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Norvegia, per la ricerca un bonusche garantisce l'optimum

Fissato l'obiettivo politico di aumentare la parte degli investimenti entro il 2010 al 3 per cento del prodotto interno lordo

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Prosegue l'analisi della politica fiscale in Norvegia, uno dei Paesi europei che vanta una posizione di indiscussa eccellenza nella pianificazione di misure redistributive del reddito. Dopo esserci occupati delle norme di sostegno della famiglia analizziamo gli interventi governativi e il ruolo che riveste la ricerca nonchè i programmi varati dal legislatore scandinavo a beneficio di un settore di assoluta importanza per lo sviluppo e  la competitività.

Le priorità della politica norvegese e gli obiettivi di lungo periodo
La politica norvegese è alimentata da una precisa volontà di investire una parte crescente delle risorse economiche e umane del paese in attività di ricerca e sviluppo. È stato, infatti, fissato l'obiettivo politico generale di aumentare gli investimenti complessivi a favore della ricerca al 3% del PIL entro il 2010 (il contributo pubblico dovrà aumentare fino a comprendere l'1% del Pil, mentre l'obiettivo da raggiungere da parte dell'industria, del commercio, delle fonti internazionali e di altri generi di risorse deve arrivare al 2% del Pil). Tra le priorità della politica di ricerca in Norvegia svetta, in particolare, il rafforzamento delle attività di ricerca a lungo termine, con misure che abbracciano tutte le discipline e si rivolgono a università, college universitari e istituti di ricerca indipendenti. Tali istituti rappresentano il fulcro del sistema della ricerca in Norvegia nel quale matura l'insegnamento rivolto alla ricerca, avviene il reclutamento di ricercatori e vengono sperimentate nuove conoscenze per poi essere diffuse alla società e all'industria con l'attento intervento del governo che si attiva, tra l'altro, per il miglioramento e il mantenimento degli ambienti. Il governo e lo Storting (il Parlamento norvegese), infatti, stabiliscono le linee generali per l'assegnazione di sovvenzioni pubbliche alle attività di ricerca e stabiliscono gli obiettivi e le priorità della politica nazionale del settore. Il Consiglio nazionale delle Ricerche è responsabile per lo sviluppo e l'introduzione di una strategia nazionale per la ricerca. Il 27 per cento circa del totale delle sovvenzioni statali è assegnato tramite il Consiglio nazionale delle Ricerche.

I numeri che fanno della Norvegia il vertice delle eccellenze nel settore
Attualmente il 42 per cento della spesa totale per la ricerca è finanziato con denaro pubblico ma la sensibilità manifestata del nostro legislatore ha, nell'ordinamento giuridico della Norvegia, origini radicate da oltre un decennio. Basti pensare che già nel 1999 era stato costituito un fondo per la ricerca e l'innovazione, destinato ad assicurare un finanziamento pubblico più stabile per le attività di ricerca a lungo termine. Le risorse a sostegno di tale fondo, derivanti dalla vendita di azioni governative vantava nel 2005 circa 36 miliardi di Nok. I proventi derivati dall'investimento vengono destinati, oltre che a implementare nuove misure volte al miglioramento della qualità della ricerca, a rafforzare e consolidare le priorità strutturali, il processo di internazionalizzazione, la ricerca di base e le innovazioni e le creazioni basate sulla ricerca, oltre agli aspetti a lungo termine della ricerca delle aree stabilite come prioritarie. Riportare qualche numero può essere utile per comprendere meglio, in termini comparativi, le reali positività delle strategie a beneficio della ricerca. Nel 2003 la spesa totale per la ricerca e lo sviluppo ammontava in Norvegia all'1,75 per cento del prodotto interno lordo, rispetto a una media europea dei paesi industrializzati del 2.24 per cento.  Nel 2003 i fondi pubblici sono stati utilizzati per finanziare il 43% delle attività di ricerca in Norvegia, rispetto a una media europea del 30 per cento.  Nel 2002 la Norvegia ha utilizzato lo 0,14 per cento del suo Pil a programmi di ricerca in cooperazione con altri Paesi. Nel 2003 il settore della ricerca comprendeva un totale di 51mila persone e il numero di chi era coinvolto in attività di ricerca e sviluppo nell'industria è aumentato considerevolmente negli ultimi anni. A partire dal 1970 la percentuale della persone che svolgono attività connesse alla ricerca e sviluppo è più che raddoppiata rispetto alla forza lavoro complessiva. Nel 2003 le donne costituivano il 29 per cento della forza lavoro totale nel settore della ricerca e nel 2005 è stato assegnato il 40 per cento dei  titoli di laurea. Questo rappresenta un incremento del 7 per cento rispetto al 1970. Circa il 27 per cento delle attività di ricerca in Norvegia vengono condotte nel settore dell'istruzione universitaria cui è affidata la responsabilità generale per la ricerca di base e l'istruzione dei ricercatori in accordo con i "parchi scientifici" che, effettuando i collegamenti operativi verso le istituzioni universitarie e i centri di ricerca indipendenti, rafforzano i legami tra la comunità di ricerca, l'industria e il commercio.

Il ruolo del settore privato
Oltre la metà del totale della ricerca norvegese (47 per cento) viene svolta dal settore privato che beneficia di grande attenzione da parte delle varie forze politiche. Queste ultime, condividendo la necessità di offrire incentivi pubblici per incoraggiare la ricerca nell'industria, hanno condiviso la sottoscrizione di un accordo generale in virtù del quale il sistema di detrazione fiscale, detto Skattefunn e introdotto nel 2002, permette alle imprese di detrarre fino al 20 per cento delle spese per attività di ricerca e sviluppo (questo sistema è amministrato dal Consiglio delle ricerche norvegese in cooperazione con Innovation Norway).

La cooperazione internazionale
La cooperazione internazionale è perseguita con puntuale attivismo politico. Attualmente, circa il 10 per cento delle spese totali per la ricerca è destinato a progetti di cooperazione internazionale, ossia a programmi e network di ricerca sia attraverso contatti con i ricercatori d'oltreoceano che con quelli  europei in settori di punta quali quelli relativi all'energia, l'ambiente, il trasporto, la sanità e la medicina, e la ricerca marina. Sono stati sottoscritti accordi di cooperazione con Stati Uniti, Sud Africa e Giappone, mentre sono in fase di definizione quelli con India, Cina e Francia. La maggior parte dei progetti internazionali di cooperazione nella ricerca  e nello sviluppo tecnologico si svolgono all'interno dei programmi previsti dal quadro di riferimento dell'Unione europea. La Norvegia, che partecipa a questi progetti fin dal 1987, può far parte a pieno titolo ai programmi dell'Unione europea dal 1994. Il contributo nazionale al programma corrisponde approssimativamente a tre quarti degli impegni economici complessivi che si è assunta la Norvegia per partecipare ai programmi in veste di membro dello Spazio economico europeo.
 

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