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Dal mondo

Ocse: economia a stelle e strisce
al centro dell'ultimo focus

Lo studio dell'organizzazione, critico per alcuni versi, oltre ad analizzare la realtà degli Usa propone alcune soluzioni

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Riforma del sistema finanziario ancora in fieri, scarso sprint verso l’innovazione, diseguaglianze nette nella distribuzione del reddito: non è roseo il quadro dell’economia Usa che emerge dallo studio Ocse pubblicato di recente. La ricerca dell’Organizzazione con sede a Parigi non si limita però a fotografare l’esistente, ma indica a Washington alcune misure di carattere fiscale necessarie per il rilancio dell’occupazione e la crescita economica.

Luci e ombre dell’economia Usa
Lo studio dell’Ocse offre un quadro dettagliato della situazione economica attuale negli Usa. Sotto la lente d’ingrandimento, in particolare, la formazione, l’occupazione e il ruolo che la leva fiscale gioca in questi ambiti.  L’Ocse prevede che l’economia statunitense crescerà del 2,4% nel 2012 e nel 2,6% nel 2013 ma evidenzia anche alcune criticità del sistema economico made in Usa. In primis, la mancata attuazione di alcuni punti contenuti nel Dodd-Frank Act, la legge di riforma del sistema finanziario voluta dal Presidente Obama con l’obiettivo di ridurre i rischi della crisi. A minacciare la crescita economia a stelle e strisce, inoltre, anche il cosiddetto fiscal cliff (precipizio fiscale), dovuto alla scelta del Governo di tagliare contemporaneamente la spesa pubblica e di aumentare la pressione fiscale.

Innovazione fa rima con occupazione
Secondo lo studio dell’Ocse, la produttività dell’economia statunitense cresce in modo più intenso rispetto ad altri Paesi membri dell’organizzazione con sede a Parigi, ma ha comunque subito una pesante battuta d’arresto dal 1970 a oggi.  A riguardo, lo studio dell’Ocse riconosce la formazione come elemento cruciale per lo sviluppo economico del Paese. Lo studio, infatti, sottolinea l’importanza del libero accesso all’istruzione secondaria come elemento strategico per la creazione di un sistema formativo ad alto tasso di innovazione. Sul fronte dell’occupazione, nonostante sia aumentato il numero dei nuovi posti di lavoro, gli effetti della recessione continuano a persistere. La durata dell’inoccupazione è estremamente elevata: circa il 40% degli inoccupati, infatti, rimane fuori dal mercato del lavoro per almeno ventisette settimane.

Ricetta anticrisi in salsa fiscale
La ricetta suggerita dall’Organizzazione parigina fa perno sulla leva fiscale. Ampliare la base imponibile riducendo le agevolazioni fiscali, armonizzare il trattamento fiscale dei diversi redditi di capitale e diminuire l’imposta sul reddito della società. Questi gli ingredienti indicati per ridurre le diseguaglianze economiche e  incentivare la crescita e gli investimenti a lungo termine. Il taglio delle agevolazioni fiscali, secondo lo studio Ocse, rappresenta una misura chiave per la redistribuzione della ricchezza perché, paradossalmente, a beneficiare degli sconti fiscali sono soprattutto i contribuenti con i redditi più elevati. Sotto studio anche gli effetti di alcune misure introdotte dal governo Obama per rilanciare l’occupazione e la crescita economica. Il credito d’imposta alle imprese che assumono lavoratori inoccupati da più 60 giorni, introdotto nel 2010 dall’ Hiring Incentives to Restore Employment (HIRE) Act, non ha sortito gli effetti sperati dalla Casa Bianca. Molte aziende che avevano richiesto il credito, infatti, non sono riuscite a beneficiarne.  Migliore, invece, l’impatto del credito d’imposta introdotto dall’ American Jobs Act (AJA) che mira a ridurre i contributi sulle buste paga dei lavoratori. Secondo i ricercatori dell’Ocse, questo tipo di misure, che incidono sul costo del lavoro, possono stimolare l’occupazione in misura maggiore rispetto alle altre.

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