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Dal mondo

Ocse, consultazione al via sul CRS
Focus sugli schemi per aggirarlo

Fino al 15 gennaio, aperto il confronto su nuove regole per frenare chi schiva il Common Reporting Standard

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L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico di Parigi chiama all’appello tutti i soggetti che si interfacciano con il Common Reporting Standard per fornire, entro il 15 gennaio, input sulle linee guida per la comunicazione obbligatoria degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva. L’obiettivo è raccogliere input su nuove regole che mettano gli intermediari nelle condizioni di rendere noti i meccanismi messi in atto per eludere gli obblighi di segnalazione previsti dal CRS e quelli finalizzati a nascondere i beneficiari effettivi attraverso strutture offshore.
 
Il G7 spinge sulla trasparenza
La rapida e diffusa adozione del Common Reporting Standard, lo standard globale sviluppato in ambito Ocse per lo scambio automatico di informazioni finanziarie, sta limitando la capacità dei contribuenti di nascondere nei paradisi fiscali redditi e asset. Nonostante, però, le oltre 2600 relazioni bilaterali di scambio in corso, tra le amministrazioni fiscali, per lo scambio annuale delle informazioni sui conti offshore, sono numerosi i tax advisor e i promotori di servizi finanziari che sono attivamente impegnati ad architettare schemi appositamente realizzati per aggirare le richieste effettuate sulla base del CRS reporting. Per questa ragione, i ministri delle finanze del G7, nella Dichiarazione di Bari del 13 maggio scorso, hanno chiesto all’Ocse di aprire una discussione per individuare i meccanismi progettati per aggirare la comunicazione delle informazioni finanziarie e le strategie per celare i beneficiari effettivi mediante l’utilizzo di strutture opache. Con la Dichiarazione di Bari, inoltre, il G7 ha chiesto che il confronto su queste tematiche includa la valutazione di regole per la comunicazione obbligatoria degli schemi di pianificazione fiscale aggressiva, che si ispiri a quanto già previsto in ambito Ocse/G20 per i meccanismi di elusione definiti nell’ambito nel azione 12 Beps (Base Erosion and Profit Shifting project), che prevede “mandatory disclosure rules” in relazione alle pianificazioni abusive o aggressive.

Una disclosure per gli schemi di pianificazione fiscale
 L’Ocse, quindi, lo scorso 11 dicembre, ha pubblicato un documento sulle regole per la comunicazione obbligatoria. L’obiettivo è fronteggiare i casi di elusione della segnalazione in base al Common Reporting Standard e le strutture offshore, chiedendo agli stakeholder di fornire, entro il 15 gennaio, input sulle “model mandatory disclosure rules”, con lo scopo di definire un modello di regole che metta alle strette i promotori e i fornitori di servizi finanziari coinvolti nella progettazione, nella vendita o nell’implementazione di strategie per svicolare dalla comunicazione CRS o finalizzate a creare strutture offshore. Le regole proposte porterebbero gli intermediari finanziari a rendere note, alle rispettive amministrazioni fiscali, le informazioni sugli schemi di pianificazione fiscale aggressiva. Di conseguenza, le informazioni raccolte dalle singole autorità fiscali, compresa l’identità di ogni utente o beneficiario effettivo, sarebbero condivise con le altre amministrazioni fiscali in base agli accordi per lo scambio di informazioni.
 
L’Ocse gioca d’anticipo e lancia una “facility”
Mentre ci si confronta sul modello legislativo, l’Organizzazione di Parigi apre le porte a chi, volontariamente, vuole condividere le informazioni di cui è in possesso sui potenziali schemi per aggirare il CRS. Dal 5 dicembre, infatti, è disponibile, sul portale dell’Ocse dedicato allo scambio automatico, un’interfaccia attraverso la quale è possibile descrivere le scappatoie. L’Ocse, una volta identificati i meccanismi elusivi, provvederà in modo sistematico ad analizzarli e a definire nuove linee d’azione. Si tratta di uno sforzo più che necessario, considerato che oltre 100 giurisdizioni  si sono impegnate pubblicamente a implementare il Common Reporting Standard; già la metà di queste ha cominciato a scambiarsi le informazioni CRS lo scorso settembre, mentre altre 53 daranno il via allo scambio automatico a partire dal 2018.
 
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