Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Dal mondo

Ocse: l'ambiente, nuova leva
per favorire la tax compliance

L'organizzazione parigina ha pubblicato uno studio empirico dedicato all'argomento e alle sue implicazioni

Thumbnail
Prevenire è meglio che curare: rimanda a un adagio popolare l’ultima pubblicazione dell’Ocse-Forum on Tax Administration, Right from the start: Influencing the Compliance Environment for Small and Medium Enterprises. Partire con il “piede giusto” è il modo più efficace per creare le condizioni di una compliance diffusa, agendo sull’ambiente in cui hanno luogo i comportamenti fiscali. Questa, in estrema sintesi, l’idea di fondo del gruppo di lavoro FTA, che prosegue la strada tracciata con la precedente pubblicazione, Understanding and Influencing Taxpayers’ Compliance Behaviour (2010), e segnala le migliori pratiche a partire da alcuni studi empirici e workshop.   Le nuove leve della tax compliance Con il nuovo approccio alla tax compliance il focus si sposta dal comportamento del contribuente all’ambiente in cui questo comportamento matura, un ambiente che dovrebbe essere tale da indurre spontaneamente alla compliance. L’adempimento viene così a essere non il punto di partenza della filiera fiscale, ma l’esito di un complesso di interazioni tra il contribuente e il contesto di riferimento, del quale naturalmente fa parte la stessa Amministrazione finanziaria. Influenzare l’ambiente diventa una leva per influenzare i comportamenti che al suo interno si manifestano: un cambio di prospettiva radicale rispetto alla visione tradizionale della tax compliance, che tende a concepire il comportamento fiscale come diretta emanazione di caratteristiche personali e non come esito di un complesso di variabili, individuali ma soprattutto ambientali. Evasori, si direbbe, non si nasce ma si diventa.   Le quattro dimensioni dell'azione amministrativa Un approccio in chiave preventiva che, secondo i tecnici dell’Ocse, deve declinarsi attraverso quattro dimensioni dell’azione amministrativa: agire in modo proattivo, così da prevenire l’insorgere di criticità; presidiare i processi fiscali dall’inizio alla fine, senza limitarsi a quelli interni all’amministrazione, e modellarli il più possibile sulle esigenze dei contribuenti; rendere più facile l’adempimento (e più difficile l’evasione); coinvolgere i contribuenti, le associazioni di categoria, i professionisti e gli altri stakeholder, allo scopo di comprendere al meglio le richieste e i punti di vista degli utenti.   Una compliance proattiva Un primo, fondamentale, sforzo che si chiede alle Amministrazioni è individuare i momenti e i processi chiave nella vita “fiscale” del contribuente, in funzione delle singole tipologie (es. apertura della partita Iva, cambiamento della forma giuridica, primo impiego, ecc.). Incidere su questi processi, quando sono in corso e non quando sono già esauriti, consente sia di indirizzare il comportamento fiscale verso la correttezza, che diminuire i costi tipicamente legati a un modello reattivo. Per fare questo è indispensabile intercettare le “prime volte”, perché in esse si creano i presupposti per l’adempimento (o per il non adempimento), meglio ancora se in collaborazione con altri soggetti istituzionali, intermediari e associazioni di categoria. Un buon esempio di questo modello è fornito da un progetto della Swedish Tax Agency condotto con le associazioni di categoria su una platea di 250 appaltatori per circa 400 grandi opere: le imprese firmavano una lettera di intento, non vincolante dal punto di vista legale, con cui si impegnavano a non utilizzare lavoratori in nero, e in cambio avevano a disposizione un servizio di assistenza presso l’Amministrazione fiscale, sia on line che in ufficio, in particolare per la consulenza sui regimi di tassazione sovra-nazionale. In altri casi il focus dell’amministrazione è rivolto a soggetti che, sin dall’inizio, manifestano situazioni di “difficoltà” (es. presentano in ritardo la dichiarazione dei redditi, non sono assistiti da intermediari), o ancora sui futuri contribuenti (es. i progetti di educazione alla legalità, tra i quali andrebbe sicuramente annoverato il progetto Fisco&Scuola).   Dall’inizio alla fine In generale, focalizzare l’attenzione sui processi fiscali significa raccogliere e interpretare i feedback in termini di compliance, adattare e semplificare la normativa per minimizzare il rischio di errori, concepire il pagamento delle tasse come parte di un tutto (l’insieme dei “doveri” di un cittadino), infine introdurre o ampliare gli obblighi per gli intermediari (per aumentare il livello qualitativo del ritorno fiscale). Elementi centrali di questa dimensione sono dunque la qualità e il tempo. Aumentare il livello qualitativo dei processi, per esempio attraverso l’introduzione di standard di qualità, è infatti determinante per diminuire i costi di controllo: questo intervento, suggerisce l’Ocse, va operato lungo l’intera filiera fiscale, all’interno e all’esterno dell’organizzazione, con il supporto di contribuenti e intermediari. In una certa misura, infatti, la non compliance può essere involontaria: una ricerca dell’Amministrazione fiscale danese su un campione di imprese ha rilevato che, su un 42% di dichiarazioni che contenevano errori, soltanto nel 7% dei casi gli errori erano imputabili alla volontà del contribuente di aggirare gli obblighi fiscali. Altrettanto decisivo è incidere sulla variabile tempo, vale a dire sui costi in termini di tempo connessi agli adempimenti, in particolare con il ricorso alle nuove tecnologie.   Make it easy!  L’Ocse riconosce gli sforzi delle Amministrazioni per facilitare dell’adempimento tributario e ridurne la complessità, ad esempio attraverso servizi personalizzati e dichiarazioni pre-compilate. Ma non è sufficiente: occorre intervenire su almeno due livelli. Il primo è la rivisitazione dei processi interni e delle procedure, per ridurre i costi economici e di tempo, sfruttando al massimo grado le informazioni di cui si dispone e quelle rese disponibili da altre Amministrazioni. L’obiettivo è “automatizzare” l’adempimento ed esonerare il contribuente da compiti gravosi. Il secondo livello consiste nel potenziamento del grado di interattività attraverso gli strumenti del web 2.0, per incrementare l’erogazione dei servizi on line e diminuire l’interazione face to face, che andrebbe limitata ai casi di reale necessità. Tra le numerose Amministrazioni che stanno implementando questo approccio, l’Ocse segnala l’amministrazione irlandese, che mette a disposizione dei contribuenti un equivalente del “cassetto fiscale” (l’insieme delle informazioni di rilevanza fiscale), e l’Amministrazione canadese, che fornisce un calcolatore on line delle deduzioni spettanti in base ai dati inseriti dal contribuente.   Una compliance partecipata L’architettura della compliance appena descritta non può prescindere dal coinvolgimento di contribuenti e portatori di interesse. Conoscere le percezioni, le attitudini e i comportamenti dei contribuenti, ad esempio attraverso sondaggi e analisi di customer, è infatti la condizione irrinunciabile per attuare l’approccio Right from the start. Ma come può realizzarsi in concreto questo coinvolgimento? I tecnici dell’Ocse individuano tre possibili piani di azione: 1) collaborazione e co-progettazione di procedure, sistemi e interfacce; 2) individuazione delle opportunità di influenza, attraverso la consultazione delle parti coinvolte; 3) comprensione delle esigenze del contribuente, attraverso il dialogo in continuo e le ricerche, condotte direttamente dalle amministrazioni o dalle istituzioni scientifiche. Il momento della consultazione è cruciale per comprendere come le regole e le procedure fiscali influenzino la vita lavorativa dei contribuenti, ma anche per raccogliere feedback e suggerimenti, che possono essere successivamente utilizzati per disegnare nuovi servizi, per ri-calibrare quelli già esistenti o per definire in maniera concertata alcuni parametri di controllo. A quest’ultimo scopo contribuiscono le ricerche, i sondaggi e gli osservatori, come quello sugli Studi di settore in Italia.    Il ruolo del coinvolgimento Con la leva del coinvolgimento, dunque, le Amministrazioni fiscali possono a un tempo fornire informazioni, ascoltare le opinioni degli utenti e ridisegnare la filiera fiscale, incidendo in questo modo anche sull’equità procedurale (che è uno dei fattori determinanti della tax compliance). Il “lubrificante” che rende possibile queste dinamiche relazionali è dato dalle nuove tecnologie e dai social media in particolare, che almeno in linea teorica rendono più agevole una comunicazione bidirezionale tra gli attori coinvolti.  Alla base del nuovo approccio l’Ocse pone dunque una visione “olistica” del rapporto fisco-contribuente, inquadrato all’interno di un contesto ambientale che evidentemente influenza in modo significativo tale rapporto, in senso positivo o negativo. Diventa così strategica la capacità dell’Amministrazione di adattarsi ai cambiamenti del contesto in cui opera e di individuarvi opportunità e minacce, tendendo a creare una relazione forte con contribuenti e portatori di interessi. In questa ottica la tax compliance rappresenta non più e non soltanto un obiettivo organizzativo delle Amministrazioni fiscali, ma un orizzonte di azione allargato a istituzioni, associazioni e singoli contribuenti.  
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/dal-mondo/articolo/ocse-lambiente-nuova-leva-favorire-tax-compliance