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Nuova Zelanda: passa per il Fisco
lo sviluppo sostenibile

Pubblicato dall’Ocse uno studio dedicato all’economia che contiene alcune raccomandazioni per ridurre il debito

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L’Ocse ha pubblicato Economic Survey for New Zealand, un’analisi economica dedicata alla Nuova Zelanda in cui fornisce alcune raccomandazioni al Paese perché metta in atto delle politiche fiscali che possano assicurare uno sviluppo sostenibile. Negli ultimi anni la crescita economica in Nuova Zelanda è stata molto più veloce che nella maggior parte dei Paesi Ocse. Inoltre, una solida politica fiscale e monetaria e un settore finanziario in buona salute hanno prodotto una stabilità macroeconomica a sostegno della crescita. Nonostante questo quadro economico, vi sono tuttora diseguaglianze negli standard di vita e alte pressioni ambientali che pongono seri rischi per lo sviluppo sostenibile. Il governo del Paese sta cercando di affrontare questi problemi.
 
Misure di consolidamento fiscale per ridurre il debito
L’Ocse, tra le raccomandazioni contenute nell’analisi, indica l’attuazione di misure di consolidamento fiscale per ridurre il debito. In particolare, per quanto riguarda il problema della carenza di infrastrutture, propone di diversificare le fonti locali di risorse per il finanziamento, per esempio dividendo il gettito fiscale legato all’attività economica locale e tassando le sopravvenienze attese che i proprietari terrieri accumulano grazie al cambiamento della destinazione d’uso del terreno per utilizzo urbano.
Il governo centrale sta pianificando, poi,  un consolidamento fiscale per ridurre il nocciolo centrale del debito, dal 25% al 20% al Pil entro il 2020 attraverso spese più basse e rendite più alte come percentuale del Pil. La spesa pubblica dovrebbe crescere più lentamente del Pil, arrivando al 29% del Pil nell’anno fiscale 2018-2019, scendendo quindi dal 30,5% osservato nel 2013-2014. L’Ocse, nel report, sostiene che, per assicurare la sostenibilità fiscale oltre il 2020, alla Nuova Zelanda saranno richieste misure aggiuntive per gestire i costi delle pensioni e del sistema sanitario come per esempio aumentare l’età dell’ammissibilità alle pensioni in linea con l’aumento dell’aspettativa di vita.
Dal report elaborato dall’Ocse emergono questi elementi chiave:
  • al Paese sono richieste misure per gestire le carenze di competenze, del settore abitativo e delle  infrastrutture di trasporto su strada e misure per sostenere continui incrementi di prosperità;
  • le politiche economiche dovrebbero concentrarsi sul miglioramento dei redditi, delle strutture abitative, della salute e dell’educazione per la popolazione neozelandese che non riescono a stare al passo con i poveri come la popolazione Maori;
  • le politiche ambientali dovrebbero assicurare una diminuzione dell’inquinamento dell’acqua  e delle emissioni di gas ad effetto serra.
 
Il recente accordo fiscale con l’Ocse
La Nuova Zelanda ha annunciato i primi giorni del mese di giugno 2015, di aver firmato l’accordo sull’ autorità competente multilaterale dell’Ocse, avvicinandosi a partecipare allo standard globale sullo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali. Il ministro delle Entrate Todd McClay ha detto che il nuovo standard globale per lo scambio automatico di informazioni di natura economica in materia fiscale sarà un importante strumento per migliorare le informazioni necessarie per scoprire e sradicare l’evasione fiscale. “Questo accordo significa che saremo maggiormente in grado di scoprire le multinazionali che sfuggono all’imposizione fiscale in Nuova Zelanda, mentre non comporterà oneri inutili a coloro che soddisfano il loro obbligo fiscale”, ha detto. “Essa integra il lavoro che stiamo realizzando a parte con l’OCSE per affrontare il problema di erosione della base imponibile e lo spostamento di profitto da parte delle multinazionali”.
 
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