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Dal mondo

Ocse: il federalismo fiscale
è motore di efficienza e crescita

Nell'ultimo recente Rapporto l’organizzazione delinea il trend della dottrina economica negli ultimi vent'anni

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In che modo il potere di imporre e riscuotere le imposte può essere distribuito tra i diversi livelli di governo per assicurare trasparenza, efficienza e stabilità economica? È questa la domanda chiave a  cui cerca di dare risposta l'Ocse nel Report “Fiscal Federalism 2014: making Decentralisation Work”, presentato nella prima settimana di dicembre a Marrakech, in Marocco, durante la quinta conferenza globale dell'Itd, l'International Tax Dialogue. Un'occasione d'oro per portare al centro del dibattito le recenti linee di sviluppo delle relazioni fiscali tra i diversi livelli di governance. Per la prima volta, inoltre, l'aspetto della decentralizzazione più strettamente legato alle entrate ha conquistato la scena sul piano internazionale, riunendo attorno a un tavolo più di 350 tecnici, amministratori e funzionari fiscali da più di 95 paesi del mondo. Ad aprire i lavori il ministro dell'Economia e delle Finanze del Marocco, Mohamed Boussaid, e il vice direttore generale del Fondo Monetario Internazionale,  Nemat Shafik. Tra i relatori, esperti della Banca Mondiale, dell'Ocse, della Commissione europea e del Ciat, l'Inter-American Center of Tax Administrations.
 
Il punto di vista dell’Ocse – L’Ocse ha stimato che esistono oltre 140mila Amministrazioni locali rappresentative, ossia elette dai cittadini, che offrono servizi e impongono tasse a residenti e imprese e, di conseguenza, giocano in prima linea nella partita dello sviluppo economico e del benessere collettivo. "Il processo di decentralizzazione negli ultimi venti anni ha reso gli enti sub-centrali più potenti e sempre più in grado di influire sulle scelte economico-fiscali nazionali, ma nello stesso tempo ne ha messo a nudo i lati più deboli", ha dichiarato nel suo intervento Rintaro Tamaki, vice segretario generale dell'Ocse. Il riferimento è alla crisi economica mondiale, che ha drasticamente ridotto i margini di manovra per tenere in equilibrio i bilanci a ogni livello di governo, da quello centrale ai rami più periferici del sistema. Ma mentre il quadro delle relazioni fiscali intergovernative varia ampiamente da Paese a Paese, la pressione per frenare il deficit e migliorare l’efficienza dei servizi pubblici e del sistema impositivo è diventata un’esigenza pressoché universale.
 
Luci e ombre del Fisco federale – Il rapporto sul federalismo fiscale elaborato dal Fiscal Network dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico muove dalla convinzione che la tassazione locale e la ripartizione delle entrate fiscali a livello centrale e territoriale siano ingredienti fondamentali per far funzionare a dovere la macchina del federalismo. Partendo da questo presupposto, si evidenzia un duplice intento: da un lato porre l'accento sull'importanza delle relazioni fiscali intergovernative, considerate un motore irrinunciabile per la crescita economica, dall'altro evidenziare le conseguenze talvolta disarmoniche e non allineate della decentralizzazione.
Il punto – fanno notare nel loro studio gli esperti dell'Ocse – è che la decentralizzazione delle entrate non ha tenuto il passo con la decentralizzazione delle spese. Mentre circa un terzo delle spese e due terzi degli investimenti pubblici sono sostenuti dai governi sub-centrali, meno del 15 per cento delle entrate fiscali ritorna indietro a questo stesso livello. Questi squilibri di solito sono visti come un ostacolo alla trasparenza delle scelte delle autorità locali e al raggiungimento di buone performance fiscali. La rottura di collegamenti chiari tra l'offerta di servizi sul piano sub-nazionale e le sue conseguenze finanziarie per l'elettorato è comunemente considerata un fattore che predispone allo sperpero di risorse pubbliche e all'allentamento dei vincoli di bilancio.
In questo scenario, schemi di relazioni intergovernative ben funzionanti possono migliorare i risultati macroeconomici e fiscali. Non solo. Un'adeguata decentralizzazione del settore pubblico, avvicinando lo Stato ai cittadini, può anche servire a ristabilire la fiducia nelle politiche pubbliche e a creare il consenso necessario per affrontare le difficili decisioni che molti governi sono chiamati a prendere in questo periodo di stasi dell'economia.
Una maggiore quota di compartecipazione fiscale delle organizzazioni sub-centrali, pur in un contesto di generale riduzione dei trasferimenti, e una maggiore autonomia di questi livelli di governo possono sostenere lo sviluppo economico e favorire il benessere dei cittadini. L’imposizione sulle proprietà immobiliari, per esempio, è un ottimo esempio di tassazione sub-centrale. Non a caso, oltre il 95% degli introiti derivanti dalla tassa sugli immobili confluisce nelle casse degli enti locali.
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