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Dal mondo

Ocse: ambiente e innovazione
il binomio del futuro

L’organizzazione ha elaborato uno studio sull’impatto delle tasse ambientali nell’innovazione delle aziende

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In tutto il mondo si susseguono le iniziative finalizzate ad affrontare, a vari livelli, il tema dell'ambiente e le sue ripercussioni sull'economia. La Commissione europea ha presentato una serie di proposte per la promozione dell’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di Co2. Di recente in una conferenza internazionale, organizzata a Copenaghen sul tema delle tasse e dell’ambiente, si sono confrontati i punti di vista di diversi rappresentanti istituzionali per promuovere le riforme fiscali in senso ambientale e le nuove tecnologie in grado di salvaguardare l’ecosistema. L’Ocse ha elaborato sul tema un’analisi d’impatto delle tasse relative ambientali e l’innovazione delle aziende dal titolo “Tassazione, Innovazione e ambiente”. L’Orgainizzazione parigina rileva che la "chiave di Volta" per una politica ambientale a basso costo è costituita dalle nuove tecnologie che possono ridurre l’inquinamento e i suoi effetti e dalle tasse sull'ambiente.    Le tasse verdi stimolano la produttività e l’innovazione Dall’analisi emerge che i governi hanno a disposizione diversi strumenti di politica ambientale come i regolamenti, gli accordi negoziati e le campagne di informazione. Ultimamente si sta utilizzando sempre più anche la tassazione relativa all’ambiente nelle economie Ocse. Infatti le tasse sull’inquinamento ispirate dal principio “chi inquina, paga” motivano coloro che inquinano a ridurre le emissioni e a cercare delle soluzioni alternative. Inoltre le tasse sembrano essere uno dei mezzi più efficaci. Se il danno ambientale viene collegato direttamente a una tassa, le tasse possono contribuire a incrementare le motivazioni delle aziende a ridurre i danni e di conseguenza i costi e aumentare i profitti. La tassazione ambientale, se confrontata con gli altri strumenti di politica come ad esempio i regolamenti che pongono dei limiti alle emissioni di C02, favorisce sia il più basso abbattimento dei costi tra chi inquina che  incentivi all’abbattimento per ogni unità di inquinamento. Le tasse, prosegue l’analisi Ocse, tendono ad essere molto trasparenti, permettendo ai cittadini di vedere con chiarezza se specifici settori o fonti di inquinamento risultano favoriti rispetto ad altri.   Regno Unito, Svizzera, Svezia tra le prime ad applicare le tasse verdi Alcuni casi studiati nell’analisi Ocse rivelano come la tassazione ambientale abbia contribuito a favorire l’innovazione. Ad esempio, nel Regno Unito le aziende assoggettate alla tassa sul cambiamento climatico sui combustibili fossili e sull’elettricità dal 2001 hanno iniziato a sviluppare più brevetti delle aziende assoggettate a una tassazione inferiore. In Svizzera, invece, l’imposizione della tassa sui composti organici volatili (che evaporano rapidamente nell’aria e contribuiscono allo smog) nel 1992 ha colpito una vasta categoria di piccoli produttori come le aziende che producevano stampanti o vernici e pitture che non avevano sviluppato unità dedicate alla ricerca e allo sviluppo e tantomeno idee brevettabili. La tassa ha portato alla diffusione di nuove tecnologie che hanno drasticamente ridotto l’utilizzo dei composti organici volatili. In Svezia l’introduzione della tassa sulle emissioni di ossido di azoto nel 1992 ha incrementato l’utilizzo della tecnologia di abbattimento delle emissioni: soltanto il 7% delle aziende l’aveva utilizzato il primo anno di introduzione della tassa, ma la percentuale è salita al 62% l’anno seguente.  
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