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Dal mondo

Ocse: il Giappone davanti a tutti
nella fiscalità d’impresa

Pubblicato nei giorni scorsi il nuovo Rapporto che traccia un bilancio degli interventi che sono stati attuati nel 2015

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Meno tasse su lavoro e redditi d’impresa. Questo l’orientamento principale emerso dal Report Tax Policy Reforms in the OECD 2016 presentato nei giorni scorsi dall’Organizzazione con sede a Parigi.
 
Tasse: cos’è cambiato nel 2015
Nell’introduzione viene delineato un quadro dell’economia globale non positivo: la crescita è stata bassissima e tale si manterrà pure nel 2016. Basso anche il livello degli investimenti e della produttività, mentre rimangono molto alti il tasso di disoccupazione e i debiti pubblici nazionali.
Il cuore della pubblicazione è rappresentato però dall’analisi condotta dagli esperti Ocse somministrando ai Paesi membri un questionario. Grazie alle risposte fornite dagli Stati, l’Organizzazione con sede a Parigi è riuscita a tracciare un quadro di sintesi delle strategie fiscali messe in campo a livello nazionale e a trarre le conclusioni sulle tendenze emerse nell’ultimo anno a livello globale. La novità più importante riguarda un vero e proprio cambio di passo: al contrario degli anni precedenti, nel 2015 le riforme fiscali hanno cercato soprattutto di supportare la crescita economica, riducendo il peso delle imposte sui redditi da lavoro (soprattutto sui salari più bassi) e su quelli d’impresa. Per quanto riguarda la tassazione societaria, molti Stati si sono adeguati alle regole dettate dal progetto congiunto Ocse - G20 Beps (Base erosion and profit shifting) con lo scopo di tutelare l’attività delle piccole e medie imprese contro lo strapotere delle multinazionali, spesso protagoniste di sofisticate strategie elusive. Parecchi Paesi, tra cui Stati Uniti, Austria, Polonia e Turchia, hanno anche introdotto o incrementato le agevolazioni fiscali a sostegno della ricerca e lo sviluppo, sempre nell’ottica di rilanciare l’attività delle Pmi.
Molti Stati hanno apportato, inoltre, modifiche alla normativa sull’Iva, seguendo le linee guida formulate dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. In particolare, il report evidenzia come la tendenza a un aumento costante dell’imposta sul valore aggiunto abbia subito una battuta d’arresto. Aumentano, invece, le imposte sui dividendi e su altri redditi da capitale. Le criticità emergono, invece, per quanto riguarda la tassazione sugli immobili e quella ambientale. Su questo fronte, secondo l’Ocse, c’è ancora molta da strada da fare. I Paesi membri, in particolare, dovrebbero aumentare le tasse sulle proprietà e quelle sull’emissione di sostanze inquinanti, con l’obiettivo principale di incrementare le entrate tributarie nazionali.
 
Riforme fiscali a tutto campo
Questo il trend generale. Andando più nel dettaglio, lo studio rivela che nel 2015 le riforme fiscali più incisive sono state varate in Austria, Belgio, Grecia, Giappone, Olanda, Norvegia e Spagna.
Norvegia e Giappone hanno deciso di incentivare gli investimenti economici attraverso una riduzione della tassazione societaria. In particolare, il Paese del Sol Levante nel 2015, secondo l’Ocse, ha attuato la riforma più completa della fiscalità impresa.
Austria, Belgio e Olanda, invece, hanno privilegiato la riduzione delle imposte sul lavoro, con l’obiettivo di combattere la disoccupazione.  Il report, in particolare, si sofferma sulla riforma varata dal Governo belga nel dicembre 2015, con l’obiettivo di migliorare la competitività, rilanciare l’occupazione e tutelare i lavoratori a basso reddito.
La Spagna è l’unico Stato che ha deciso di operare su entrambi i fronti, riducendo le tasse sia sul lavoro sia sul reddito d’impresa. Le riforme introdotte dalla Grecia su Iva e redditi societari, infine, rispondono principalmente alle richieste formulate da Unione europea e Fondo monetario internazionale.
 
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