tali da costituire una severa minaccia per il sistema finanziario dell’Ue. La nuova metodologia serve a garantire maggiore chiarezza e trasparenza nel processo di individuazione di questi Paesi, con l’interazione tra Ue e Gafi (Gruppo di Azione finanziaria internazionale, l’organizzazione transnazionale nata in seno al G7 per combattere il riciclaggio), maggiore dialogo con i Paesi terzi e consultazione rafforzata degli esperti degli Stati membri.

Aggiornata la black list anti riciclaggio e terrorismo
La Commissione, che ha l’obbligo giuridico di individuare i Paesi terzi ad alto rischio che presentano carenze strategiche nel loro regime in materia di antiriciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo, ha anche  aggiornato l’elenco dei Paesi inseriti nella black list anti riciclaggio e anti terrorismo, tra i quali figurano: Bahamas, Barbados, Botswana, Cambogia, Ghana, Giamaica, Mauritius, Mongolia, Myanmar, Nicaragua, Panama e Zimbabwe. Sono stati rimossi dall'elenco i seguenti paesi: Bosnia-Erzegovina, Etiopia, Guyana, Repubblica democratica popolare del Laos, Sri Lanka e Tunisia. 

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