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Dal mondo

Norvegia, la famiglia tra benefici fiscali di ieri, oggi e domani

La prima legge riguardante il sostegno alle famiglie è stata adottata nel 1946 per coprire i costi della nascita dei figli

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La Norvegia vanta una lunga tradizione nell'adozione di interventi strutturali alle famiglie per stabilizzare e contrastare la disoccupazione e l'inflazione e, nel contempo, stimolare la crescita, influenzare la struttura industriale e la distribuzione degli introiti. Le misure a sostegno della famiglia sono la frazione di un più ampio progetto di politica economica volto a sottoporre le regioni poco industrializzate a minore pressione fiscale rispetto ad altre aree, mentre sono stati creati istituti di credito per sostenere il settore industriale regionale così come l'agricoltura, le attività legate alla pesca e altri tipi di industria.

L'obiettivo dei programmi
Lo scopo di questi programmi è promuovere l'innovazione, proteggendo l'industria tradizionale e prevenendo la rapida scomparsa delle industrie locali per salvaguardare il livello delle retribuzioni, influenzato oltre che dalle politiche finanziarie e di credito, anche dalle negoziazioni economiche nel settore dell'agricoltura e in quello ittico. In tal senso la politica redistributiva trova la sua implementazione nella regolamentazione delle quote relative alle imposte e ai benefici sociali, incluso il programma di Previdenza Sociale dello Stato.  Per promuovere la nuova industria, in particolare, sono stati ratificati accordi sulla tassazione per le spese sulla ricerca e lo sviluppo, insieme a un sostegno statale per la ricerca. In tale contesto si colloca la politica finanziaria a favore delle famiglie che, come si è accennato in premessa, affonda le proprie radici in azioni varate oltre sessant'anni fa.

La legge del 1946
La prima legge norvegese riguardante il sostegno alle famiglie fu, infatti, adottata nel 1946 per coprire i costi dovuti alla nascita dei figli e facilitare una redistribuzione equa tra le famiglie con e senza figli. Attualmente il programma di sostegno alle famiglie, residenti in Norvegia, costituisce il programma di previdenza sociale principale per le famiglie con bambini, è finanziato dal Governo ed è amministrato dall'Amministrazione per la Previdenza sociale. Il programma riconosce a tutte le persone residenti in Norvegia che hanno figli al di sotto dei 18 anni di età e che risultano a carico della famiglia il diritto di ricevere un assegno familiare mensile non soggetto a tassazione. Tale diritto decorre dal primo mese dalla nascita o dall'adozione del bambino e si estende fino a includere il mese precedente al compimento dei 18 anni di età.

I requisiti richiesti dalla legge
Le famiglie che risiedono in Norvegia da meno di 12 mesi non possono richiedere questo sostegno mentre le famiglie che percepiscono gli assegni familiari ma risiedono all'estero per un periodo inferiore ai 12 mesi conservano il diritto di mantenere il sostegno per i figli nel periodo in cui sono all'estero. Il Parlamento fissa, in caso di residenza all'estero, misure severe per il riconoscimento del il diritto di ricevere gli assegni familiari durante il periodo di permanenza all'estero salvaguardando, tuttavia, la possibilità di beneficiarne ai bambini residenti in un paese firmatario dell'accordo sullo Spazio Economico Europeo qualora il capofamiglia stia lavorando in Norvegia.

Chi definisce l'ammontare degli assegni
L'ammontare specifico degli assegni familiari è determinata dallo Storting (il Parlamento norvegese) nella Finanziaria annuale. Nel 2006 l'assegno familiare era di 970 Nok (circa 121 Euro) mensili per figlio. Un contributo economico più alto viene assegnato alle famiglie composte da un solo genitore che ha figli a carico al di sotto dei tre anni d'età e che rispondono a particolari requisiti mentre viene riconosciuto un sostegno regionale per le famiglie residenti nelle zone dell'estremo nord. Per inciso va detto che il sostegno familiare non è limitato all'aiuto economico ma si associa ad una serie di misure tese a permettere ai genitori di combinare il lavoro con la vita familiare come il telelavoro e la ripartizione tra madri e padri del periodo di assenza retribuita dal lavoro per rafforzare i rapporto tra genitori e figli senza discriminazione di sesso(le settimane riservate al padre non sono trasferibili alla madre e vengono perse in caso di loro mancato utilizzo da parte del padre. La quota paterna è stata portata a cinque settimane per nascita o acquisizione di patria potestà a partire dal 1 luglio 2005. Dal 1 luglio 2006 è stata ampliata ulteriormente di una settimana, passando quindi a sei settimane ).

I requisiti familiari di reddito
Per ottenere gli assegni familiari e in caso di adozione, la madre deve aver lavorato e percepito regolare stipendio per almeno 6 dei 10 mesi immediatamente precedenti l'inizio del periodo richiesto per il sostegno economico. Il padre deve aver lavorato e percepito regolare stipendio per 6 dei 10 mesi immediatamente precedenti l'inizio del periodo di sostegno da lui richiesto. Gli introiti, che devono essere validi ai fini della pensione e che devono essere percepiti durante il periodo richiesto di lavoro, devono essere almeno pari alla metà della cifra minima stabilita dall'Ente per la Previdenza Sociale. Per esempio, per l'anno 2005 essa è stata fissata su 30350 Nok. Il periodo di aspettativa dal lavoro in relazione alla nascita di un figlio è stato gradualmente esteso. Attualmente i genitori ricevono benefici economici per 53 settimane pari all'80 % del salario oppure 43 settimane di retribuzione piena.

Le modalità e il calcolo dei benefici
I benefici corrispondenti in caso d'adozione sono di 50 o 40 settimane. Per le nascite o nel caso di acquisizione di patria potestà avvenute a partire dal 1 luglio 2006, il periodo per cui si ha diritto al sostegno economico viene prolungato di una settimana, rispettivamente  54/44 in caso di nascite e 51/41 settimane in caso di adozioni. I benefici a favore dei genitori e in caso d'adozione sono calcolati sulla base dei guadagni dei genitori che intendono usufruire del periodo di aspettativa. Questi benefici riguardano gli introiti fino ad un massimo di 6 volte la cifra minima stabilita dalla Previdenza Sociale. Per l'anno 2005 corrispondono a 364194 NOK. Le donne che non rientrano nel programma di supporto per i genitori o in caso di adozioni ricevono una somma forfetaria che ammonta a 33.584 NOK aggiornata all'anno 2005. In questo modo, le donne che partoriscono o che adottano un figlio ricevono una forma di assegno previdenziale.


Tavola 1: Proporzione di famiglie povere secondo il numero di figli
 

                                        Italia (2005)      Norvegia (2004)
Coppia con 1 figlio                     8.8                       2.4
Coppia con 2 figli                      13.6                      2.2
Coppia con 3 o piu figli             24.5                      2.5


Fonte
Statistiche in Breve, ISTAT
Rapporto FAFO 445 (2004)
 

Le misure illustrate e la qualità dei servizi assistenziali facilita senza dubbio la vita alle famiglie favorendo sicuramente anche la pianificazione di "crescita". Mentre, infatti, la fecondità italiana è molto bassa (circa 1,3 figli per donna) la media norvegese supera, similmente ad altri Paesi scandinavi,  gli 1,8 figli per donna.
I dati Eurostat
Eurostat ha recentemente pubblicato un documento di sintesi (aggiornato al 2005, mentre nella banca dati ci sono anche i dati relativi al 2006) sulle spese per la protezione sociale, ossia sull'insieme di misure economiche ( sussidi alla disoccupazione, servizi sanitari, assegni familiari) nei diversi Paesi dell'Unione europea dal quale si desume che la politica norvegese è quella più sensibile alle esigenze dei propri cittadini a ciascuno dei quali vengono "elargiti" l'equivalente di circa 11.700 euro all'anno (a differenza dell'Italia che, insieme alla Spagna, sborsa soltanto 5.721,8 euro). Sempre restando fedeli ai dati Eurostat colpisce anche la particolare attenzione della politica economica norvegese alla salute pubblica  a cui il Governo dedica quasi un terzo dei  finanziamenti arrivando a spendere circa il doppio della media Ue (12,4 per cento), seguita da Finlandia e Germania.
 

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