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Dal mondo

Ocse, ecco la roadmap per il fisco
della nuova economia globale digitale

I due pilastri riguardano le nexus rules e i criteri di ripartizione degli utili tra gli Stati e la progettazione di un sistema fiscale equo per tutti, multinazionali e cittadini

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Sempre più condivisa la strategia dettata dall’Ocse per fronteggiare le complessità dei fenomeni fiscali connessi allo sviluppo dell’economia digitale. L’Inclusive Framework sul Beps, il progetto contro l'erosione delle basi imponibili e il trasferimento degli utili,  ha adottato a fine maggio un programma di lavoro per sviluppare una soluzione condivisa alle sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell'economia. La roadmap è stata da poco presentata al G20 di Fukuoka, che ha fornito il suo fondamentale endorsement.

Dall’Inclusive Framework al G20 del Giappone
L’Inclusive Framework sul Beps Ocse/G20 è una struttura alle dirette dipendenze della Commissione per gli affari fiscali dell'Ocse. Composta da 129 Paesi membri, è stata creata per coordinare e monitorare l’implementazione delle misure internazionali necessarie a fronteggiare l’erosione delle basi imponibili e il trasferimento degli utili. Il documento adottato nella settima riunione plenaria tenutasi a fine maggio - a cui hanno partecipato 289 delegati di 99 Paesi membri e 10 organizzazioni di osservatori - è stato presentato dal segretario dell’organizzazione, Angel Gurria, ai ministri delle Finanze del G20 nel corso della riunione dell’8 giugno a Fukuoka, in Giappone. L’ultimo rapporto dell’Inclusive Framework è non solo una road map tecnica, ma anche una esortazione a intensificare le discussioni internazionali attorno ai due pilastri principali della discussione. Come si evince dalle parole di Gurria, “L'ampio accordo di oggi sulla road map tecnica deve essere seguito da un forte sostegno politico verso una soluzione che mantenga, rafforzi e migliori il sistema fiscale internazionale, da cui dipende la salute di tutte le nostre economie".

La roadmap per affrontare le sfide legate alla digital economyNei primi mesi del 2019 si sono succeduti una serie di incontri tra i Paesi membri e le organizzazioni internazionali interessate per raccogliere osservazioni e commenti. In seguito l’Inclusive Framework ha incanalato le proposte su due pilastri:

  1. revisione delle norme sul trasferimento degli utili infragruppo per l’individuazione del Paese in cui tassare i profitti e su quale base (nexus rules) nonché i criteri di ripartizione degli stessi tra gli Stati in cui operano le società. Questo per tentare di dare una risposta alle questioni di “come tassare”, “dove tassare” (vista la presenza fisica ridotta o inesistente dell'impresa) e “cosa tassare” (considerato che di tratta di beni e servizi immateriali)
  2. progettazione di un sistema per garantire che le multinazionali, soprattutto quelli operanti nell’economia digitale, siano assoggettate a un livello minimo di tassazione. Questo Pilastro assume particolare importanza perché fornirebbe ai Paesi uno strumento per proteggere la propria base imponibile da politiche di pianificazione fiscale aggressiva e per  evitare lo spostamento verso Paesi con pressione fiscale bassa o nulla da parte delle imprese multinazionali

I problemi posti dalla digital economy
Il progetto di riforma si articola su alcuni concetti che partono dall’analisi delle trasformazioni che hanno rivoluzionato l’economia mondiale negli ultimi anni. Il fenomeno della digitalizzazione dell’economia ha infatti portato all’emersione di modelli di impresa e di processi di creazione di valore che, prescindendo dalla presenza fisica dell’impresa in una giurisdizione, hanno finito per mettere in crisi le regole fiscali tradizionali, in base alle quali oggi un Paese può esercitare la propria potestà impositiva su un’impresa non residente solo in presenza di una stabile organizzazione, la cui individuazione avviene basandosi su fattori a carattere fisico.
Adesso, in settori come l’ e-commerce, le imprese forniscono beni e servizi senza necessariamente disporre di una presenza fisica o legale all’interno del Paese in cui si sviluppa il business. I consumatori inoltre accedono ai servizi digitali spesso forniti gratuitamente, ma a fronte della corresponsione dei propri dati personali (come avviene con i social network). La novità di questi fenomeni non ancora regolamentati ha creano un elevato grado di incertezza che ha lasciato spazio anche alla nascita di  nuove pratiche di evasione o di elusione fiscale, finalizzate a massimizzare i profitti e a minimizzare il carico tributario.

I modelli di impresa disegnati dalla Task Force dell’Ocse
Conscia delle problematiche attuali, a marzo 2018 la Task Force on the Digital Economy dell’Ocse ha pubblicato un report da cui emerge che i modelli di impresa digitalizzati presentano tre fattori caratteristici:

  1. Scale without mass”: la digitalizzazione consente alle imprese di espandere significativamente la propria presenza economica in un’altra giurisdizione – e quindi aumentare significativamente i propri volumi di vendite - anche senza stabilire una presenza fisica, puntando su economie di scala e un livello di costi molto basso
  2. Centralità degli asset intangibili e della proprietà intellettuale che, in quanto tali, possono essere facilmente allocati ovunque, al fine di sfruttare a proprio vantaggio le differenze nei sistemi fiscali nazionali in cui le multinazionali operano
  3. Importanza dei dati e della partecipazione degli utenti nella creazione del valore. In quest’ottica gli utenti non sono più solo destinatari dei servizi digitali, ma diventano veri e propri “input” del processo di creazione del valore perché i loro dati consentono alle società di migliorare i servizi forniti, attuare strategie di prezzo mirate e modulate.

L’obiettivo da raggiungere
Considerata l’importanza delle questioni in gioco, la roadmap  prevede ritmi serrati perché i vari gruppi di lavoro continueranno a riunirsi a giugno e luglio e per tutto il resto dell'anno per esaminare le questioni tecniche pertinenti derivanti dal programma. Inoltre per l’intero 2020 tutti gli attori interessati (Inclusive Framework, Steering Group e Working Parties) lavoreranno per concordare la politica e i dettagli tecnici di una soluzione a lungo termine basata sul consenso, per rispondere alle sfide della digitalizzazione dell'economia. Non è esclusa la possibilità di prevedere consultazioni pubbliche per ottenere il parere delle parti interessate man mano che le varie proposte saranno perfezionate, con l’impegno di consegnare un rapporto finale entro la fine del 2020.

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